Il dott. Raffaele Sodano riflette sulle modalità di elezione dei componenti ordinistiche al fine di favorire una ampia base elettorale
Il 6 settembre scorso la direzione generale del Ministero della Salute, Dipartimento della Programmazione, con un'apposita nota invitava tutte le Federazioni degli Ordini Sanitari ad osservare accuratezza e vigilanza sul corretto svolgimento di tutte le procedure elettorali esperite o in fase di organizzazione. L'esigenza di trasmettere la protocollata nota, si legge, nasceva da "segnalazioni con le quali vengono evidenziate presunte irregolarità nella gestione delle procedure elettorali, con particolare riguardo alla mancata osservanza dei principi di trasparenza amministrativa, compromettendo una partecipazione democratica degli iscritti alla partecipazione democratica".
La nota inoltre evidenziava "la necessità di richiamare gli stessi (gli Ordini ndr) al rigoroso rispetto delle norme in materia elettorale, in modo da assicurare uno svolgimento delle operazioni elettorali improntato a garantire la massima partecipazione dell'elettorato", sia ai fini dell’esercizio dell’elettorato attivo che di quello passivo (diritto a candidarsi), quest’ultimo limitato dall’iniziativa assunti da alcuni ordini di avviare le procedure elettorali in agosto con presentazione delle candidature entro agosto, mese in cui notoriamente si concentrano le ferie della maggior parte dei professionisti.
La nota contiene tanta roba, verrebbe da dire. Peccato non poter conoscere il dettaglio delle segnalazioni pervenute. Ma qualche considerazione la cronaca riferita ad alcuni Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri di questi giorni consente di farla.
Partecipazione democratica e la massima partecipazione dell'elettorato.
Premesso che tutti gli iscritti hanno diritto di voto, si dovrebbe favorire una partecipazione più massiccia del corpo elettorale, sia per rafforzare il senso di apparenza e di adeguato riconoscimento istituzionale ad Organismi Sussidiari dello Stato (per la cui composizione quasi sempre si raggiunge l'adeguato quorum dei votanti solo alla terza e ultima chiama) sia –sussurriamocelo – per non vedere Presidenti eletti con un 10% di elettori affluiti al seggio: così se ne svilisce l'autorevolezza.
Esistono e sono percorribili adeguate soluzioni?
Il voto online consentirebbe di favorire l'accesso al voto di chi al seggio non può o vuole recarsi. Una soluzione semplice e sostenibile già sperimentata e auspicata anche dalla FNOMCeO, ma che ha suscitato assai poco appeal. Prevale l’idea che la "rivoluzionaria" modalità non debba soppiantare quella abituale: l'occasione di incontro, l'impareggiabile fruscio della matita sulla carta, gli scatoloni inceralaccati, il saluto al comitato elettorale composto secondo le regie regole vanno tutelati. Il voto "agile", a distanza, dal salotto di casa o dalla scrivania in studio piuttosto che dal cellulare in metro necessita dell'individuazione di idonea e certificata piattaforma, di apposito bando di gara, ma poi consentirebbe di procedere spediti e sereni evitando –elezione napoletana del quadriennio trascorso docet – scivoloni interpretativi/applicativi di quei “misteri informatici” che a volte queste tornate ci riservano prestando così il fianco a querelle giudiziarie che lasciano sempre un po' di amaro in bocca.
Una delle rare manifestazioni di digitalizzazione riguarda il voto mediante l'impiego di tablet: la base elettorale non cambia, la cabina elettorale fisica è immutata. Resta la sensazione che poco muti affinché nulla cambi. Non fosse mai che si materializzi il sortilegio di una competizione elettorale con base di votanti poco predicibile e potenzialmente capace di manifestare una reale esigenza di cambiamento.
In queste settimane abbiamo letto dalla stampa generalista e/o visto/ascoltato filmati alcuni accadimenti che avrebbero messo a rischio la validità del voto. In attesa degli esiti investigativo/giudiziari, cronache giornalistiche danno per scontata una nuova tornata elettorale (sembrerebbe a liste confermate senza rimettere in gioco anche la preliminare presentazione delle stesse, il che avrebbe almeno ripristinato il diritto all’esercizio dell’elettorato passivo, ma tant’è!). E smentiscono la peregrina idea che i generici annunci di commissariamento letti nella nota ministeriale non preludessero a svarioni dei sistemi di controllo dell'accesso al voto tipo il banale riconoscimento dell'elettore.
Probabilmente il Sistema necessita di una riforma che attui lo svecchiamento delle regole, il ricambio generazionale, che ci sia alternanza non sussurrata e/o dribblata/elusa. Una simile riforma almeno eviterebbe il serpeggiante sospetto che su quegli scranni esserci sia straordinariamente profittevole e permanerci in eterno o quasi un dovere costituzionalmente non scritto ma esercitato. Un sospetto che a sua volta porta disaffezione al voto.
Dott. Raffaele Sodano, odontoiatra inscritto all’Ordine di Napoli
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