Anche per la quinta edizione del Workshop di Economia Odontoiatrica organizzato da ANDI e svoltosi sabato 10 maggio a Cernobbio (Co), la fotografia della professione odontoiatrica è stata affidata al Servizio Studi ANDI ed illustrata dal prof. Aldo Piperno (nella foto) dell'Università "Federico II" di Napoli.
Una fotografia che conferma che i dentisti in Italia lavorano prevalentemente da soli, con qualche collaboratore, mentre sono ancora viste con sospetto le forme di aggregazione come le società e gli studi associati.
Stando ai dati presentati l'84,2% degli esercenti è titolare di uno studio proprio, l'11,9% è in società con un altro collega in uno studio associato mentre marginale è la presenza della società di capitale, il 2,6% degli esercenti.
Sostanzialmente stabili anche gli odontoiatri che esercitano solo come collaboratori o dipendenti: nel 2012 erano l'11% nel 2013 il 10,9% dei dentisti attivi. Collaboratori che per lavorare sono costretti a frequentare più studi visto che lavorano in uno studio (il 28,4%), in due studi (26,3%), in tre (21,0%), in quattro (8,5%) ed oltre (15,8).
I titolari di studio, a differenza di quanto accadeva un tempo, oggi sembrano dedicarsi con più attenzione alla gestione di un solo studio (il 57,8% ha dichiarato di possederne uno solo) o al massimo di due (33,6%).
Sul fronte collaboratori il 58% degli studi odontoiatrici ha almeno un collaboratore odontoiatra, il 31% un collaboratore igienista. Per quanto riguarda le assistenti alla poltrona il 17,7% degli studi non ha una Aso mentre il 41,7% ne ha una, il 27,2% due, il 13,5% tre o oltre.
Ancora poco presente la segretaria visto che il 68,6% ha dichiarato di non averla, molto probabilmente è l'assistente alla poltrona a svolgere anche il lavoro di segreteria.
Negli ultimi 5 anni la forza lavoro negli studi odontoiatrici è rimasta invariata per il 63%, è cresciuta per il 20,1%, mentre sono stati costretti a ridurla il 16,9% degli studi. A farne le spese sono state prevalentemente le Aso.
In totale i dipendenti degli studi odontoiatrici superano i 100 mila.
Dal punto di vista della "produttività" il 48,4% degli studi lavora per un tempo coerente alle proprie possibilità mentre il 44,2% ha dichiarato di non essere impegnato per le potenzialità dello studio, prevalentemente (94,9%) perché mancano i pazienti cosa che condiziona, ovviamente i ricavi visto che il 71,1% degli studi ha avuto nel 2013 ricavi inferiori rispetto al 2012. Andamento dei ricavi certamente influenzati dalle tariffe praticate visto che il 33% ha dichiarato di averlo tariffe più basse di quelle indicate nel tariffario indicativo ANDI, mentre il 55% di non aver aumentato i prezzi.
L'indagine condotta dal Servizio Studi ANDI ha anche cercato di capire per quali prestazioni nel 2013 i pazienti si sono rivolti ad un dentista. In prevalenza per conservativa (71,1%), per visite di controllo (47,0%), per riabilitazioni protesica (20,9%), per estrazioni (19,6%), cure ortodontiche (7,9%), cure parodontali (5,3).
E quali sono, secondo i dentisti italiani le azioni da compiere nel prossimo anno per combattere la crisi?
Per il 27,8% degli intervistati riorganizzare il lavoro di studio in modo più produttivo ed efficiente, mentre per il 21,1% risparmiare nelle spese di studi, investire nello studio (13,5%), trovare forme di aggregazione con altri colleghi o studi (12,6%), rivedere le tariffe (10,0%), convenzionarsi con i gestori dei fondi integrativi (9,0%), ricercare nuove modalità di rapporto con la componente odontoiatrica del SSN (6,1%).
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