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24 Novembre 2021

Il falso problema della laurea “specializzante”

Per il dott. Comitale non mancano gli specialisti, mancano i concorsi. E poi il dubbio, ma il non pretendere la specializzazione, chiesta invece ai medici, non sminuirebbe la figura dell’odontoiatra nel SSN ed un quesito: perché non richiedere che odontoiatria diventi un presidio del SSN come maxillo?


Gentile Direttore, leggo sempre con interesse i suoi editoriali domenicali.
Mi permetto di intervenire su un tema a me caro (chi mi conosce lo sa), le Scuole di Specializzazione per Odontoiatri.Rendere la laurea in odontoiatria “specializzante” (oltre che abilitante) per permettere l'accesso degli (giovani) odontoiatri al SSN è in realtà un falso problema: a mancare non sono gli Odontoiatri specialisti, ma mancano i concorsi.

All'ultimo concorso espletato (sottolineo espletato, non solo bandito, perchè spesso capita anche che vengano banditi e non espletati) in Veneto nell’ottobre 2021, per quattro posti ci sono state oltre cinquanta domande (58 con precisione, di cui 45 ammessi). Nel precedente concorso espletato, nel lontano 2013 (sempre in Veneto) per un posto ci sono state 47 domande (19 ammessi a partecipare). Non mi sembra pertanto ci siano carenze di offerta, cioè odontoiatri disponibili a lavorare nel SSN, ma piuttosto carenza di domanda (da parte del SSN). Inoltre l'eliminazione del requisito della specializzazione per gli Odontoiatri del SSN li renderebbe ancora meno valorizzati. 

E poi Le chiedo (e mi chiedo):

  • Come si interfaccerebbero nei reparti misti (ospedaliero-universitari) gli odontoiatri ospedalieri senza specializzazione con i Colleghi Universitari (questi ultimi magari con specializzazione e/o dottorato)?
  • Come si interfaccerebbe (o come verrebbe visto) l' ”odontopuffo” assunto dal SSN senza diploma di specializzazione con i Colleghi medici ospedalieri (questi si specialisti)? 
  • E potrebbe “fronteggiare” i Coordinatori di Reparto ed i  Dirigenti delle professioni sanitarie (con laurea specialistica e Master)? 

Perchè non pensare, invece, per chi “sente la chiamata” del SSN un percorso universitario adeguato sia come formazione (quattro anni a tempo pieno, con il riconoscimento europeo del titolo, come per i medici) che come remunerazione (borse per tutti gli specializzandi non medici, equiparate a quelle dei medici).

Un periodo di formazione cosi strutturato permetterebbe una adeguata preparazione all'ingresso nel SSN.  

Un invito al presidente CAO Raffaele Iandolo (con cui condivido l'origine campana) ed agli altri organi istituzionali (FNOMCEO, Conferenza CCLMOPD, CDUO) e sindacali (ANDI, AIO, ANPO-CIPOOCMF, ANAAO, CIMO): perchè non fare lobby (tutta la categoria insieme) per prevedere nella ormai prossima riforma del D. Lgs n 70/2015 espressamente l'introduzione, almeno nei presidi ospedalieri di II livello (Hub), di una struttura di odontoiatria, oltre a quella prevista di chirurgia maxillo facciale (ogni anno ci sono più fratture di orbita o valutazioni odontoiatriche pre trapianto?)? In questo modo si aumenterebbe obbligatoriamente la domanda (richiesta di odontoiatri da parte del SSN), aumentando cosi concretamente i “posti” disponibili per gli odontoiatri nel SSN.

O perlomeno prevedere strutture “miste” maxillofacciale ed odontoiatria (con obbligo di pari unità di personale medico ed odontoiatrico).
In tale modo si potrebbe anche “sognare” magari di contendere la Direzione delle SOC/UOC “miste” ai cugini maxillo (come avviene già tra medici e biologi per la Microbiologia e tra psichiatri e psicologi-psicoterapeuti per i Centri salute Mentale). 

Ernesto Comitale

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