Le reazioni avverse ai farmaci sono in aumento, e spesso l’Odontoiatra si trova ad eseguire interventi e somministrare o prescrivere farmaci a pazienti allergici senza preoccuparsene o senza che venga informato. Conoscere le reazioni ai farmaci e saper intervenire adeguatamente in tali circostanze diventa quindi fondamentale.
Ne abbiamo parlato con la dottoressa Alice Vignoli (nella foto), contrattista presso Azienda Ospedaliero- Universitaria Sant’Orsola – Bologna per attività di Medico Specialista in Allergologia che recentemente ha affrontato l’argomento in un corso organizzato alla CAO di Reggio Emilia.
Dottoressa Vignoli, è una esagerazione dire che il dentista spesso rischia di più a prescrivere un farmaco che a togliere un dente?
Non dispongo di dati precisi sull’incidenza delle complicanze che possono insorgere in una estrazione dentaria. La prevalenza stimata di reazioni avverse ad antibiotici nella popolazione generale è del 10% circa. Una parte del rischio di complicanze delle estrazioni dentarie può essere anche legato a una storia non chiara di allergia a farmaci, in quanto spesso il paziente viene etichettato come “allergico” agli antibiotici senza avere effettuato un corretto e appropriato iter diagnostico, e ciò può portare a utilizzare antibiotici meno efficaci, aumentando in tal modo la probabilità di complicanze infettive.
Quali sono i rischi maggiori e quali quelli che spesso vengono sottovalutati nel prescrivere un farmaco?
Il rischio maggiore legato all’assunzione di un farmaco è certamente l’anafilassi, che per fortuna non è frequente: nell’ambulatorio odontoiatrico è stimata un’incidenza di 0,004/0,015 casi/dentista/anno. Francamente non credo che si sottovalutino i rischi nella prescrizione di un farmaco: ogni professionista prescrive i farmaci solo quando sono necessari, in base alle più recenti linee guida, e non dubito che venga sempre raccolta un’anamnesi accurata delle allergie del paziente e delle sue comorbidità. Il rischio maggiore, piuttosto, è legato all’assunzione autonoma dei farmaci da parte del paziente, specialmente i FANS, percepiti come innocui ma non scevri da rischi. Le reazioni avverse a farmaci, inoltre, sono imprevedibili, pertanto non esiste una modalità preventiva assoluta di tali eventi.
Qualche consiglio per prevenire, come riconoscere i pazienti a rischio?
Il paziente a rischio di reazione avversa a farmaci non è facilmente identificabile, proprio in virtù dell’imprevedibilità delle reazioni avverse a farmaci; la storia pregressa di anafilassi (non solo a farmaci, ma anche ad alimenti o a punture di imenotteri) è una condizione che merita una valutazione allergologica: i pazienti affetti da mastocitosi, infatti, sperimentano l’anafilassi con una frequenza maggiore rispetto alla popolazione generale e frequentemente la “spia” di questa condizione è rappresentata da una grave anafilassi da veleno di imenotteri o da farmaci antinfiammatori non steroidi (FANS). Altre categorie di pazienti più a rischio di anafilassi sono i cardiopatici, che in genere seguono terapie croniche con beta bloccanti e/o ACE inibitori, e i pazienti affetti da asma grave non controllato. Queste condizioni non costituiscono un fattore di rischio per la areazione avversa ai farmaci, ma solo per l’anafilassi. Nemmeno lo stato atipico, ovvero l’essere allergici (al polline, agli alimenti, ai gatti) è una condizione che aumenta il rischio di avere una reazione avversa ai farmaci.
Quando può innescarsi una reazione anafilattica e nel caso come si deve comportare il dentista
La reazione anafilattica può svilupparsi nel corso delle manovre effettuate nell’ambulatorio odontoiatrico, nel caso in cui il paziente presenti un’allergia o un’ipersensibilità legata ad altri meccanismi, verso numerosi agenti: farmaci, latice, disinfettanti. E’ di fondamentale importanza saper riconoscere tempestivamente i sintomi dell’anafilassi, ed essere attrezzati per intervenire tempestivamente. Tutti gli ambulatori odontoiatrici dispongono di presidi di gestione dell’emergenza e di procedure operative che andrebbero periodicamente rammentate con un training, proprio come noi Allergologi facciamo con i nostri pazienti affetti da anafilassi: nel corso della visita di controllo periodica, mediante l’ausilio di autoiniettori dimostrativi, facciamo ripetere al paziente le manovre da effettuare per l’autosomministrazione di adrenalina, in modo da renderli più familiari con l’uso del farmaco e più pronti in caso di necessità. L’adrenalina è l’unico farmaco in grado di fermare la progressione dell’anafilassi, per cui è fondamentale che sia presente nell’ambulatorio odontoiatrico, e che il Professionista ne conosca le indicazioni, il dosaggio, e le modalità di somministrazione. Nei miei corsi sottolineo sempre l’importanza della tempestività, e il fatto che l’adrenalina possa e debba essere somministrata senza rischi sostanziali anche nei casi dubbi, e nei pazienti cardiopatici; troppe volte sentiamo di pazienti che, indecisi se i sintomi che sentivano fossero o meno anafilassi, hanno temporeggiato o non hanno affatto somministrato il farmaco salvavita.
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