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12 Dicembre 2019

L’ECM degli altri sembra più efficace

Per il dott. Mele si deve puntare ad un sistema di aggiornamento comune per tutte le libere professioni basato sugli Ordini e con sanzioni certe


Egregio Direttore,

in un recentissimo intervento ospitato su Odontoiatria33 ho criticato l’attuale formulazione dell’ECM, anche alla luce delle sue più recenti ed evidenti distorsioni. Di solito alle critiche non si riesce a far seguire proposte alternative, ma in questa circostanza non c’è da inventarsi niente e risulta facile proporre una nuova e più efficace formula.Basta fare il paragone con gli Avvocati italiani. L’Ordine degli Avvocati gestisce in piena autonomia tutto l’impianto “formazione ed aggiornamento”.

Gli Ordini territoriali o il Consiglio Nazionale Forense sono accreditatori di se stessi ed organizzano corsi con i relativi crediti. Altri Enti o Istituzioni o Società private possono effettuare corsi o conferenze validi ai fini dell’aggiornamento, ma devono ottenere l’accreditamento ordinistico. 

 L’Avvocato può frequentare corsi accreditati a pagamento o i corsi ordinistici, ed in questo caso i costi sono modesti (a Pistoia 5 euro l’ora, con una media di 15 euro per corsi di tre ore). Sempre a Pistoia, ma immagino anche altrove, esiste una stretta collaborazione con l’Università e la Camera di Commercio. Un percorso così, quasi a km 0, finisce con avere anche caratteristiche di enorme semplicità ed economicità. Anche nel loro caso esiste la valutazione nel triennio, ma con appena 60 punti, con un minimo di 15 annui e con 3 crediti annui obbligatori di ordinamento, previdenza e deontologia. Non si possono fare corsi FAD superiori al 40% del totale. Esistono alcune deroghe, ma comunque il tutto si compendia in una “mappa”, tipo algoritmo, di una sola pagina. Tutto ruota, quindi, intorno all’Ordine, che stabilisce la validità dei corsi propri ed altrui. Ed è l’Ordine a controllare il rispetto dell’obbligo.

Qualcuno tirerà fuori un presunto “conflitto di interessi”, ma se ci pensiamo bene il tutto ha una logica stringente: se l’obbligo è “deontologico” chi meglio dell’Ordine può stabilire la qualità del mio aggiornamento, chi meglio dell’Ordine deve sentirsi responsabile di organizzarmelo, chi meglio dell’Ordine ha il diritto e il dovere di controllare il mio percorso, nell’interesse della collettività? Ed infatti da anni fanno tutti così, tranne noi. Devo ricordare ancora una volta che l’ECM è nato come strumento di miglioramento della qualità del servizio pubblico, quindi rivolto solo a sanitari in rapporto con il SSN. Un po’ per pigrizia, un po’ per ignoranza, un po’ per interesse, per molti anni si è fatto intendere necessario anche per i liberi professionisti puri e, paradossalmente, sono stati questi ultimi i più scrupolosi.Solo con la Finanziaria del 2012 l’obbligo dell’aggiornamento e della formazione continua è stato inserito di forza in tutti i Codici Deontologici, compreso il nostro. Gli Avvocati avevano già intrapreso il loro percorso che, nel corso degli anni, ha avuto importanti semplificazioni, fino ad arrivare al modello attuale.

I tanti liberi professionisti puri iscritti all’Ordine dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri, invece che approfittarne per crearsi un percorso autonomo, simile se non identico a quello dei colleghi degli altri Ordini, hanno continuato a rimanere ingabbiati in un meccanismo, l’ECM, nato e cresciuto all’ombra del servizio pubblico, con i suoi riti, le sue ipocrisie, i suoi sotterfugi e la sua macchinosa e costosa esorbitanza.

 Credo che per noi liberi professionisti, odontoiatri e non, sia venuto il momento di venire fuori dalla palude ECM ed organizzare il nostro doveroso obbligo di formazione ed aggiornamento sulle orme di tutti, dico tutti, gli altri liberi professionisti italiani. Regole semplici ed utili per noi e per i nostri pazienti.  E, perchè no, con un sistema sanzionatorio effettivo e non solo minacciato, anche se sarebbe veramente da stupidi non rispettare le regole quando sono semplici.

Non esistono motivi per cui questo diritto ci possa essere negato. Io credo molto nella valenza istituzionale dell’Ordine, nella capacità di collaborazione del Sindacato e nel fondamentale ruolo educativo dell’Università, e nelle persone che oggi li rappresentano. Ognuno di questi soggetti potrebbe trovare nuove ed importanti ragioni d’essere.  

Dottor Renato Mele Rappresentante toscano nella Consulta ENPAM della libera professione

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