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12 Febbraio 2020

La disinfezione nello studio odontoiatrico: cosa si deve ricordare

Il tema della disinfezione e prevenzione è più che mai attuale, con Roberta Pegoraro abbiamo cercato di fare il punto sulle procedure e gli obblighi per lo studio odontoiatrico


L’allarme Coronavirus ha riportato all’attenzione anche temi che dovrebbero fare parte del vissuto quotidiano di uno studio odontoiatrico come la prevenzione delle infezioni crociate e più in generale le procedure e gli obblighi inerenti la sicurezza in ambito sanitario, ma fare il punto sull’argomento può essere sempre utile.  

“L’odontoiatria (pubblica e privata) è classificata ai fini dell’applicazione del D.Lgs. 81/08 come attività a rischio alto, il rischio più cogente per l’odontoiatria è il rischio biologico”, spiega ad Odontoaitria33 Roberta Pegoraro (nella foto) consulente in ambito delle procedure organizzative dello studio odontoiatrico. 

Gli obblighi da rispettare ai fini della sterilizzazione, spiega, “sono contemplati anche nelle norme previste dai procedimenti di autorizzazione sanitaria che i locali adibiti ad uso medico devono avere, con alcune differenze tra Regione e Regione”. Dal punto di vista strutturale in ogni studio deve essere previsto uno “spazio” per le procedure di decontaminazione, disinfezione e sterilizzazione, nonché spazi di stoccaggio del materiale sterile. Lo “spazio” deve prevedere una distinzione di flusso tra materiale sporco e pulito e il processo di sterilizzazione deve essere eseguito sulla base di procedure o protocolli scritte.  

Lo “spazio o l’ambiente di sterilizzazione”, prevede la collocazione di attrezzature che, essendo classificate Dispositivi Medici, devono rispondere ai requisiti di sicurezza che la legge prevede.  

Le attrezzature del processo di sterilizzazione devono essere verificate periodicamente, in base alle specifiche norme stabilite dal produttore. 

Lo strumentario odontoiatrico è classificato “dispositivo medico”  e i produttori di dispositivi medici di qualunque classe hanno l’obbligo di produrli in sicurezza e di prescrivere istruzioni di utilizzo e manutenzione che devono essere rigorosamente rispettate.  

I disinfettanti sono classificati “dispostivi medici “ ed è previsto che siano messi in commercio a seguito di alcune prove di efficacia. Anche alcuni dispositivi di protezione individuale sono classificati anche come dispostivi medici, ad esempio i guanti, quelli che proteggono dal rischio biologico secondo la Norma 374 superano prove di strappo taglio e penetrazione ed è in forza del superamento di queste prove che garantiscono la sicurezza dell’operatore, se usati in modo conforme e coerente con le istruzioni d’uso. 

I comportamenti degli operatori sanitari in ambito di sterilizzazione sono indicati dalle procedure, obbligo di legge in forza dell’art. 274 comma 2 del Legge D. Lgs. 81/08. Le norme tecniche, che di per se non sono un obbligo di legge, sono tuttavia richiamate nelle leggi ed è quindi consigliato che ecco quindi che le verifiche dell’autoclave avvengano nel rispetto della norma di prodotto 130-60 e nel rispetto della norma di processo 17665-1. 

La decontaminazione è la procedura più importante per l’interruzione della catena di contaminazione. Introdotta negli anni 90, con l’avvento dell’HIV dopo che i ricercatori avevano identificato la manipolazione degli strumenti contaminati il punto di maggior pericolo di contaminazione per gli operatori sanitari. Dal 1990 un Decreto MinisterialeLegge ( 28 settembre 1990,  art.2)   obbliga all’ immersione dello strumento contaminato in liquidi disinfettanti di provata efficacia, prima delle operazioni di smontaggio e lavaggio dello strumentario.  

La termodisinfezione, che non è obbligatoria, consente di inserire lo strumento contaminato direttamente in una apposita attrezzatura (il termodisinfettore) che provvede alla fase di decontaminazione, lavaggio risciacquo asciugatura e termodisinfezione a 93° gradi. Lo strumentario uscito dal termodisinfettore è manipolabile in sicurezza dall’operatore per le fasi di confezionamento e collocazione in autoclave.  

La autoclavi sono costruite in modo che esista 1 probabilità inferiore ad 1 su 1 milione ( 10-6 è il parametro che la norma di prodotto 130 60 prevede per le autoclavi a vapore saturo) che un microorganismo sopravviva. Le norme sul funzionamento delle autoclavi (che non sono leggi, ma indicazioni) prevedono che le autoclavi siano verificate ogni giorno prima della messa in uso, (Vacuum test + test di raggiungimento del vapore nei corpi cavi o nei corpi porosi Helix o Bowie & Dick), ogni ciclo deve avere abbia un test di controllo per l’efficacia del singolo ciclo, ogni confezione ha un materiale di imballaggio che preserva la sterilizzazione per un determinato tempo. 

E’ infatti l’igiene dell’ambiente che condiziona la durata della sterilizzazione. Gli ambienti sanitari devono essere puliti e sanitizzati accuratamente, e si suggerisce che le confezioni sterili abbiano una etichetta che consenta di risalite all’autoclave  in cui sono state sterilizzate, identificando la data in cui sono state sterilizzate, il numero del ciclo, e la data di scadenza presunta.

 La scadenza è legata all’integrità della confezione, al rispetto delle procedure, alla corretta manipolazione e all’ambiente di stoccaggio. Alcuni dispositivi medici non possono essere soggetti al processo di sterilizzazione a vapore saturo, i produttori pertanto scrivono le istruzioni di decontaminazione disinfezione ad alto livello o il tipo di sterilizzazione a cui possono essere sottoposti e gli operatori sono tenuti a rispettare queste indicazioni di sicurezza.  

 
 

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