Il tema dei fondi integrativi continua ad interessare, molto, il settore e creare dibattito.
Così la notizia della nuova procedura adottata da MètaSalute/Rbm chiamata “VoucherSalute”, che porta a propone all’assicurato tre strutture odontoiatriche (premium) dove andare a farsi curare invece di farlo scegliere tra quelle convenzionati, è stata quella più cliccata della settimana e tra quelle più cliccate dell’mese, nonostante sia online da pochi giorni.
Una procedura che di fatto distingue i convenzionati in due categorie: quelli premium (che hanno accettato anche una riduzione del tariffario) e quelli tradizionali.
Contro questo sistema ANDI aveva inviato una nota a Previmedical sottolineando gli aspetti non chiari dell’accordo.
A ricordare che il rapporto tra Fondi e studi convenzionati è, però, un rapporto “imprenditoriale”, che esula dalla nomrativa sulla sanità integrativa è il Ministro della Salute On. Giulia Grillo, intervistata dal trimestrale cartaceo di ANDI.
Sui “condizionamenti sulla libera scelta del dentista curante” e dei “vincoli normativi ed economici che i dentisti subiscono da parte dei provider delle reti di sanità integrativa”, il Ministro annuncia che la revisione che verrà fatta sulla normativa della sanità integrativa, “coinvolgerà anche i rapporti tra Fondi e dentisti curanti che attualmente sono strutturati in modo che i Fondi, nell’ambito della loro autonomia imprenditoriale, possono veicolare la scelta degli assistiti in merito alle strutture erogatrici”. Come la revisione della normativa sulla sanità integrativa interesserà il rapporto fondo/dentista, per ora non è dato a sapere. Come non ci sono anticipazioni neppure sui punti che saranno rivisti dell’attuale normativa. Neppure ANDI sembrerebbe sia riuscita a caprie anticipazioni durante l'intervista.
Sul rapporto dentista/fondi ne abbiamo già più volte parlato, anche in un recente DiDomenica. Nel lucido ed interessante intervento pubblicato su Odontoiatria33, Tiziano Caprara si chiedeva il perché il dentista si convenziona, considerando lo sconto, il ritardo nei pagamenti, l'aumento del lavoro segretariale, la quota di redditività cala considerevolmente.
Vero, ma nessuno ha obbligato i 6 mila studi dentisti a convenzionarsi con Previmedical. Peraltro leggendo il contratto che lega Previmedical agli studi dentistici convenzionati si capisce che il dentista è libero di rescinderlo quando vuole, così come Previmedical è libera di revocare la convenzione. Proababilmente agli studi convenzionati va bene così o "la fanno andare bene" non avendo alternative.
E se lo scopo di imporre tutte queste barriere e complicazioni non fosse altro che una strategia per “convincere” molti dei 6mila studi convenzionati ad abbandonare, perché anche per Previmedical sono troppi da gestire ed alla fine ne bastano molti meno?
Per Previmedical potrebbe essere più facile gestire il sistema avendo di fronte i pochi rappresentanti dei gruppi imprenditoriali che gestiscono centinaia di studi odontoiatrici sul territorio (Catene), invece che migliaia singoli dentisti.
Ma ne abbiamo già parlato.
Ci sono due aspetti, correlati, che invece, quando si parla di Fondi, non vengono spesso considerati con il giusto peso.
Il primo me lo ha ricordato il titolo di un approfondimento pubblicato, credo su QuotidianoSanità, che però non ritrovo più: parlato di fondi nel titolo si sosteneva che se i cittadini vogliono la “mutua”, se la devono pagare.
Il secondo lo ricorda una importante associazione di consumatori che trovando in rete i nostri articoli, ci ha chiamato per confrontare le loro informazioni con le nostre.
Il welfare aziendale, ed in particolare le prestazioni che il Fondo a cui il lavoratore aderisce, non è gratis, non è un regalo che l’azienda fa al lavoratore.
Invece di ricevere dei soldi, un aumento salariale o un premio di produttività (che subirebbero una tassazione maggiore), l’azienda offre al lavoratore dei benefit, che per molti contratti di lavoro si traducono in prestazioni sanitarie erogate attraverso i Fondi.
Quindi il lavoratore non riceve nulla gratis, ma paga indirettamente il Fondo, paga quindi le prestazioni che dovrebbe ricevere. Certo le paga poco, con molti limiti, ma aderire al Fondo molto spesso non è una sua scelta, gli viene imposto.
L’associazione dei consumatori mi chiedeva informazioni in merito all’esposto della CAO di Cuneo nei confronti di Previmedical, sul presunto reato di esercizio abusivo della professione perché il Fondo entra nel merito della valutazione clinica fatta dal dentista convenzionato che visita il paziente. Ovviamente non è quello dell’esercizio abusivo della professione ad interessare i consumatori.
Mi facevano notare che questo mettere in discussione l’utilità di una prestazione, o di una analisi clinica da parte del gestore del Fondo capita anche per le prestazioni mediche. “Nostri associati ci segnalano che vengono rifiutate analisi cliniche perché giudicate non necessarie”.
Credo sia difficile pensare ad un paziente che obbliga il suo medico curante a farsi prescrivere una colonscopia perché :“tanto il Fondo me la paga”.
I rappresentanti dei consumatori, giustamente dicono: ma se l’assicurato ha diritto a quella prestazione tu, Fondo, devi solo verificare che la prestazione sia stata fatta, non se è da fare. E questo deve valere per tutte le prestazioni mediche, anche per quelle odontoiatriche.
L’altro aspetto che i consumatori mi sottolineavano è che molti lavoratori considerano le prestazioni di cui hanno diritto attraverso il Fondo come un regalo, ed allora invece di sbattersi per rivendicarli o per ottenerli, preferiscono rivolgersi altrove e non utilizzarli.
Io continuo ad essere dell’idea, come già scritto, che la situazione si possa migliorare non certo chiedendo l’abolizione dei Fondi (certo lo si può fare ma c’è qualche politico disposto a raccogliere la richiesta?) ma lavorando per migliorare il sistema sul fronte del cittadino. Anche il Ministro elencando le criticità della sanità integrativa le ha considerate sul fornte del SSN e del paziente, no dal versante di chi li deve curare.
La normativa sulla sanità integrativa non nasce per penalizzare o migliorare la situazione economica di medici e dentisti (ma neppure dei gestori dei Fondi), ma per aiutare i cittadini ad ricevere quelle prestazioni che il SSN fatica ad erogare.
Ed eccomi nuovamente a sottolineare che potrebbe essere più efficacie guardare i problemi a 360 gradi, creando fronte comune con tutte le parti in causa invece di considerare e rivendicare un solo aspetto, in questo caso la convenienza o meno per il dentista.
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