Il 15 settembre Corrado Tedeschi porta in scena a Milano, “Notte in bianco e nero”, sceneggiatura del prof. Massimo Gagliani
Capita sempre più spesso che illustri e stimati odontoiatri decidano di cimentarsi in altre attività culturali ed artistiche, con ottimi risultati.Tra questi il prof. Massimo Gagliani (nella foto), Insegnamento di Endodonzia all’Università di Milano, stimato relatore a livello internazionale e, tra gli altri, coordinatore scientifico dell’area odontoiatrica del Gruppo Edra.
Il 15 settembre 2020, al Teatro franco Parenti di Milano, a quarant’anni esatti dalla morte di Bill Evans, Corrado Tedeschi presterà voce e corpo al personaggio immaginato proprio da Massimo Gagliani per raccontare l’incontro tra il grandissimo pianista e il geniale Miles Davis.
"Note in bianco e nero. Il genio bianco Bill Evans alla corte di Miles Davis" è la storia di un fotografo, appassionato di musica, che ha un rapporto d’amicizia asimmetrica sia con il bianco Bill Evans sia con il nero Miles Davis; i due, tra il 1958 e 1959 stabiliranno un sodalizio musicale che li porterà a registrare l’album Kind of blue, che rivoluzionerà il modo di intendere il jazz. Un nero che assalta un bianco, in un mondo, l’America di fine anni cinquanta, in cui i bianchi segregano i neri.
Prof. Gagliani, lei spesso si definisce un fotografo prestato all’odontoiatria, quindi il protagonista non è altro che lei?
Probabilmente mi sarebbe piaciuto e, visto l’andamento della vicenda, sarebbe stato anche molto divertente; a parte qualche intoppo che, chi verrà allo spettacolo, misurerà vedendolo. Mi è capitato spesso di riflettere sul destino della mia vita, dentista per tradizione ma fotografo per passione; in ogni caso, il morbo della fotografia ti rimane addosso. Un prurito che non riesci a grattar via.Il peggio mi capita quando, vedendo qualche mia immagine gli osservatori mi dicono: “Hai sbagliato mestiere!” Non sai mai dove finisca la bravura del fotografo e dove comincia l’incompetenza del dentista.
Come nasce l’idea dello spettacolo?
La nascita di tutto è parto di Andree Ruth Shammah, nume tutelare del Teatro Parenti, nonché moglie del compianto Prof Giorgio Vogel; con lui ho passato oltre venticinque anni di vita in Clinica Odontoiatrica e ho condiviso molte complicità extra dentali, non ultima il jazz. Il suo spirito critico e curioso è stato per me un grande insegnamento di vita, le affinità su Davis ed Evans una logica conseguenza. Piacendomi già quel genere musicale è stato meraviglioso condividere con lui, purtroppo non frequenti, pomeriggi o serate ad assaporare quelle atmosfere sonore.Lo scritto è nato perché penso che chiunque abbia voglia di lasciare traccia vergata di qualsivoglia esperienza; scrivere mi è sempre piaciuto, diciamo che ultimamente è diventato qualcosa di più che una passione sopita.Così ho cominciato a ronzare intorno ai grandi del jazz e chi meglio di un fotografo di scena avrebbe potuto raccontarli, dovendo lui condensare in uno scatto una serie infinita di emozioni.
Perché raccontare quel particolare evento e il rapporto tra questi due grandi artisti? “
Kind of Blue” è considerate il disco jazz più significativo di tutti i tempi; ne hanno scritto libri e costruito chissà quanti video o trasmissioni televisive. L’anno scorso ha compiuto sessant’anni.Il mondo del jazz, nel suo versante occidentale, è nero, per la gran parte; la cinquantaduesima, all’incrocio con la Broadway, è tutto un pullulare di locali dove si suona questa musica. A un tratto, il più pervasivo rappresentante, Miles Davis, trova un pianista bianco e decide di impossessarsene. Lo fa alla sua maniera, da dittatore musicale illuminato. Evans è un pianista classico che ama la sfida del jazz. Si incontrano, reggono sei mesi e poi, dopo una breve separazione, confezionano questo capolavoro, in due soli giorni, nella sala di registrazione della Columbia, “The Church”, perché nata da una chiesa sconsacrata. In un mondo segregazionista, che vedrà Rosa Parks, Selma, il Mall di Washington e Martin Luther King, un nero “segrega” un bianco attraverso la musica.E il bianco e il nero sono i confini estremi di ogni fotografia.
Continuerà l’esperienza come Gagliani sceneggiatore?
Mah, credo sarà difficile; in ogni caso non smetterò di scrivere, per gusto personale e per chi abbia la pazienza di leggermi.
Cosa dice ai suoi studenti e pazienti, la rivedranno in Università o in Studio?
Purtroppo per loro sì, certo se la fortuna letteraria, dopo questo scritto, dovesse manifestarsi, cosa probabile come un sei al Superenalotto, allora ci ripenserei; sognare non costa nulla, ma è bene svegliarsi.
Per informazioni sullo spettacolo a questo ink.
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