L’Ordine di Bergamo attiva il primo Dossier di Gruppo per odontoiatri, il presidente CAO Stefano Almini ci spiega come funziona ed i vantaggi abbinati alla adesione
Tra le criticità dell’obbligo di aggiornamento ECM fin da subito, tra le più cogenti, fu indicata quella di non riuscire a tenere conto delle esigenze formative del professionista. Negli anni recenti la Commissione Nazionale ECM ha cercato di migliorare i punti critici e, soprattutto nel triennio precedente, la rigidità delle regole ha lasciato il posto ad una maggiore flessibilità, sia nelle modalità formative (la FAD può essere utilizzata al 100% come strumento di aggiornamento) sia nella valutazione temporale complessiva del triennio formativo, che oggi non prevede le suddivisioni delle singole annualità ma che viene inteso come uno spazio temporale triennale, entro il quale ottemperare all’obbligo formativo. Certamente, calibrare un precorso di aggiornamento realmente orientato sulle proprie esigenze formative non è facile.
Uno strumento ancora poco conosciuto (nonostante sia stato attivato nel triennio 2008/2010) è il Dossier Formativo, che può esser “individuale” o “di gruppo”.
Il Dossier, nonostante il nome possa suggerire una immagine che ricordi una semplice raccolta di dati, in realtà ha una alta dignità intellettuale, perché nasce come opportunità di previsione dell’aggiornamento, come un orientamento alle direzioni della propria formazione. Il Dossier, che può essere un utile alleato, ma deve essere compreso nel suo significato.
Il Dossier Individuale, che esprime le personali decisioni di interesse riguardo al proprio aggiornamento, non è di fatto mai decollato probabilmente sia per una non conoscenza delle modalità di attivazione, sia perché non considerato utile alla qualità della formazione stessa.
Il Dossier di Gruppo esprime invece un utile strumento per gruppi di professionisti, identificando le stesse percentuali di interesse per i bisogni formativi sovrapponibili al “gruppo” che aderisce allo stesso Dossier. In questo caso, dopo avere raccolto le adesioni ed avere acquisito il consenso, la gestione burocratica e informale sul portale COGEAPS è svolta dal legale rappresentante, nel caso degli odontoiatri lo stesso presidente CAO.
In questi giorni, all’Ordine di Bergamo parte il Dossier Formativo di Gruppo in ambito odontoiatrico, forse il primo attivato sul territorio italiano, certamente attivato grazie alla esperienza del dottor Stefano Almini (nella foto), nominato dalla Commissione ECM del triennio precedente “responsabile della Comunicazione del Dossier Formativo “, come avvenuto in occasione delle giornate organizzate da AGENAS sulla tematica ECM e Dossier.
“Questa partenza del Dossier di Gruppo che potrebbe apparire un semplice dato di fatto rappresenta invece il risultato di una opportunità per tutti i colleghi, iniziata 3 anni fa (Novembre 2016) nell'ambito dei lavori della Commissione Nazionale ECM”, dice ad Odontoiatria33 Almini che della Commissione ha ricoperto ruoli importanti nel triennio precedente e che può dirsi il vero promotore dell’attivazione del Dossier di Gruppo.
“Da sempre convinto che il sistema ECM dovesse contenere elementi di analisi del ‘perché’ ci si forma ed elementi premianti l’intenzionalità di ‘pensare’ a come dare una direzione al proprio aggiornamento, ho cercato di divulgare il valore della Cultura professionale piuttosto che la mannaia della sanzionabilità ordinistica”, continua Almini. “Ma occorre tempo per acquisire la consapevolezza di incominciare a progettare la formazione. Per questo ho sostenuto durante la precedente Commissione ECM di non rendere obbligatoria la compilazione del Dossier. Occorre cercare di aumentare nei colleghi la responsabilità personale e l’etica stessa del momento formativo prima di pretendere da loro la compilazione del Dossier formativo, vissuto solo come nuovo obbligo senza senso. Occorreva, nel 2016, fare capire alla Commissione che nonostante i dieci anni di vita dello strumento “Dossier”, in realtà non era mai cresciuto né come identità personale né collettiva. Occorreva dare tempo e premiare l'intenzionalità di ‘sperimentare’ il Dossier, piuttosto che validarne l'obbligatorietà come arido dovere”.
Una premessa che Almini fa per ricordare come, grazie al sostegno anche di altri componenti di Commissione che compresero il senso delle sua proposta, riuscì a sostenere e attivare l’aspetto puramente facoltativo del Dossier, nel marzo 2016, evitando che diventasse obbligatorio già dal primo Gennaio del 2017.
Ma cosa è e cosa serve il Dossier di Gruppo?
“E’ uno strumento che consente -ricorda Almini- di cercare di prevedere, all’inizio di un triennio formativo, un percorso formativo in base alle esigenze comuni di un gruppo di professionisti, scegliendo obiettivi suddivisi per tre tipologie: obiettivi tecnico professionali, di processo e di sistema.
Questa scelta di previsione non si rivolge quindi alla definizione di specifici argomenti: la scelta si basa sulla indicazione di percentuali di interesse di tre macroaree, che a loro volta contengono, appunto, gli obbiettivi ministeriali, diversi come orientamento (verso la tecnica di ogni professione, verso i processi di ogni attività, per esempio, di relazione, verso le regole del sistema sanitario nella sua strutturazione).
Non si tratta di dare un nome e cognome al corso che si intende frequentare: occorre solo definirne l’area generale nella quale si orienterà l’aggiornamento, in base ai propri bisogni di miglioramento”.
I vantaggi del Dossier di Gruppo, continua, “sono numerosi, come la potenzialità di pianificazione culturale della categoria secondo un percorso formativo comune ottenendo anche ‘premi’ nella raccolta dei crediti ECM necessari al completamento dell’obbligo formativo”.
Il Dossier di Gruppo può essere attivato da Ordini, Collegi, da Collegi, Aziende Sanitarie. Viene attivato dal rappresentante legale (nel caso dell’Ordine, il suo presidente), o da un suo delegato attivando il Dossier per tutti gli iscritti che hanno aderito alla proposta.
“Il Dossier Formativo –continua Almini- nella sua definizione, corrisponde al concetto di progettare, all'inizio di un triennio formativo, un percorso intellettuale, orientato verso le direzioni proprie della attività professionale, questa volta suddividendo la formazione su tre diverse aree che contengono a loro volta obbiettivi ministeriali diversi ”.
Il Dossier di Gruppo non è un corso collettivo, chiarisce Almini, né obbliga chi ha aderito ad un preciso percorso di argomenti specifici. “Rappresenta un modo per dare una globalità progettuale ad una categoria intellettuale, favorendo l’attenzione del ‘gruppo’ verso una visione allargata degli obbiettivi, includenti, appunto, tre diverse aree d’interesse. La totale libertà di scegliere quale titolo o argomento o materia approfondire sarà assolutamente a discrezione di chi aderisce al Dossier di Gruppo”.
Unica accortezza, chiarisce, “sarà cercare di orientare i propri corsi verso il raggiungimento di quella percentuale d’interesse decisa all’inizio del triennio (per esempio attribuendo il 70% dell’interesse a obbiettivi propri della attività professionale, il 20% ad obbiettivi di processo e il 10% ad obbiettivi di sistema). Nel caso del Dossier di Gruppo, uno solo (il presidente o il rappresentante legale) indica sulla piattaforma COGEAPS, per chi ha aderito, la stessa percentuale di interesse, orientando in questo modo l’intero gruppo di professionisti verso la possibilità di privilegiare un’area rispetto ad un'altra area. E’ possibile per ogni professionista sanitario elaborare un unico Dossier individuale e contestualmente avere altri Dossier di Gruppo. “Nello specifico –chiarisce Almini- per quello che si attiverà a Bergamo lo farà, il presidente CAO che si occuperà della parte burocratica ed informatica per conto di tutti gli iscritti che aderiranno: i colleghi continueranno a frequentare e seguire i corsi, gli eventi frontali, o quelli FAD di preferenza, cercando di uniformare l’aggiornamento secondo la previsione suddivisa in percentuali di interesse (…per esempio in quella ipotesi di 70%,20%,10%).
“Durante il percorso itinerante sul territorio italiano, grazie a conferenze che ho tenuto in molte OMCeO italiane sui temi legati alla Formazione ECM, ho incontrato molti colleghi (anche giustamente) scettici per alcuni aspetti riguardanti il sistema in se stesso, come la verifica dell’apprendimento e della qualità della formazione. Moltissimi non hanno compreso il come ed il perchè il Dossier possa essere utile, nè la diversificazione degli obbiettivi proposti dal sistema ECM. Una volta compreso il significato della formazione continua e dello ‘strumento Dossier’ si possono aprire nuove prospettive ed il Dossier stesso può diventare un ‘alleato’, sia per gli aspetti formativi ma anche nel suo aspetto premiante”.
Regime premiante
Con la recente delibera del luglio 2019, la Commissione Nazionale ECM ha indicato che l’attivazione il Dossier (sia esso individuale o di gruppo) consente di ottenere un bonus di 30 crediti ai quali aggiungere altri 20 crediti di bonus per il triennio futuro qualora il Dossier programmato in questo triennio dimostri di essere stato realizzato almeno al 70%.
“Il Dossier di Gruppo che abbiamo attivato a Bergamo, oltre ai vantaggi in termini di crediti ECM, permetterà di analizzare nel tempo le ricadute formative, nella ricerca di un aumento reale dello spessore intellettuale professionale, a vantaggio del paziente”, ricorda Almini che aggiunge. “Sono questi elementi da considerare come un passo in avanti rispetto alla formazione professionale tradizionale, generalmente non abituata alla previsione e alla analisi, tantomeno ad una rivalutazione a distanza. Credo invece che la nostra professione di odontoiatri ci abbia da sempre abituato a progettare un percorso terapeutico, a pianificare un piano di trattamento, a prevedere in anticipo la scelta di materiali e metodi. Questa nostra peculiare capacità analitica di svolgere bene l’odontoiatria potrebbe essere orientata anche sul versante dell’aggiornamento professionale. Scopriremmo forse una nuova opportunità, quella di governare la direzione del nostro sapere, con il coraggio di individuare i nostri punti di forza e di debolezza. Essere trasparenti con noi stessi e con la nostra coscienza professionale, alla quale affidare le energie migliori e le passioni autentiche, quelle capaci di non scolorire ne tempo.”
“Questa fase di non obbligatorietà ci permette di ‘provare’ il sistema –conclude Almini- senza l'obbligo di farlo per forza. Come CAO di Bergamo abbiamo ritenuto utile attivarlo e cominciare a testarlo prevedendo un Dossier di Gruppo rivolto a tutti gli iscritti all’Albo e siamo pronti a mettere a disposizione la nostra esperienza con altri Ordini”.
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