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08 Dicembre 2019

Indigenti (e non solo), più o meno in salute ma destinati a rimanere senza denti, percentuali permettendo

di Norberto Maccagno


Non sono certo i dati del Censis a dover confermare che la povertà, nel nostro paese, non sarebbe stata sconfitta nonostante gli annunci Pentastellati dai balconi. Basta fare un giro nelle aree cittadine che occupano i mercati rionali e notare il numero di persone che cercano ortaggi ed altri alimenti lasciati dai commercianti. L’annuale ricerca del Censis (la 53°) sulla situazione sociale del Paese racconta di una Italia sempre più anziana, con pochi giovani e nascite in calo, nonostante l’incremento demografico dato dagli stranieri che vengono a vivere nel nostro Paese. L’Italia è, dopo il Giappone, il Paese più longevo al mondo, che da un punto di vista dovrebbe essere un punto di vanto, e certamente lo è.  

Ma come stanno i nostri anziani? Come staremo noi futuri anziani? 

Secondo i dati Censis, l'80,1% degli over 64 è affetto da almeno una malattia cronica, il 56,9% da almeno due. Questi ultimi aumenteranno di 2,5 milioni di qui al 2041. Già oggi la quota di non autosufficienti è pari al 20,8% tra gli over 64, a fronte del 6,1% riferito alla popolazione complessiva, e supera il 40% tra gli ultraottantenni. Ovviamente con il passare degli anni è normale che aumentino gli “acciacchi”, ma fortunatamente ci sono i servizi sanitari che consentono di tenere tutto sotto controllo. Ma dai dati Censis non sembrerebbe o meglio è così se si può spendere. Ed anche questa non sempre essere una novità se non che il Censis, negli anni, continua a fotografare una sempre più difficoltà delle famiglie italiane nell’accedere alla sanità pubblica. Ed infatti aumenta la spesa per la sanità privata che è passata, tra il 2016 e il 2018 dal 37,3% al 40,3%, mentre scende la quota di sanità coperta dal SSN che è passata dal 62,7% al 59,7%. 

Più in difficoltà sono i nuclei famigliari con figli visto che il 22,9% delle famiglie con figli minorenni ha limitato la spesa o rinunciato del tutto alle cure, mentre le famiglie senza figli ad aver rinunciato sono state il 19,2%. Rinunciano alle cure perché il SSN offre meno servizi per via dei Lea che hanno ristretto le fasce di popolazione che possono accedervi, per via dei tempi di attesa troppo lunghi oppure per il costo del ticket che per certe prestazioni è sovrapponibile alla spesa in una struttura privata. 

Il Censis, infatti, certifica che chi ha bisogno di cure si rivolge sì al Servizio Sanitario Nazionale, ma anche al privato, a pagamento. Nell’ultimo anno, rileva il Censis, il 62% degli italiani che ha svolto almeno una prestazione nel pubblico ne ha fatta anche almeno una nella sanità a pagamento: il 56,7% di chi ha un reddito basso e il 68,9% di chi ha un reddito di oltre 50.000 euro annui. Nell’ultimo anno su 100 prestazioni rientranti nei Lea che i cittadini hanno provato a prenotare nel pubblico, 27,9 sono transitate nella sanità a pagamento. Marcate le differenze territoriali: il 22,6% nel Nord-Ovest, il 20,7% nel Nord-Est, il 31,6% nel Centro, il 33,2% al Sud. Forte è la pressione della spesa sanitaria privata: per l’81,5% degli italiani pesa molto o abbastanza sul bilancio familiare (il 77,8% di chi risiede nel Nord-Ovest, il 76,5% nel Nord-Est, l’82,5% nel Centro, l’86,2% al Sud). 

Ma anziano non vuole dire solo necessità di cura, vuole dire anche assistenza, perché più si invecchia e meno si riesce ad essere autosufficienti.  

Sempre il Censis ci dice che oggi in Italia le persone non autosufficienti sono 3.510.000 (+25% dal 2008), di questi l’80,8% ha più di 65 anni. Il 56% degli italiani dichiara di non essere soddisfatto dei principali servizi socio-sanitari per i non autosufficienti presenti nella propria regione (il 45,5% dei residenti al Nord-Ovest, il 33,7% nel Nord-Est, il 58,2% nel Centro, il 76,5% al Sud). L’onere della non autosufficienza ricade direttamente sulle famiglie, chiamate a contare sulle proprie forze economiche e di cura. Per il 33,6% delle persone con un componente non autosufficiente in famiglia le spese di welfare pesano molto sul bilancio familiare, contro il 22,4% rilevato sul totale della popolazione. 

Ma tutti questi dati, che cosa c’entrano con il settore dentale, tanto il SSN non ha quasi mai passano nulla per le cure odontoiatriche. Vero ma se gli italiani sono costretti a pagare per ottenere le cure o i farmaci che prima li ottenevano dal SSN, i soldi che potevano, prima, destinare alle cure odontoiatriche dal dentista privato, ora, dovranno decidere dove destinarli. Perché la certezza è che le spese per i cittadini aumentano mentre gli stipendi no. 

Sulla spesa odontoiatrica delle famiglie italiane il Censis porta questo dato che come spesso capita con i dati statistici non ci dice assolutamente nulla perché, il dato utile è quello che manca da tempo: quanti sono gli italiani che vanno dal dentista? Sapendo che il fatturato delle prestazioni odontoiatriche è poco più di 9 miliardi di euro. 

La spesa di famiglie indigenti per i servizi dentistici, rilevata dal Censis su elaborazione dati Istat, è di 2,2 euro annui mentre i “non poveri” destinano alle cure odontoiatriche 31 euro all’anno. 


Ovvero i poveri pagano di più di autobus per andare dal dentista che di dentista e quelli ricchi meno di quanto costa il ticket all’Asl per una estrazione.

Ma questo è l’altro lato della statistica, come il pollo di Trilussa isegna. E poi su questi temi meglio limitarsi a commentare i dati, tanto un progetto che possa pensare a dare una sostenibilità ad un Paese che sarà sempre più vecchio e con i giovani all’estero a lavorare, nessuno sembra avere intenzione di pensarci.

Ovviamente nessun politico, mentre la finanza da tempo ci sta pensando ed investendo nella Silver economy, per assistere chi se lo potrà permettere. Per gli altri ci sarà, forse, l’ennesima elemosina di Stato ed un bell’annuncio dal balcone o su Facebook.  

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