Il caso è tutt'altro che isolato, un paziente intraprende una terapia ortodontica fissa ma durante la terapia ci si accorge che non segue le indicazioni del clinico, trascura l'igiene orale mettendo a rischio denti e gengive.
Come deve comportarsi il dentista. Smontare tutto o continuare a spiegare che deve curare l'igiene orale ma portare a termine la terapia?
E quali sono le sue responsabilità se, una volta "sbadato", i denti si sono cariati?
A rispondere a questi quesiti è una recente sentenza del Tribunale di Trento con la quale ha condannato un dentista reo di non aver rimosso l'apparecchio ortodontico di un paziente palesemente non collaborativo che a seguito della terapia stessa si è visto compromessa la salute orale.
Il fatto
Nel 2004 il paziente, una minore, intraprende una cura ortodontica fissa. Nonostante i continui avvertimenti del dentista, la salute orale del paziente non è soddisfacente. Nel 2009 il dentista riscontra iniziali lesioni da decalcificazione e fa presente alla madre che bisognava ricorrere ad una idonea terapia per arginare il problema: ma la madre non ha autorizzato il medico ad eseguire quanto necessario.
Il dentista decide di non rimuovere l'apparecchio anche perché, si legge nella sentenza, i genitori avrebbero perso il contributo che la Provincia eroga per queste prestazioni, ma solo a terapia terminata.
Nel 2010 si completa la terapia e viene smontato l'apparecchio. Il paziente, però presenta lesioni cariose su quasi tutti gli elementi dentari alcuni dei quali con interessamento pulpare. I genitori si rivolgono al proprio avvocato e chiedono i danni al dentista; danno che il Ctu nominato quantifica in circa 20 mila euro per danno biologico permanente.
Il giudice sentiti, vari Ctu ritiene di condannare il dentista ritenendolo, comunque, responsabile.
Secondo il giudice, supportato dai parerei dei consulenti, "il tempo intercorrente tra la comparsa di una white spot e l'evoluzione di una lesione cavitaria cariosa, in assenza di misure preventive, risulta essere di soli sei mesi e che, quindi, è verosimile che la grave decalcificazione accertata nel maggio 2010 abbia avuto inizio negli ultimi mesi dell'anno precedente, può ritenersi che il dentista curante se ne sia avveduto per tempo allorché nel settembre 2009 segnalò la presenza dei primi sintomi di lesioni cariose ai genitori della ragazza, consigliando loro di attivarsi per le opportune cure".
Inoltre, continua la sentenza, essendo il dentista consapevole che il miniore "non teneva affatto conto delle sue raccomandazioni" in tema di salute orale, "avrebbe dovuto rimuovere l'apparecchio" anche "senza il consenso dei genitori".
Anche per questi motivi il dentista è stato condannato a pagare la somma di 14.004,00 euro oltre alla rivalutazione dall'ottobre 2011 alla data della pubblicazione della sentenza oltre alle spese processuali e di consulenza quantificate in circa 13mila euro.
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