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16 Novembre 2018

“No a dentisti in ginocchio, ma pesano anche false aspettative”. La posizione di mètaSalute sulla vicenda Previmedical e su ipotesi voucher

Elvio Pasca

“Cerchiamo il giusto equilibrio perché tutto stia in piedi: garantire le prestazioni agli assicurati, gestire al meglio la rete convenzionata evitando abusi e permettere a chi lavora nella bocca delle persone di essere sereno”. 
Roberto Toigo (nella foto), presidente del cda del Fondo sanitario mètaSalute,  tende una mano ai dentisti. “È evidente che l’enorme mole di richieste ha stressato la rete e che molti si sono trovati in difficoltà. Non è quello che volevamo, quando si andrà a nuova gara bisognerà tenere presente cosa non ha funzionato e introdurre eventualmente dei correttivi, anche ascoltando le associazioni di categoria”, dice a Odontoiatria33.  

Dall’ottobre 2017, come previsto dal rinnovo del contratto collettivo, mètaSalute assiste tutti i metalmeccanici italiani, oltre un milione e mezzo di lavoratori iscritti obbligatoriamente a spese delle aziende. Le prestazioni odontoiatriche sono una voce importantissima del piano di assistenza e oggi sono garantite attraverso la rete Previmedical di Rbm Assicurazione Salute, che si è aggiudicata la gara indetta dal fondo. Molti odontoiatri convenzionati, però, hanno denunciato ritardi nei pagamenti e grandi complicazioni burocratiche nella liquidazione delle pratiche.  

“Non è nostra intenzione far inginocchiare nessuna categoria, siamo felici che tutti i metalmeccanici possano ora curarsi i denti, ma questo non può avvenire certo a scapito di chi li cura. Credo, però, che al di là dei problemi di funzionamento del sistema, siamo anche di fronte ad aspettative non realizzate”, sottolinea Toigo.  

Cosa si aspettavano i dentisti convenzionati?  

“Forse controlli meno rigidi e, quindi, meno lungaggini amministrative, a fronte delle tariffe più basse concordate nella convenzione. Previmedical, però, anche a causa di una grossa mole di pratiche sospette, ha alzato la soglia di attenzione e questo ha creato disagi, soprattutto ai professionisti più ‘deboli’ dal punto di vista amministrativo. Comunque, stando ai numeri che ci ha fornito RBM, la situazione non è così critica, per alcuni i pagamenti sono in ritardo, ma per tanti altri sono in pari e confidiamo che si vada verso un ulteriore miglioramento”, spiega il presidente di mètaSalute, secondo cui dietro tanti malumori c’è anche un cambio di paradigma nel rapporto tra dentisti e pazienti.  

Per tanto tempo è stato esclusivamente diretto, ora che intervengono queste intermediazioni può sorgere un disagio. Prima tutti avevano un dentista di fiducia, col quale accordarsi anche su prezzi e magari modalità di pagamento. Molto è cambiato e non solo con la sanità integrativa: pensiamo a quanti vanno a farsi i denti all’estero o a cosa ha significato l’arrivo delle grandi catene”.  

I sindacati odontoiatrici chiedono da anni di lasciar perdere i convenzionamenti e puntare alla modalità indiretta: gli iscritti al fondo sono liberi di farsi curare da chi vogliono e poi si fanno rimborsare.  

"È previsto anche da mètaSalute, ma ovviamente lì i massimali sono assolutamente diversi, non credo possa funzionare solo così. Se vai nella rete convenzionata ti puoi rifare tutta la bocca, certo la gestione della pratica può diventare un pò logorroica, ma per l’assistito non ci sono limiti. Senza contare che non tutti possono anticipare le spese di tasca propria”.  

Il presidente ANDI Carlo Ghirlanda propone ai fondi di erogare voucher spendibili ovunque: “Servirebbero comunque giustificativi e controlli su come sono stati spesi quei soldi”, ribatte Toigo. “Noi vogliamo che Mètasalute venga utilizzato da chi ne ha veramente bisogno e, anche di fronte ad abusi per cui si chiedevano rimborsi per cure non effettuate, ci è sembrata la scelta migliore mettere insieme convenzionamento e cure illimitate. Comunque siamo pronti a discutere”.  

Ma non sarà proprio la generosità dell’offerta in convenzione il peccato originale del sistema? Le aziende versano a mètaSalute solo 156 euro l’anno per lavoratore. Non si mette così a rischio anche la sostenibilità del Fondo?  

“Non credo, anche perché nessuno si rifà i denti tutti gli anni. Il fatto che da un giorno all’altro un milione e mezzo di persone hanno avuto una nuova possibilità per curarsi ha, però, rotto molti equilibri. Ci sono dentisti che hanno perso clienti per non essersi convenzionati e altri che con la convenzione non hanno ottenuto i guadagni previsti. Credo che si debba fare il possibile per ristabilire quell’equilibrio. Non sarà facile, ma è nell’interesse di tutti”.  


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