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13 Maggio 2014

Il 71,1% dei dentisti ha avuto ricavi inferiori al 2012 ma nonostante questo l'occupazione tiene. La fotografia dello studio odontoiatrico dal Servizio Studi ANDI


Anche per la quinta edizione del Workshop di Economia Odontoiatrica organizzato da ANDI e svoltosi sabato 10 maggio a Cernobbio (Co), la fotografia della professione odontoiatrica è stata affidata al Servizio Studi ANDI ed illustrata dal prof. Aldo Piperno (nella foto) dell'Università "Federico II" di Napoli.
Una fotografia che conferma che i dentisti in Italia lavorano prevalentemente da soli, con qualche collaboratore, mentre sono ancora viste con sospetto le forme di aggregazione come le società e gli studi associati.

Stando ai dati presentati l'84,2% degli esercenti è titolare di uno studio proprio, l'11,9% è in società con un altro collega in uno studio associato mentre marginale è la presenza della società di capitale, il 2,6% degli esercenti.

Sostanzialmente stabili anche gli odontoiatri che esercitano solo come collaboratori o dipendenti: nel 2012 erano l'11% nel 2013 il 10,9% dei dentisti attivi. Collaboratori che per lavorare sono costretti a frequentare più studi visto che lavorano in uno studio (il 28,4%), in due studi (26,3%), in tre (21,0%), in quattro (8,5%) ed oltre (15,8).

I titolari di studio, a differenza di quanto accadeva un tempo, oggi sembrano dedicarsi con più attenzione alla gestione di un solo studio (il 57,8% ha dichiarato di possederne uno solo) o al massimo di due (33,6%).

Sul fronte  collaboratori il 58% degli studi odontoiatrici ha almeno un collaboratore odontoiatra, il 31% un collaboratore igienista. Per quanto riguarda le assistenti alla poltrona il 17,7% degli studi non ha una Aso mentre il 41,7% ne ha una, il 27,2% due, il 13,5% tre o oltre.
Ancora poco presente la segretaria visto che il 68,6% ha dichiarato di non averla, molto probabilmente è l'assistente alla poltrona a svolgere anche il lavoro di segreteria.

Negli ultimi 5 anni la forza lavoro negli studi odontoiatrici è rimasta invariata per il 63%, è cresciuta per il 20,1%, mentre sono stati costretti a ridurla il 16,9% degli studi. A farne le spese sono state prevalentemente le Aso.

In totale i dipendenti degli studi odontoiatrici superano i 100 mila.

Dal punto di vista della "produttività"  il 48,4% degli studi lavora per un tempo coerente alle proprie possibilità mentre il 44,2% ha dichiarato di non essere impegnato per le potenzialità dello studio, prevalentemente (94,9%) perché mancano i pazienti cosa che condiziona, ovviamente i ricavi visto che il 71,1% degli studi ha avuto nel 2013 ricavi inferiori rispetto al 2012. Andamento dei ricavi certamente influenzati dalle tariffe praticate visto che il 33% ha dichiarato di averlo tariffe più basse di quelle indicate nel tariffario indicativo ANDI, mentre il 55% di non aver aumentato i prezzi.
L'indagine condotta dal Servizio Studi  ANDI ha anche cercato di capire per quali prestazioni nel 2013 i pazienti si sono rivolti ad un dentista. In prevalenza per conservativa (71,1%), per visite di controllo (47,0%), per riabilitazioni protesica (20,9%), per estrazioni (19,6%), cure ortodontiche (7,9%), cure parodontali (5,3).

E quali sono, secondo i dentisti italiani le azioni da compiere nel prossimo anno per combattere la crisi?

Per il 27,8% degli intervistati riorganizzare il lavoro di studio in modo più produttivo ed efficiente, mentre per il 21,1% risparmiare nelle spese di studi, investire nello studio (13,5%), trovare forme di aggregazione con altri colleghi o studi (12,6%), rivedere le tariffe (10,0%), convenzionarsi con i gestori dei fondi integrativi (9,0%), ricercare nuove modalità di rapporto con la componente odontoiatrica del SSN (6,1%).

Sull'argomento leggi anche: 

12 Maggio 2014: Lo smartphone piuttosto che un sorriso sano. Dal Workshop ANDI di Cernobbio le indicazioni sul futuro della professione e non solo

12 Maggio 2014: Nel 2013 oltre 6 milioni di italiani hanno rinunciato alle cure odontoiatriche per i costi. Per evitare che si rivolgano al low-cost guardate con interesse ai fondi integrativi, il consiglio del Censis dal WEO di Cernobbio

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