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23 Maggio 2008

Il sospetto e la gestione della malattia parodontale

di Arturo Zenorini


La relazione esistente tra patologie a carico del parodonto e malattie sistemiche è un dato ormai acclarato da numerosi studi e di cui il medico di famiglia dovrebbe tenere conto. Le principali correlazioni individuate finora riguardano i rapporti tra parodontite ed eventi cardiovascolari, diabete, complicanze cardiopolmonari e ostetriche, determinati dalla diffusione microbica al circuito ematico e/o dalla liberazione sistemica di sostanze proinfiammatorie. Spesso i medici di Medicina generale, per onesta ammissione di insufficiente competenza nel settore, tendono a non eseguire ruotinariamente un esame della cavità orale e delegano immediatamente a uno specialista la risoluzione di patologie a carico di denti e gengive. Senza necessariamente dover apprendere una moltitudine di nozioni che ovviamente non possono che restare bagaglio culturale di un odontostomatologo, è però opportuno che i Mmg siano in grado, sulla base di semplici rilievi anamnestici e semeiologici, di sospettare la diagnosi e prendere conseguentemente le decisioni terapeutiche più pertinenti.
È quanto sostiene la Società italiana di parodontologia (Sidp), che difatti ha elaborato una specifica strategia di comunicazione rivolta ai medici di famiglia.
«Nella maggior parte dei casi» spiega Gianfranco Castronà, della commissione editoriale Sidp «le parodontopatie sono accompagnate da uno scarso corredo di sintomi, che possono decorrere per anni senza che siano causa di richiesta di visita da parte del paziente. Comunque, nelle fasi iniziali, il segno più evidente è rappresentato dal sanguinamento gengivale, mentre nelle fasi più avanzate possono comparire ascessi ricorrenti, mobilità dentale con fenomeni di migrazione, difficoltà alla masticazione, fino alla perdita spontanea del dente. Di fronte a quadri del genere, la misura senza dubbio più efficace è quella di invitare il paziente a contattare un odontoiatra per i trattamenti del caso».
Va sottolineato che, un ruolo determinante nello sviluppo della malattia, è giocato da una non corretta igiene orale. Il fumo, la presenza di malattie sistemiche come il diabete possono influenzare negativamente il decorso della patologia.
«Ecco, quindi, emergere margini di intervento per il medico di Medicina generale» sottolinea Castronà. «Nei fumatori, per esempio, diventa rilevante l’opera di sostegno psicologico nella decisione di ridurre o eliminare il consumo di sigarette. Ma, in generale, l’opera più importante è quella di far capire agli assistiti la rilevanza, ai fini della salute dell’intero organismo, di un’accurata igiene orale per mezzo di spazzolino e filo interdentale, che permette di evitare lo sviluppo e l’accumulo della placca batterica, fattore chiave per la prevenzione della parodontite. È infine decisivo raccomandare ai pazienti di sottoporsi con regolarità a visite di controllo in uno studio odontoiatrico».

Per saperne di più: www.periomedicine.it

Giornale del Medico 2008; 12

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