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01 Ottobre 2018

“Sopprimere i test d’ingresso non vuol dire abolire il numero chiuso”, le precisazioni di Iandolo (CAO)

E sulle specializzazioni: “Eliminare il requisito per l’accesso degli Odontoiatri al SSN”


Abolire i test d’accesso alla facoltà di Odontoiatria? Per la Commissione Albo Odontoiatri Nazionale (CAO) è una soluzione che non farebbe altro che spostare il problema alla fine del primo anno, illudendo migliaia di giovani e abbassando, per tutti, la qualità della formazione. 

“Si parla tanto, in questi giorni, di abolire il numero chiuso per le facoltà di Medicina e Odontoiatria – spiega il presidente della CAO nazionale Raffaele Iandolo -. In realtà, ad essere soppresso sarebbe soltanto il test di ingresso, che sarebbe peraltro sostituito da uno sbarramento alla fine del primo anno, secondo il cosiddetto modello ‘francese’.  Un mero slittamento della selezione, dunque, che illuderebbe migliaia di giovani e, senza correttivi, farebbe loro perdere un anno di studio. Senza contare le difficoltà organizzative, strutturali e anche economiche delle nostre facoltà, che oggi non sono pronte ad accogliere una tale massa di matricole”. 

“Anche l’introduzione del sesto anno di Odontoiatria, che avrebbe dovuto garantire una formazione iperspecialistica e ‘sul campo’, si è rivelata, proprio a causa di carenze strutturali e didattiche di alcune sedi universitarie, un mezzo fallimento – continua Iandolo -. Dobbiamo smetterla di proporre riforme improvvisate e senza prima fare i conti con la realtà”.

Eppure, se portata avanti a ragion veduta, una modifica del sistema di selezione potrebbe avere i suoi lati positivi. 

“Sicuramente – ammette Iandolo – la sostituzione del test d’ingresso con un sistema diverso porrebbe un freno a certe anomalie tutte italiane, come il fiorente mercato delle università straniere anche convenzionate con gli Atenei italiani che permettono l’accesso aggirando la selezione. Ma va fatta una programmazione organica, non un’apertura indiscriminata a tutti, che rimandi semplicemente nel tempo il problema, peraltro ingigantendolo con ulteriori difficoltà”. 

I medici hanno mostrato una cauta apertura verso il cambiamento del sistema di selezione, a condizione che venga prima azzerato l’imbuto formativo, aumentando i posti nelle scuole di specializzazione.  

Anche gli Odontoiatri hanno lo stesso problema? 

“La nostra idea – precisa Iandolo - è che quella in Odontoiatria è già di per sé una laurea specialistica, che prepara completamente all’esercizio della professione: per questo motivo, il nostro obiettivo è eliminare, attraverso un apposito disposto di legge, il requisito dell’ulteriore specializzazione per la partecipazione ai concorsi di Odontoiatria pubblica”.         

Qual è dunque la soluzione?  

“Sarebbe opportuno - conclude Iandolo - introdurre un percorso formativo già a partire dagli ultimi anni delle superiori, come ha proposto il presidente della FNOMCeO, Filippo Anelli, e come in parte già sperimentato con il progetto di ‘biomedicina’. Questo permetterebbe ai giovani di capire se sono veramente tagliati per le nostre facoltà, e quindi di scegliere consapevolmente senza sprecare poi il primo anno di università”.   

A cura di: Ufficio stampa FNOMCeO

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