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01 Dicembre 2019

Il dente ballonzolante e l’infermiera abusiva per sadismo, per colpa del sistema, a fin di bene

di Norberto Maccagno


E’ sempre difficile commentare le notizie di cronaca locale dai soli articoli pubblicati sui giornali.Qualche giorno fa, su Il Gazzettino nell’edizione di Padova, vene pubblicato un pezzo con questo titolo: “Denti incisivi strappati dall'infermiera: si è sostituita al dentista”. 

La notizia: circa un anno fa in una casa di riposo della zona, “un anziano costretto a spostarsi in carrozzina ma ancora in buone condizioni di salute, si lamentava da alcuni giorni di un dente. Rischiava di perderlo da un momento all'altro. Aveva chiesto al personale sanitario di far intervenire il dentista per l'estrazione. Un pomeriggio, mentre si trovava nella sala tv assieme ad altri anziani ospiti, sarebbe stato attorniato da quattro persone. Secondo una prima ricostruzione, le tre assistenti socio sanitarie l'avrebbero immobilizzato mentre l'infermiera avrebbe preso di mira la sua bocca. Con alcuni strattoni, gli avrebbe fatto cadere l'incisivo penzolante”. Secondo l’articolo nelle fasi concitate dell’intervento, l’infermiera avrebbe senza volerlo estratto anche un secondo dente. E questo probabilmente la dice lunga su quanto quei denti “ballonzolassero” nella bocca dell’anziano. 

L’infermiera e le tre “complici” sarebbero ora state indagate dalla Procura per esercizio abusivo della professione e per lesioni

Già ho premesso che da un articolo di cronaca molto spesso non si riesce ad entrare nello specifico per chi è del settore e vorrebbe capirne di più. Giuridicamente, se l’infermiere ha tolto un dente ha eseguito un atto medico, è quindi corretta la denuncia

Immaginando come possono essersi svolti i fatti, lo avrei però così titolato: “Infermiera si sostituisce al dentista, che non c’è, per aiutare un anziano”.  

Già, perché salvo che quel gruppo di operatori sanitari non siano sadici personaggi di un film dell’orrore, quella infermiera ha probabilmente cercato di aiutare quella persona. Sicuramente non lo ha fatto per soldi come invece avviene per gli abusivi e prestanome che solitamente vengono denunciati. Me la vedo, per giorni, sentire i lamenti dell’anziano per quel dente che continuava a “spostarsi” di qui e di la, magari provocando dolore e non solo fastidio. Sicuramente si era rivolta al suo “capo”, magari arrivando fino al direttore della struttura sollecitando l’intervento di un dentista. Ma la struttura (non lo so, invento) non ha all’interno un ambulatorio odontoiatrico, magari ci avevano anche pensato di attivarlo ma i permessi, la burocrazia, i costi, li ha convinti a desistere.

L’alternativa era portare l’anziano da un dentista privato, ma quale scegliere, probabilmente quell’anziano è solo, i figli in altre regioni o all’estero, chi l’avrebbe portato, con quali mezzi?
Chiamare un’ambulanza e portarlo all’ambulatorio odontoiatrico dell’ASL
Soluzione possibile, ma anche in questo caso si doveva compilare moduli, chiedere permessi, ed aspettare il proprio turno per poter usufruire, magari, di uno dei pochi mezzi di trasporto attrezzato che viene utilizzato per i pazienti non autosufficienti che devono recarsi in Ospedale per visite o terapie. 

Allora, dopo aver sentito nuovamente l’anziano lamentarsi, ecco che l’infermiera presa da un atto di umanità (o anche solo sfinita dall’insistenza) avrà pensato: ma quel dente viene via con lo sguardo, quasi quasi faccio come ho fatto con i dentini da latte di mio figlio
E così fa.
Mentre le colleghe distraggono l’anziano, ecco che le infila due dita in bocca e “strappa” il dente. 


Come sottolineavo all’inizio, non sapendo come veramente siano andate le cose, abbandoniamo il fatto di cronaca ed il suo epilogo e guardiamo l’esigenza che lo ha scatenato: il dente ballonzolante e chi ci deve pensare.

In queste ultime settimane, il tema dei “pazienti speciali” in odontoiatria è stato affrontato sia dal punto di vista clinico che politico/sociale in alcuni Congressi di settore, di cui vi informeremo la prossima settimana su Odontoiatria33. 

Nel fine settimana scorso, AIOP ha voluto dedicare il suo Congresso nazionale al ruolo riabilitativo della protesi, ed attraverso una interessantissima tavola rotonda ha affrontato il problema dei bisogni dei pazienti fragili e delle poche risposte che trovano, non solo dal SSN, ma anche da chi cerca di assisterli nei luoghi proposti.  

L’atro ieri il SIOH ha presentato, durante il proprio XX Congresso nazionale, il Manuale di odontoiatria speciale, un insieme di esperienze cliniche, e non solo, dalle quali emerge con forza la conferma di come una parte del settore sia attenta al problema, e come spesso proprio grazie all’attività delle Società Scientifiche, Associazioni e Fondazioni di settore, cercate di aiutare questi pazienti abbandonati dalla sanità pubblica ed impossibilitati a rivolgersi al privato. Più per problemi “pratici e clinici” che economici

Ha probabilmente ragione chi ha detto che lo Stato non interverrà mai perché non ci sono i soldi per farlo.  

Ma anche per questa tipologia di pazienti, è sbagliato vedere la questione dal lato economico o solo da questo. Certo quello delle risorse che permettono di attivare risposte efficienti è determinante, però la questione deve essere analizzata, come in molti altri casi, considerando le priorità. E tra queste, l’odontoiatria da sempre non è mai ai primi posti. Perché è più facile ottenere un busto correttivo per un problema alla postura di un ragazzino ma non è altrettanto facile ottenere un apparecchio ortodontico per correggere una malocclusione?
Perché non si hanno (troppi) problemi ad ottenere dal SSN una protesi all’anca mentre è molto difficile ottenere una protesi totale?   

Sono paragoni sbagliati? 

Perché non si impone alle strutture residenziali che si prendono cura degli anziani di dotarsi di un servizio odontoiatrico interno e personale preparato? All’interno di queste strutture ci saranno più diabetici o portatori di protesi odontoiatriche? 
Ogni tanto leggo comunicati attraverso i quali direttori di RSA annunciano che la struttura si è dotata di un diabetologo per predisporre una alimentazione corretta.
Ma qualcuno ha pensato di capire se queste persone hanno gli strumenti necessari per alimentarsi correttamente: i denti? 
E spesso queste sono strutture private, con rette mensili decisamente importanti.  

Pochi ci fanno caso, oramai è passato il concetto che l’odontoiatra è il professionista che risolvere un problema, non quello che ti aiuta a stare sano, o con meno problemi di salute. Come spesso quelle strutture sono considerate parcheggi e non luoghi di assistenza.  

Perché deve essere normale che un anziano edentulo sia considerato solo una persona “senza denti”, e non un paziente con una menomazione fisica che gli impedisce di nutrirsi correttamente, parlare correttamente oltre a tutti i problemi psicologici di cui mi raccontate? 

So bene che il lavoro per fare cambiare questa mentalità è immenso, e deve partire dai vostri colleghi nei loro studi, passare dalla volontà di allocare i finanziamenti necessari, che comporta anche una modifica della formazione di chi assiste queste persone, di strutture attrezzate, cercare di trovare sponde sensibili nella Politica.  

Ma chi deve fare questo? 

Io penso che lo dovrebbero fare le Società scientifiche che si occupano di questi problemi cominciando dall’elaborare non solo linee guida per indicare come trattare questa tipologia di pazienti ed anche i ruoli dei vari operatori che li prendono in carico (per alcuni ambiti già sono state elaborate e validate), ma anche pretendere e controllare che vengano adottate. 

Tra i tanti interventi sul tema che ho avuto modo di sentire durante questi convegni, si raccontava di un malato terminale che lamentava un forte male ad un dente e solo grazie alla cocciutaggine del suo medico curante è riuscito a farglielo togliere.  

Ecco, cercare di fare cambiare la mentalità sulla questione credo debba passare anche dal dare voce ai problemi che si trovano ad affrontare quelle tante infermiere come quella della casa di riposo di Padova che tentano di fare qualche cosa (magari in maniera meno cruenta), o da quel medico che non ha pensato -ma quello del dente è il tuo problema minore- ed riuscito a fare vivere un po’ più serenamente quei pochi giorni che rimanevano al suo paziente.

 
 

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