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27 Novembre 2023

La luce polimerizzante: un fascio di elettroni indispensabili

Il prof. Gagliani nel suo Agorà del Lunedì, oggi ci parla di “tempi di cottura” legati alla polimerizzazione del composito ...

di Massimo Gagliani


Ho affrontato il tema delle lampade fotopolimerizzatrici moltissimi anni fa; la luce blu affascinava non poco, da qualche anno le lampade a raggi UV erano finite in cantina (non si buttava via niente, non si sa mai) e si stavano affermando le lampade al plasma. Nel fermento generale emersero molte verità, i dati apparvero controversi ma, in ultima analisi, due furono i punti cardine dai quali non si poteva prescindere: distanza tra luogo di polimerizzazione e tempo dedicato alla polimerizzazione stessa.  

Un dato è sempre stato misconosciuto: il materiale composito, diretto o da cementazione nelle sue varie formulazioni, non poteva essere mai “sovrapolimerizzato”. Per fare un esempio quasi offensivo nella sua banalità, il composito non “scuoce” mai, al contrario del riso e della pasta.  

Ora, essendo il tempo una variabile che noi possiamo impiegare a piacimento, non si vede perché si inseguano tempi di polimerizzazione sempre più rapidi per convertire compositi che, in laboratorio, hanno determinate proprietà mentre nella clinica ne rivelano altre per le variabili in gioco, ovvero distanza della fonte luminosa dalla sede di conversione e la corretta posizione della lampada….si comincia dal dente giusto e, cammin facendo, si arriva a polimerizzare il resto della diga (o il velo pendulo per i birichini che non la usano).  

Dico questo perché numerosi ricercatori si affannano a creare modelli di lavoro su un argomento in grandissima parte rivelato per la sua accezione sperimentale e molto poco frequentato nella realtà clinica che, negli studi passati sotto i miei occhi (non pochi lo giuro), spesso ci ha dato risposte indifferenti o irrilevanti.  

Riflettiamo e, avendo tempo, “diamo una botta di lampada in più” avendo cura di soffiare un po’ d’aria sul dente per evitare l’ebollizione. Qui “less is more..” non funziona, qui “more is best!”.


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