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12 Ottobre 2020

I Fondi e l’odontoiatria pubblica dal punto di vista clinico e non solo

Da clinico e da docente universitario il prof. Gagliani porta il suo punto di vista sulla questione nata dopo il servizio della Gabanelli sui Fondi integrativi

di Massimo Gagliani


Mi piace ritornare, da clinico, su alcune tematiche che molto bene ha tratteggiato Norberto Maccagno nel suo Di Domenica…sui Fondi; tranquilli, non ce la cantiamo e non ce la suoniamo.
E, facendo rapido stralcio, ripropongo quanto dice sulla Gabanelli “A stupirmi è il fatto che la Gabanelli, paladina della tutela dei cittadini, accetti come normale che un professionista che ha firmato un contratto accettando le condizioni indicate (tra cui il tariffario), per non rimetterci “truffi” l’assistito utilizzando materiali scadenti o difformi da quanto prescritto o perfino utilizzando materiali non certificati (quelli provenienti dalla Cina) e quindi illegali".

Purtroppo, questa è la punta dell’iceberg del problema costi; sappiamo che i materiali incidono in misura inferiore al 20% nel costo delle prestazioni. 

Chi usa materiali scadenti o contraffatti fa il suo male e quello dei pazienti in una lotta alla miseria che è contrassegnata in verità dal valore del tempo, unico vero valore che viene svilito non solo nell’odontoiatria, ma anche nella medicina in generale.  

La possibilità che si trovi qualcuno disposto a lavorare per un compenso orario inferiore a quello di un idraulico, con tutto il rispetto per quelli che in milanese chiamiamo i “trumbé”, dischiude le porte al mondo dei cosiddetti strozzini terzi paganti, ovvero le convenzioni che, in misura maggiore o minore, sono state avvallate anche dalle associazioni di categoria. A questo si aggiunge l’indole isolazionista che ha il dentista, vero male dell’evoluzione professionale. Fors’anche per un’educazione universitaria che colpevolmente tralascia questi fattori nei progetti di insegnamento.

Proprio quest’ultima, innestata spesso in sistemi sanitari nella quale viene considerata la Cenerentola, trasmette un messaggio di avvilente desolazione, non solo per le lungaggini burocratiche cui è soggetta, ma anche per la sciatteria con cui questo servizio viene preso in considerazioni dagli organi dirigenziali non odontoiatrici. 

“Spostare i 4 miliardi dalla defiscalizzazione dei Fondi integrativi al rafforzamento del SSN …. molti dei problemi dell’odontoiatria nascono perchè manca una risposta del SSN” rappresentano, quindi, delle ipotesi chimeriche; le risposte vere sono quelle che, chi lavora nel pubblico, riceve quotidianamente, ovvero fondi scarsi e non designabili all’odontoiatria. Del resto, diciamocelo, se io avessi 100 euro in tasca li destinerei a un odontoiatra o a un rianimatore, soprattutto di questi tempi. La risposta emotiva, e pratica, d’ora in avanti, sarà questa; bisognerà quindi ripensare al vero ruolo che lo Stato controllore – indispensabile nei sistemi misti pubblico-privato – dovrebbe avere in campo odontoiatrico.

Due ruoli sarebbero già sanciti: prevenzione nei giovani e assistenza agli anziani in difficoltà. Il resto potrebbe essere odontoiatria essenziale e calmierata; l’OMS sancisce che con cinque coppie di denti funzionanti la masticazione è efficiente; il resto si potrà fare con sistemi di accesso al credito, se lo fanno per il telefonino, possono farlo anche per i denti. Con un’opera di controllo che lo Stato non è ancora capace di fare in prima persona e che potrebbe delegare, guarda caso, all’Università o ad alcune sue componenti, garante di protocolli e modalità di cura congrue. Ammesso, e non concesso, che si possa credere all’Università.

Io ci spero sempre.

 
 

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