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31 Ottobre 2014

Concentrati piastrinici, una legge indicherà regole uniformi sull'utilizzo. L'ANTHEC lavora per formare i dentisti sull'utilizzo, Intervista a Marco Mozzati


Negli ultimi anni molti odontoiatri hanno iniziato a utilizzarli, o quantomeno ne hanno sentito parlare ai congressi o hanno letto articoli al riguardo.

I concentrati piastrinici autologhi come ausilio alla rigenerazione dei tessuti orali: funzionano o non servono a nulla?
L'intervista del mese di ottobre di Dental Cadmos è rivolta a Marco Mozzati, fondatore e primo presidente di ANTHEC, un'accademia di recente fondazione che si propone di studiare, divulgare conoscenze, chiarire dubbi e formulare linee guida nel campo dei concentrati piastrinici, tecnicamente definiti "emocomponenti non trasfusionali".

Che cos'è l'ANTHEC e come è nata questa idea?

ANTHEC è un'accademia a carattere internazionale che al proprio interno raccoglie clinici, ricercatori ed esperti nel campo degli emocomponenti a uso non trasfusionale (meglio noti ai clinici come "concentrati piastrinici autologhi"). Prerogativa esclusiva di questa accademia, fondata nel 2012, è l'aver coinvolto specialisti in discipline diverse come medici chirurghi, odontoiatri, biologi e veterinari.
L'utilizzo degli emocomponenti non trasfusionali è una tecnologia d'avanguardia in campo medico e chirurgico, sia nell'uomo sia nell'animale: favorisce la riparazione dei tessuti e migliora il decorso postoperatorio riducendo il dolore e l'incidenza delle infezioni. Occhi, ossa, epitelio, mucose, denti, muscoli, tendini e articolazioni: su tutti questi tessuti, la ricerca di base ha accertato l'efficacia dei fattori di crescita liberati dai concentrati piastrinici impiegati a livello topico o infiltrativo.
L'idea dell'associazione nasce quindi dall'obiettivo di riunire esperti in ambito nazionale e internazionale e fare in modo che lavorino di comune accordo per stilare linee guida e protocolli clinici da divulgare, nel rispetto delle normative nazionali e internazionali.

Chi coinvolge l'ANTHEC?

L'accademia coinvolge specialisti di diverse discipline tra cui odontoiatri, ortopedici, chirurghi plastici, medici dello sport, reumatologi, veterinari. Tra i soci fondatori sono presenti anche biologi
universitari e ospedalieri che svolgono attività di ricerca clinica ed esperti in campo normativo come i medici trasfusionisti.
Queste figure risultano fondamentali per l'obiettivo di convalidare a livello scientifico le metodiche per la realizzazione degli emocomponenti maggiormente adoperate oggigiorno, oltre a rendere costante la ricerca clinica nell'ottica di affinare i risultati per i nostri pazienti e ampliare i campi di utilizzo.

Quali sono gli obiettivi dell'ANTHEC?

Sicuramente la divulgazione della fondazione di questa accademia e della filosofia che la caratterizza: l'unione di professionisti di diverse discipline per sostenere la ricerca, orientata verso gli emocomponenti a uso non trasfusionale, e soprattutto favorire lo sviluppo nella pratica clinica di tecniche sicure, innovative e scientificamente riconosciute.
L'accademia, grazie alla sinergia tra clinici e ricercatori, si propone di identificare i limiti, i benefici e i target applicativi di ciascuna delle metodiche oggi presenti sul mercato, tenendo conto sia delle competenze professionali dei propri membri sia del livello di evidenza delle numerose pubblicazioni scientifiche sull'argomento, che sono in costante crescita.
Questo allo scopo di fornire agli utenti finali raccomandazioni cliniche fondate su solide basi scientifiche e non solo derivanti da un comitato di esperti.

Come viene promossa la didattica dell'accademia?

Ogni anno vengono organizzati un congresso (ad anni alterni nazionale e internazionale) e un closed meeting per i soci attivi.
L'accademia si avvale anche di un sito internet su cui vengono pubblicati i risultati scientifici ottenuti negli anni dai soci fondatori e dai soci attivi, oltre alle novità in ambito giuridico e internazionale.
Oggi, però, la difficoltà primaria nella diffusione dell'accademia è data dalla situazione legislativa italiana e dalla mancanza di una legge uniformemente valida per tutte le regioni. Infatti poche regioni - Lombardia, Piemonte, Veneto e Liguria - hanno deliberato un percorso preciso che permetta ai clinici di usufruire degli emocomponenti a uso non trasfusionale nei loro ambulatori.
Sono però molto ottimista perché a breve avremo a disposizione una nuova legge che regolamenterà in modo preciso tutte le regioni d'Italia.

È soddisfatto dei primi due anni dalla fondazione dell'ANTHEC?

Assolutamente sì. Sono stato presidente per il biennio 2012-2013, durante il quale è stato realizzato il primo congresso nazionale nella cornice di Palazzo Trecchi a Cremona.
Nonostante l'accademia fosse di recente fondazione il congresso ha avuto grande successo, con l'iscrizione e la partecipazione di diverse personalità di spicco sia italiane sia straniere e una platea mista di odontoiatri, medici, biologi, veterinari.
Il successo è stato rafforzato dal numero elevato di professionisti che si sono iscritti all'ANTHEC, numero che ha sfiorato le trecento affiliazioni.
Attualmente il presidente in carica è il professor Gilberto Sammartino, docente dell'Università degli Studi di Napoli Federico II, che sta organizzando il congresso nazionale 2014 - che si terrà il 21-22 novembre sempre a Cremona (per il programma dettagliato si veda
www.anthec.org) - e quello internazionale del 2015 a Napoli.
Sono sicuro che Gilberto, grazie alla sua rete di conoscenze e alle sue rare doti comunicative, saprà anche potenziare la diffusione dell'accademia in campo internazionale.

Come pensa continuerà il progetto ANTHEC?

La continuità del lavoro svolto da me e dal professor Sammartino sarà garantita dal presidente eletto, il dottor Renato Pol, che essendo un socio fondatore condivide tutte le motivazioni all'entusiasmo, all'ampliamento e alla divulgazione che ci hanno spinti a far nascere e a sostenere
un tale progetto.

A cura di: Massimo Del Fabbro

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