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04 Giugno 2020

I numeri della legionellosi in Italia ed i casi odontoiatrici

Secondo i dati del 2018, nessun caso certo di contagio è avvenuto nello studio odontoiatrico. Lo 0,8% dei casi notificati si erano, anche, sottoposti a cure odontoiatriche nei 10 giorni precedenti 

Nor. Mac.

La pubblicazione da parte dell’Istituto Superiore della Sanità delle “Indicazioni per la prevenzione del rischio Legionella nei riuniti odontoiatrici durante la pandemia da COVID-19” ha nuovamente portato l’attenzione verso i possibili rischi della diffusione del batterio attraverso lo studio odontoiatrico.  

Ma quanto è alto il rischio, quanti sono i pazienti che hanno contratto la legionellosi sottoponendosi a cure in uno studio odontoiatrico? 

A scattare la fotografia dei casi di legionellosi in Italia è lo stesso Istituto Superiore di Sanità con un report annuale pubblicato sul Notiziario dell’Istituto.
L’ultimo risale al novembre scorso e si riferisce ai casi di legionellosi diagnosticati e notificati al Registro Nazionale della Legionellosi dell’ISS nel 2018. 

Secondo quanto pubblicato, complessivamente nel 2018 sono stati notificati all’ISS complessivamente 2.964 casi di legionellosi, con un incremento del 47% rispetto all’anno precedente.
L’incidenza della malattia risulta, come negli anni precedenti, superiore nelle regioni del Nord (75,3 casi/1.000.000 abitanti) rispetto a quelle del Sud e Isole (13,2 casi/1.000.000 abitanti) e a quelle del Centro (49,9 casi/1.000.000 abitanti). 

Il cospicuo aumento dei casi rilevato nel 2018, rispetto agli anni precedenti -sottolineano dall’ISS- evidenzia la necessità di promuovere attività formative/informative per tutte le categorie a rischio di legionellosi, come indicato nelle linee guida per la prevenzione e il controllo della legionellosi del 2015, al fine di diffondere una maggiore consapevolezza rispetto al rischio di acquisizione della malattia”. 

Un’esposizione a rischio nei 10 giorni precedenti l’inizio dei sintomi è stata riportata dal 15,8% dei soggetti. Dei 2.964 casi notificati, 298 casi (10,1%) avevano pernottato almeno una notte in luoghi diversi dall’abitazione abituale (alberghi, campeggi, navi, abitazioni private), 101 (3,4%) erano stati ricoverati in ospedale, 64 casi (2,2%) erano residenti in case di riposo per anziani o RSA o strutture di riabilitazione, 4 casi (0,1%) avevano altri fattori di rischio (soggiorno in carceri o in comunità). 

Il restante 84,2% dei casi è stato classificato “come di origine comunitaria -vale a dire non nota, spiegano dall’ISS- in quanto non ha riportato alcun soggiorno al di fuori della propria abitazione durante il periodo di incubazione della malattia, anche se 23 soggetti hanno riferito di aver frequentato una piscina e 24 di essersi sottoposti a cure odontoiatriche"

Il 48% dei pazienti affetti da legionellosi presentava altre patologie concomitanti, prevalentemente di tipo cronico-degenerativo (diabete, ipertensione, broncopatia cronico-ostruttiva, 76%), neoplastico (16%), autoimmune (3%), infettivo (1,8%), trapianti (1,2%) e altre patologie (2%).

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