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21 Marzo 2018

Lo stato di salute del CLOPD in Odontoiatria secondo il Magnifico Rettore della Federico II

Il numero programmato è utile per dare un’ottima formazione ai futuri professionisti


E’ stato chiesto al prof. Gaetano Manfredi (nella foto) Magnifico Rettore dell'Università di Napoli Federico II e Presidente della Conferenza dei Rettori delle Università Italiane una analisi dell stato di salute della Facoltà di Odontoiatria in Italia ed in particolare il ruolo delle Facoltà nella formazione dei futuri professionisti e di un rapporto sempre più stretto tra queste e gli altri enti ed organi istituzionali di interesse odontostomatologico.        

Rettore, lei è anche Presidente della Crui, possiamo fare qualche considerazione sulla Laurea in Odontoiatria oggi in Italia?  

Il corso di laurea in Odontoiatria è sicuramente molto ambito tra gli studenti che numerosi provano ad accedervi attraverso i test di ingresso. Il percorso di studi è sicuramente molto impegnativo e credo riesca oggi a formare professionisti competenti e capaci. Da parte del mondo accademico deve essere posta sempre maggiore attenzione all’aggiornamento delle conoscenze e delle competenze trasferite in aula, cercando di mantenere il passo con l’innovazione di tecnologie, materiali e strumenti, che investe in questi anni il mondo dell’odontoiatria, come tanti altri ambiti disciplinari della medicina e delle scienze della vita in generale. L’attenzione alle innovazioni scientifiche e tecnologiche da trasferire nei programmi dei corsi, quindi deve andare di pari passo con la cura di un rapporto proficuo con il mondo esterno, inclusi gli ordini professionali e le imprese del settore, per avvicinare da subito gli studenti alla realtà della professione che eserciteranno dopo gli studi.   

La Commissione Albo Odontoiatri nazionale indica in 61.000 circa gli esercenti la professione Odontoiatrica. In che misura è corretto parlare di un problema pletora e come va gestito in termini di fabbisogno programmato.  

Limitare gli accessi ai corsi di laurea è l’unica soluzione concreta a questo genere di problema, sebbene si tratti di una misura che scontenta molto gli studenti. D’altra parte, professionalità così specifiche come quelle degli odontoiatri sono da salvaguardare, attraverso una particolare attenzione alla qualità dei percorsi universitari, che purtroppo a causa delle risorse limitate, passa anch’essa attraverso un tetto al numero massimo di studenti.  

Secondo i dati di Almaaurea 61% dei laureati a ciclo unico esprime la volontà di proseguire gli studi (contro il 76% dei laureati triennali). L’intenzione di conseguire altre qualifiche varia apprezzabilmente per gruppo disciplinare e molto alta fra i medici Odontoiatri (90%, con un 82% orientato alla specializzazione post laurea), La formazione pre e post laurea è un elemento chiave della gestione del prossimo futuro. Quali sono i problemi da affrontare? Quale è il ruolo   dell’Università?  

I dati ci dicono chiaramente quanto i professionisti dell’area medica avvertano la necessità della formazione post-laurea. Si tratta di un aspetto essenziale nella crescita professionale dei neolaureati oggi, che va curato attraverso tutta la carriera lavorativa, anche oltre l’acquisizione della specializzazione. Non è pensabile oggi immaginare di poter lavorare come per i prossimi 40 anni contando solo sulle conoscenze acquisite durante la laurea. La formazione continua va incentivata e rafforzata e su questo l’università deve e può fare di più proprio in collaborazione con gli ordini professionali e con le altre associazioni di categoria. La formazione professionale spesso passa attraverso il supporto delle imprese che trasferiscono competenze relative alle innovazioni tecnologiche e di prodotto, ma un contributo più incisivo può e deve esserci da parte dell’università proprio per trasferire quelle conoscenze trasversali e di base che comunque vanno continuamente aggiornate per mantenere alta la qualità della professionalità che si offre.  

Prof. Manfredi quindi l‘obiettivo è cercare di individuare strade che permettano di allineare maggiormente percorsi formativi e facilitare accesso al mondo del lavoro anche attraverso le  soft skills ovvero alle competenze non specifiche rispetto a un ruolo A che punto siamo?  

Le soft skills in molti casi fanno la differenza tra un percorso formativo di qualità ed uno mediocre. Il mondo del lavoro oggi, fortemente interconnesso, digitalizzato, in continua trasformazione, chiede delle competenze e delle abilità che vanno aldilà della specializzazione di settore. Ecco quindi che anche i percorsi formativi di grande specializzazione come quello dell’Odontoiatria dovrebbero integrare al proprio interno il trasferimento di soft skills, fondamentali per essere professionisti del futuro. Non parlo solo dell’inglese o dell’informatica, ma anche la capacità di relazionarsi con professionisti di ambiti diversi, o la capacità di lavorare in team, o la capacità di lavorare a progetti multidisciplinari, può diventare un’esigenza imprescindibile, per operare con successo in un mondo del lavoro dalle evoluzioni imprevedibili.  

Ritiene che il nostro paese, per quanto riguarda la formazione, abbia un orizzonte europeo?  

Il nostro paese sa esprimere grandi professionalità e malgrado le risorse limitate degli ultimi anni ha un ottimo sistema universitario. Certamente la competizione con gli altri paesi europei è serrata ed una seria riflessione sul futuro del sistema della formazione in Italia va fatta. Da un lato il nostro sistema universitario non è in grado di attrarre i giovani diplomati, che in percentuale molto più bassa che altrove decidono di frequentare l’università, dall’altro la formazione continua non è ancora diffusa e distribuita come dovrebbe tra i professionisti. Lavorare seriamente su questi due punti è arduo, difficile e richiede risorse importanti, ma rappresenta l’unica via per dare davvero un orizzonte europeo al nostro sistema della formazione.    

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