Il World Health Organ pubblica un approfondimento sul perché si tenda ad escludere la salute orale dalle coperture sanitarie universali per la popolazione mondiale.
In un recente articolo pubblicato sul bollettino di ottobre del World Health Organ (organo ufficiale dell’Organizzazione mondiale della sanità) a firma di Tim T Wang, Harald Schmidt e Manu Raj Mathur, ricercatori rispettivamente dell’Università della Pennsylvania e della Publlic Health Foundation of India, si è ragionato sui motivi che escludono la salute orale dalle coperture sanitarie universali per la popolazione mondiale.
L’idea della “Copertura Sanitaria Universale” (UHC) ha avuto notevole sviluppo negli ultimi decenni e, ove praticata, ha dato accesso a cure a basso costo o totalmente gratuite. Un'idea che rientra all’interno di un progetto ben più ampio, i “Sustainable Development Goals (SDG)”, un accordo stipulato nel 2015 alle Nazioni Unite da 150 leader mondiali, in cui è stata programmata una agenda, con scadenza al 2030, che mira a porre fine alla povertà, lottare contro l'ineguaglianza, promuovere lo sviluppo sociale ed economico, oltre ad una attenzione maggiore verso i cambiamenti climatici e allo sviluppo di società pacifiche.
Le prime valutazioni inziali del progetto stanno indicando molti progressi in settori importanti della salute, quali l’immunodeficienza umana, la tubercolosi e la malaria. La salute orale, al contrario, è stata ampiamente assente dalla discussione generale e a livello mondiale, negli ultimi vent’anni, sono stati compiuti progressi limitati riguardo le malattie del cavo orale.
Ancora oggi, in molti paesi, la salute orale non è ritenuta una priorità ed è attribuita alla responsabilità individuale, piuttosto che sociale. I ricercatori sottolineano che non riuscire ad ampliare l'UHC anche alla salute orale rischia di minare il “sistema salute”, generando esiti di disuguaglianza fra i cittadini.
Per monitorare i progressi verso l'UHC, l'Organizzazione mondiale della sanità (OMS) e la Banca Mondiale utilizzano 16 indicatori suddividendoli in quattro macrocategorie:
1) maternità e infanzia;
2) malattie infettive;
3) malattie non trasmissibili;
4) capacità e accesso della popolazione ai SSN.
L’articolo evidenzia che la salute orale è sì stata inserita come una malattia non trasmissibile, ma esclusa dall'essere un indicatore per l'SDG, al fine di migliorare la salute della popolazione.E’ necessaria, concludono i ricercatori, una strategia comune per ridiscutere il problema della salute orale come obiettivo importante nel programma per la Copertura Sanitaria Universale.
Il ruolo importante della salute orale
I ricercatori sottolineano che la maggior parte dei Paesi mondiali ad alto reddito ha attualmenteimplementato una copertura parziale per le spese dentali, con conseguenti disparità di accesso alle cure da parte dei cittadini.
Un sondaggio del 2010, a cura di 29 organizzazioni di cooperazione e sviluppo economico, ha evidenziato che solo cinque Paesi (Austria, Messico, Polonia, Spagna e Turchia) hanno adottato la copertura totale dei costi per le cure dentistiche e sei (Belgio, Finlandia, Germania,Islanda, Giappone e Regno Unito) hanno una copertura che va dal 76 al 99% dei costi. Tre paesi (Lussemburgo, Repubblica di Corea e Slovacchia) hanno un sistema di copertura delle spese dentistiche tra il 50 ed il75%. Nove Paesi (Repubblica Ceca, Danimarca, Francia, Grecia, Ungheria, Italia, Paesi Bassi,Portogallo e Svezia) coprono meno della metà delle spese e sei (Australia, Canada, Irlanda, Nuova Zelanda, Norvegia e Svizzera) sono completamente privi di coperture.
Invece di integrare le cure dentistiche nel UHC, alcuni Paesi forniscono copertura a determinati sottogruppi, comunemente bambini e persone a basso reddito. Tuttavia, in moltissime regioni, la maggior parte dei redditi bassi e medi non hanno iniziative governative che integrino la salute orale nel programma universale di copertura sanitaria.
Le conseguenze del disinteresse nella salute orale
I ricercatori spiegano che, nonostante la possibilità di prevenire molte patologie, le malattie del cavo orale affliggono tutti i Paesi sviluppati e interessano tra il 60 ed il 90% dei bambini, oltre alla stragrande maggioranza degli adulti. Molte di queste malattie possono anche essere debilitanti per il fisico e, alcune volte, addirittura letali. Infatti, oltre alle carie e alle malattie gengivali, le patologie orali comprendono tumori orali e orofaringei, infezioni microbiche ed ascessi dentali. Una cattiva salute orale riduce la qualità della vita limitando la masticazione e l’autostima e condivide fattori di rischio comuni (ad esempio tabacco, alcol, stress e cattiva alimentazione) ad altre malattie come le patologie cardiovascolari ed il diabete. Escludere la salute orale dall’UHC ha conseguenze negative su tutto l’equilibrio fisico e spesso basterebbero interventi preventivi per limitare le gravità.
Ciò però presupporrebbe che tutta la popolazione possa aver accesso alla copertura sanitaria con pari opportunità, anche perché le determinanti nello sviluppo delle patologie orali spesso non sono solo socioeconomiche. Nel 2016 la World Dental Federation ha adottato nuove definizioni per valutare la salute orale dei cittadini identificando cinque linee guida: fattori genetici e biologici; ambiente sociale; ambiente fisico; comportamenti sanitari e accesso alle cure. Mentre i comportamenti sani sono essenziali per mantenere una buona salute orale, concentrarsi solo sulla responsabilità individuale non è la giusta risposta. In realtà, sottolineano i ricercatori, le malattie del cavo orale affliggono in maniera sproporzionata le categorie a basso reddito.
Queste patologie, ad esempio, possono ridurre l'occupazione, rafforzando così le disuguaglianze sociali. Le disparità di cure sono particolarmente nette nei Paesi ad alto reddito pro capite, come gli Stati Uniti dove gli adulti a basso reddito devono affrontare ostacoli strutturali ed economici per accedere a prevenzione e cure odontoiatriche. Nei Paesi a reddito medio basso le spese dentali si sono rivelate una significativa causa di spese mediche enormi per la popolazione.
Invece i Paesi Europei che offrono coperture delle spese dentali hanno dimostrato di avere meno disuguaglianze nell’accesso alle cure. Quindi un UHC comprensivo delle cure odontoiatriche può aiutare a promuovere l’equità in termini di accesso e di esiti sulla salute orale, portando benefici sociali per i singoli, le comunità ed i SSN.
Occorre affrontare e colmare le lacune
La salute orale, spiegano i ricercatori, è quindi un fattore determinante per il sistema sanitario globale ed una componente fondamentale per il benessere psicofisico della persona. Ma, mentre la scelta individuale ricopre già un ruolo importante nella prevenzione e nella cura, il non pieno riconoscimento sociale della gravità delle patologie della salute orale provoca ancora numerosi problemi. Poiché queste patologie condividono molti fattori di rischio comuni, le malattie orali dovrebbero essere integrate negli sforzi principali alla riduzione delle malattie non trasmissibili. Per esempio, una serie di servizi odontoiatrici di base potrebbe essere implementato in tutti i SSN, in modo da aumentare la prevenzione abbassando sia le spese generali di assistenza sia l’accesso alle cure dei cittadini, migliorando di fatto i sistemi sanitari. Anche la politica, evidenziano gli autori, può fare molto.
Occorrerebbe, ad esempio, una sensibilizzazione maggiore nella raccolta dati e nella produzione di analisi a supporto dei servizi odontoiatrici: Dati migliori sono fondamentali per il miglioramento dell’accesso alle cure e di una progettazione appropriata di misure di sanità pubblica in settori quali la fluorizzazione dell'acqua, la formazione della forza lavoro e l'integrazione di esami orali tra le cure mediche primarie. Insieme a questo, diventa fondamentale anche coinvolgere la popolazione locale: una comunità consapevole del ruolo fondamentale della salute orale può spronare le istituzioni a riconoscerne l’importanza. Il diritto alla salute orale è coerente con le intenzioni dei “Sustainable Development Goals” poiché aiuterebbe a ridurre la disparità sociale ed economica.
Ad oggi, i progressi verso la “Copertura Sanitaria Universale” sono stati incoraggianti, ma purtroppo un approccio totalmente disomogeneo nei confronti dell’inclusione delle cure dentali tra i servizi in copertura economica, rischia di mettere a rischio i miglioramenti della salute globale e di porre a repentaglio i cittadini più vulnerabili a causa di una errata concezione della responsabilità personale.
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