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01 Aprile 2020

COVID-19: esentare i medici, per legge, dalla responsabilità professionale

L’appello del presidente SUSO che ipotizza, anche, ripercussioni sulla responsabilità dell’odontoiatra quando gli studi torneranno a operare senza limitazioni


Gentile direttore 

Mi permetta di riportare parte di una lettera da un medico impegnato in corsia Covid-19.  "Non permettere a nessuno di chiamarti eroe. Perché vivi in un Paese che nell'emergenza arriva a considerare l'eroismo obbligatorio. E poi ti impone la scelta: martirio sul campo o gogna mediatico-giudiziaria".

In questi giorni si ha notizia di parenti di alcuni deceduti per coronavirus che hanno chiesto le cartelle cliniche per accertare responsabilità professionali dei medici che hanno/non hanno intubato un paziente grave.
Oggi per i sanitari di certe regioni scegliere chi intubare è un dilemma atroce, tenendo conto delle esigue disponibilità dei posti letto e delle condizioni cliniche dei malati.  Quando il verdetto è negativo i rianimatori e i medici di reparto condividono questa responsabilità e scrivono in cartella che il paziente non ha chance di sopravvivenza tali da poter occupare un posto in terapia intensiva. 

Dopo 15 giorni di fermo lavorativo, a livello nazionale si registrano già i primi segnali di disagio finanziario. Basterà poco per chi ha perso i propri cari e non se la passa benissimo, a passare dal senso di disperazione al desiderio di rivalsa economica.  Per questo i medici che rischiano la loro vita in prima linea per salvare quella degli altri, dovrebbero essere esentati per legge da ogni responsabilità professionale. 

Un problema che presto riguarderà anche noi odontoiatri.  Ad oggi non esistono ancora certezze su misure efficaci di prevenzione/protezione e su quando la nostra attività potrà finalmente riprendere. Il timore di subire denunce per infezione da coronavirus potrà disincentivare l'esecuzione delle terapie più lunghe e complesse o addirittura prolungare il fermo delle nostre attività professionali.

Sono convinto che oggi chi è impegnato 10 ore al giorno nei reparti Covid-19 ha l'istinto terapeutico di salvare il maggior numero possibile di vite. Non oso pensare a cosa potrebbe accadere se nella mente di chi assume al volo queste decisioni si insinuasse il germe della medicina difensiva, che prescrive esami e consulenze a raffica e effettua le scelte terapeutiche meno rischiose. Ma in guerra, perché in guerra siamo, non c'è il tempo per pensare troppo. 

E anche per noi odontoiatri dopo la fine della emergenza acuta, quando riaccenderemo i nostri riuniti, i
l problema delle rivalse potrebbe non essere l'ultimo che ci toccherà affrontare.
E allora, insieme ai tanto sbandierati aiuti economici che ancora stentano ad approdare sui nostri conti correnti, il Governo si appresti a tutelare il lavoro di chi, insieme a tanti altri, vuole contribuire alla ripartenza della
Nazione, con un provvedimento che escluda da ogni ipotesi di responsabilità professionale il contagio da infezione da Coronavirus, dichiarata ormai pandemia mondiale. 

Gianvito Chiarello: Presidente Nazionale Suso 

 
 

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