Le molte proteste e considerazioni critiche sull’obbligo della fatturazione elettronica si sono concentrate, spesso anche nel settore dentale, sulla filosofia che ha portato all’introduzione, portando istanze e commenti –molti condivisibili e sensati-cercando di mettere in discussione il provvedimento con l’obiettivo di vederlo rimandato o ancora meglio annullato.
Forse sperando che il mantra continuamente recitato dal Governo all’Europa per non rispettare le regole, “è il popolo che ce lo chiede”, potesse valere almeno sul fronte interno, per le questioni italiane, nel rapporto tra Governo e cittadini.
Invece sappiamo che così non sarà e le richieste avanzate all’Esecutavo dal “popolo delle partite iva” sono cadute nel vuoto. In più occasioni il Governo ha ribadito che dal primo gennaio 2019, tutti (salvo chi aderisce al regime forfettario) dovrà fatturare in forma elettronica e proprio tutti (anche i “forfettari”), ricevere le fatture di acquisto sempre attraverso il sistema informatico dell’Agenzia delle Entrate.
Come anche Odontoiatria33 ha già fatto notare, la scadenza è oramai prossima e gli adempimenti, mentali e strutturali da adottare, non sono immediati: quindi è bene cominciare a pensarci partendo da una chiacchierata con il proprio commercialista per capire cosa realmente serve. Se avete un giro d’affari contenuto probabilmente basterà il servizio gratuito messo a disposizione dall’Agenzia delle Entrate (si veda il nostro articolo sul tema), ma anche in questo caso dovrete comunque registrarvi sul sito delle Entrate (dovete farlo anche se utilizzerete programmi dedicati o demanderete al vostro consulente l’intera gestione) e per fare questo ci sono tempi tecnici non immediati (si veda il nostro approfondimento).
Sul fronte politico sindacale ritengo che si dovrebbe abbandonare la lotta per cercare di impedire l’attivazione dell’obbligo e cominciare a lavorare per fare in modo che la norma possa essere applicata creando meno stravolgimenti possibili.
Una norma che per alcuni professionisti, e non solo, impone un cambio epocale non tanto strutturale (un computer uno smartphone o un tablet sono oggi alla portata di tutti) ma di mentalità, di organizzazione. Per esempio non si potrà più dire al paziente: guardi sono un po’ preso, passi la prossima settimana a prendere la ricevuta. La ricevuta proprio non siete neppure obbligati a darla (ma se la vuole perché non stamparla). Poi, stando alla norma, la ricevuta dovrà non solo essere datata il giorno dell’avvenuto pagamento (può ovviamente avere anche una data precedente ma questo non capita quasi mai per le prestazioni odontoiatriche) ma anche inviata al SDI (il sistema di raccolta delle fatture elettroniche dell’Agenzia delle Entrate) entro le 24 ore dalla data di emissione. E quando il pagamento è tracciato, difficile poter sgarrare su questo.
Fortunatamente oltre alle barricate, commercialisti e rappresentanti delle “partite iva” hanno cercato di fare apportare delle modifiche e quella della data di invio è stata una delle prime a focalizzare l’attenzione. Si pensi se lo studio del professionista è in una delle tante zone del nostro Paese non coperte da una adeguata rete Internet. Un emendamento dovrebbe così consentire l’invio al SDI a 10 giorni (forse 15) dall’avvenuto pagamento.
Ma la possibilità di inviare la fattura entro 10 – 15 giorni dalla data d’incasso partirà dal 1 luglio 2019, nei primi 6 mesi rimane l’obbligo di emetterla con la data dell’avvenuto pagamento (o prima) ed inviarla all’Agenzia delle Entrate entro il mese successivo al versamento iva o trimestralmente a seconda di come si effettua la dichiarazione iva.
Questo non può però bastare, perché quello della data dell’invio è solo uno dei possibili “impicci” che nell’applicare la normativa emergeranno. In queste ore anche il Garante della Privacy ha evidenziato delle questioni che, molto probabilmente, non aiuteranno la semplificazione. In questi giorni, è stato presentato un altro emendamento che ha raccolto l’interesse del Governo ed è quello di non prevedere sanzioni per gli errori commessi, non solo sulla data di invio, per tutto il 2019.
Una moratoria che non vuole dire che si potrà continuare ad emettere fattura cartacea come si fa ora, si dovrà emettere quella elettronica ma se non si rispettano i tempi o si sbaglia qualche cosa, si potrà re intervenire senza rischiare multe o controlli. Un modo anche per poter fare con tranquillità una sorta di sperimentazione su larga scala evidenziando in corso d’opera le criticità che sicuramente emergeranno ed avere tutto il tempo di intervenire per correggere, anche dal punto di vista normativo. E su questo che ora serve il lavoro di sindacati e associazioni di imprenditori e professionisti, serve aprire un dialogo continuo con l’Agenzia delle Entrate segnalando correzioni e modifiche, chiedendo chiarimenti per poi informare gli iscritti.
Poi certo, la speranza che alla fine salti tutto è “l’ultima a morire”.
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