La settimana che si conclude ci riporta indietro alla primavera scorsa, magari non perché siamo chiusi in casa, almeno per la maggior parte dei cittadini italiani, ma per la percezione del momento, certamente critico.Essendo l’odontoiatria una delle attività produttive del nostro Paese, questo clima di preoccupazione per la propria salute, ma anche economica, si sta manifestando negli studi delle Regioni Rosse attraverso le prime telefonate che disdicono gli appuntamenti e quasi nessuna di nuove prime visite. Come Roberto Rosso aveva ipotizzato commentando i dati di una ricerca effettuata su di un campione rappresentativo di famiglie. Comunque la situazione del mercato la conoscete voi meglio di chiunque.
Una ricerca tedesca che pubblicheremo nei prossimi giorni, i cui dati sono stati anticipati nell’Agorà del Lunedì del prof. Gagliani, evidenza come nel precedente lockdown le rinunce dei pazienti tedeschi avevano interessato prevalentemente la prevenzione, igiene, conservativa. Ovvero il 60% di quello che fate normalmente in studio.
Se per i timori economici non potete farci molto, almeno potete cercare di informare i vostri pazienti che a questo giro di restrizioni, gli studi sono aperti a tempo pieno e rassicurare che da voi è estremamente sicuro farsi curare, mentre è rischioso non farlo.
Ha fatto bene il presidente CAO Raffaele Iandolo all’indomani del nuovo DPCM ad esortarvi a continuare a curare i pazienti anche se lo studio è in una regione Rossa o Arancione, ribadendo che gli studi sono sicuri.
Per darvi dati che possano confermare questo, Odontoiatria33 continua a darvi notizie di ricerche sul tema. Ultima, molto interessante, quella del Consejo General de Dentistas spagnolo che ha confrontato il tasso d'incidenza delle infezioni da Covid negli studi odontoiatrici in alcuni Paesi europei. Ma Odontoiatria33 parla a voi operatori di settore, si deve spiegarlo ai pazienti.
Molto di questo lavoro di comunicazione potete e dovete, però, farlo voi. Siete circa 45mila, scrivete, telefonate, messaggiate ai vostri pazienti. Informateli che siete aperti, che adottate tutte le misure di precauzione, magari seguendo i consigli che Davis Cussotto ha dato in questo articolo.
Non date retta a chi sostiene che parlarne alimenta la pura. E’ il non conoscere che fa nascere timori ingiustificati ed i pregiudizi. Spiegare, informare è sempre la migliore soluzione, solo a chi non conosce si fa credere cosa si vuole, per questo è importante raccontare le cose come stanno.
Certo non potrete convincere i vostri pazienti che decidono di rimandare per paura di possibili problemi economici, ma almeno riuscirete a rassicurare quelli che hanno solo paura di uscire di casa. Credo che questo sia l’unico modo che avete per cercare di perdere meno fatturato possibile, visto che difficilmente penseranno di inserire la vostra categoria tra le attività da aiutare inserite nei vari decreti “Ristori” che saranno emanati.
Dentisti che continuano ad essere invisibili non solo sul fronte aiuti ma pure dal sistema salute del paese.
L’ultima conferma la decisione del Presidente della Regione Veneto Luca Zaia che alle prese con una carenza di operatori sanitari per eseguire i tamponi, ha pensato di coinvolgere i Veterinari. Per Zaia “Darebbero una mano ai medici per il tracciamento”; “a livello di mammiferi i veterinari sono degli esperti”; “sanno benissimo come è fatto il corpo umano: fanno due esami di anatomia, un esame di fisiologia, poi clinica, biochimica, in tutto almeno 53: sono validissimi professionisti”.
Un dubbio: perché chiedere ai veterinari e non ai dentisti (magari lo ha fatto ma non ho trovato notizia), peraltro il tampone viene fatto nel naso e nella bocca e poi per, il tracciamento, i dentisti potrebbero tenere sotto controllo il 40% degli italiani, quelli che vanno dal dentista. Ma sull’argomento della necessità di lavorare perchè l’odontoiatria privata sia riconosciuta nel sistema salute del Paese, se vuole essere considerata, avevo già detto la mia in questo DiDomenica ed anche in questo. Certo, sulla questione tamponi, servono garanzie per gli odontoiatri, contributi ma se non ci si propone a quanto pare a voi non ci pensano. Peraltro, AIO ed alcune CAO, come quella di La Spezia, hanno provato a proporsi ma per ora senza risposte. Se non qualche borbottio dei colleghi.
Ma se le Istituzioni non considerano l’odontoiatria, la legge di Murphy applicata alle norme, si.
Così ogni volta che esce una Legge, una circolare che interessa anche il settore, ecco che la professione viene penalizzata e mai aiutata.
Questa settimana è capitato con la modifica alla metodologia d’invio dei dati al Sistema Tessera Sanitaria (si veda nostro approfondimento) imponendo dal 2021 l’invio mensile dei dati di tutte le fatture emesse, comprese quelle i cui pazienti hanno espresso opposizione all’invio, specificando poi se hanno pagato con strumenti elettronici.
Forse, oggi, molti di quelli che hanno esultato quando è stata decisa, su pressione dei sindacati odontoiatrici, l’esclusione degli studi dall’obbligo di fatturazione elettronica, ora credo sarebbero contenti a tornare indietro. L’assurdo, infatti, è che i dentisti usano il sistema di fatturazione elettronica per ricevere le fatture, molti la utilizzano anche per emetterle (ma senza inviarle allo SDI) per poi stamparla e consegnarla al paziente, archiviarla, estrapolare alcuni dati per inserirli nel STS e poi consegnare tutto al commercialista. Forse sarebbe meglio emettere la fattura elettronica ed inviarla allo SDI. Con un solo click avrete inviato tutti i dati all’Agenzia delle Entrate (ed al commercialista). Sarà poi l’Agenzia delle Entrate che utilizzerà quei dati come meglio crede, per il 730 precompilato e per tutto quanto serve. Ma il lavoro lo faranno loro e non voi.
Giusto per non farsi mancare nulla ecco in questa settimana arrivare anche le informative su come effettuare la comunicazione degli impianti messa a terra on-line.
Una notizia positiva, fortunatamente questa settimana l’abbiamo data. Notizia che dimostra come la vostra professione sia o possa essere parte integrante del sistema salute paese. Mi riferisco al protocollo messo a punto da due odontoiatre, le professoresse Claudia Dellavia e Daniela Carmagnola, e due biologhe. Protocollo per eseguire test salivari per tracciare il Covid-19 utilizzando il rullo di cotone utilizzato negli studi odontoiatrici. Un sistema poco invasivo e molto veloce. Come abbiamo scritto nell’articolo che abbiamo dedicato, il protocollo è in fase di validazione e sono sicuro che tutti gli odontoiatri italiani tiferanno perché venga presto validato e diventi operativo.
Sperando che, poi, non si ricordino di voi soltanto perchè avete scatole di rulli nei vostri armadi, che in mancanza di pazienti potrete regalare magari a chi dovrà eseguire i test sui pazienti. Così come avevate fatto con altruismo corporativo con i DPI donati ai medici impegnati a visitare i malati COVID durante l’emergenza di marzo.
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