Considerazioni dei dottori Sodano e Del Mastro sulle prossime decisioni di ENPAM che incideranno, non solo sull’aumento o diminuzione della possibilità di andare in pensione in anticipo
I laureati a metà degli anni ’80 ricorderanno con nostalgia la fine del ciclo di studi e l'ansia per l'incertezza del futuro.Infatti, il corso di laurea in odontoiatria era talmente nuovo che... il legislatore aveva scordato di strutturarne l'Esame di Stato! La platea di coloro che avevano terminato l'università e restavano parcheggiati si ingrossò e il problema non fu risolto se non dopo parecchi mesi.
Perché questa storia?
Per un motivo molto semplice. Anche in quei momenti, col rischio di vedere sfumare anni passati sui libri, il pensiero dominante non era la paura ma la delusione di non poter iniziare la professione.
E l'iscrizione all'Ordine, per quanto lontana, veniva vista come un privilegio, quello di entrare a far parte della forza lavoro di questo grande paese, fare i medici (anche se allora era più frequente parlare di odontopuffi...) e poter aiutare le persone. Il resto? Tutto in secondo piano assieme alle polemiche su un ipotetico mansionario striminzito degno più di un cerusico/barbiere che di un potenziale chirurgo. La politica fu lenta all'epoca ma l'Ente di Previdenza Enpam (ora Fondazione) ancor di più. I primi laureati dell'84 dovettero aspettare fino al '95 per vedersi accogliere nella nostra attuale casa della previdenza, quando ormai alcuni colleghi, senza nessun paracadute sociale ed economico, erano deceduti.
Tutto ciò ad indicare quanto i primi laureati chiedessero di buttarsi nel mondo del lavoro e reclamassero anche a gran voce l'attivazione di una qualsivoglia forma di previdenza che garantisse, oltre al presente, anche un futuro.
E ora?
Ora, parecchi di quegli entusiasti sono maturati, ingrigiti, ingobbiti e stanchi.
Quello che per molti continua a essere un mestiere affascinante, per altri inizia a configurarsi come un peso, costretti a districarsi fra maleducazione crescente, aumento delle difficoltà operative e degli adempimenti, magari qualche genitore a carico di difficile gestione e le risorse fisiche che da giovane sembrano infinite ma, dopo i sessanta, cominciano a sgocciolare via, come sabbia da una clessidra. Questi i motivi di fondo che portano oggi, alla luce di una professione sempre più usurante, a pensare seriamente all’ipotesi prepensionamento, istituto che ENPAM ha recentemente revisionato.Infatti, se il 2021 rappresenta lo scollinamento finale della riforma della contribuzione dei liberi professionisti e l’aliquota di versamento ha raggiunto il picco massimo del 19,50%, questo lo si deve alla Riforma epocale varata nel 2013.
La consiliatura degli anni delle riforme dello Statuto e del Regolamento si concluse con l’auspicio che, arrivati a regime, si potesse guardare avanti con maggiore fiducia per poter allentare il carico dovuto all’aumento dell’età pensionabile, dell’aliquota di contribuzione e all’abbassamento dell’aliquota di rendimento del denaro corrisposto a fini previdenziali. La riforma conteneva un dato di assoluta novità per il Fondo della Libera Professione: l’introduzione della pensione anticipata, finalizzata a consentire al libero professionista di accedere qualche anno prima alla pensione, al compimento di 62 anni d’età - avendo però almeno 35 anni di contribuzione – e consentendo comunque il proseguimento dell’attività lavorativa con la possibilità di accedere a una contribuzione ridotta del 50%.
Potendo percepire il trattamento pensionistico per più tempo, come ovvio, la scelta di anticipare l’età della pensione comporta una penalizzazione che corrisponde, a oggi, a una riduzione dell’assegno di circa il 3,5% per ogni anno anticipato.
Novembre, si sa, è il mese in cui si discute il Bilancio Preventivo ENPAM, mese in cui sono chiamati a raccolta il CdA, le Consulte in cui tutto viene preliminarmente visionato e, infine, l’Assemblea Nazionale, l’organo deliberante.
Tra pochi giorni, quindi, il Comitato Consultivo del Fondo della Libera Professione si riunirà per discutere, oltre che del Bilancio Preventivo, proprio della rideterminazione dei coefficienti di penalizzazione.Lo scenario auspicabile, proprio in virtù dello scollinamento e del successivo raffreddamento della pressione degli effetti della riforma sui liberi professionisti di cui sopra, potrebbe essere proprio quello di calmierare, ridurre il 3,5%, ma un altro scenario possibile è che tale valore possa invece essere ulteriormente accresciuto.
Un’ipotesi infausta e non gradita, sia perché tra le variabili sopraggiunte c’è quella della riduzione dell’aspettativa di vita che per gli italiani, dati Istat alla mano, ammonta a circa 1,2 anni, sia perché mancano studi attuariali recenti e utilizzabili. Per assurdo, parrebbe quasi di rilevare che continuare a mettere “fieno in cascina” sia diventato il mantra preferito di un Ente che si fregia sempre di darci notizie roboanti sull’infinito accrescimento del suo patrimonio.
La libera professione e il suo Fondo portano in dote alla Fondazione bilanci in ordine, conti in regola e possiedono, inoltre, un requisito essenziale di equilibrio di cui altri fondi sono privi: la giovinezza!
Sarebbe scellerato continuare a comprimere le nostre peculiarità e le indubbie eccellenze, perché ormai abbiamo già dato…: l’indennità per l’inabilità temporanea e la pensione anticipata per noi sono conquiste recenti che vorremmo ormai considerare inalienabili, visto che per gli altri fondi sono a regime già da tempo! L’equazione che porta a un patrimonio unico florido a spese di tutta una categoria chiamata ai sacrifici, ha una sinistra speculare coincidenza con l’analogia bancaria che prevede “privatizzazione degli utili e collettivizzazione delle perdite…”
Raffaele Sodano e Giulio Del Mastro: già Consultori Fondo per la Libera Professione Quota B Enpam
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