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07 Maggio 2014

Rapporto Oms: l'antibiotico-resistenza è una minaccia reale


Una preoccupazione non futura ma attuale, presente oggi in ogni parte del mondo: è la resistenza agli antibiotici secondo il nuovo rapporto dell'Organizzazione mondiale della sanità (Oms). "L'antibiotico-resistenza si verifica quando gli antibiotici diventano poco efficaci o inutili contro le infezioni, ed è ormai una delle principali minacce per la salute umana a livello mondiale", afferma Shin Young-soo, direttore regionale Oms per il Pacifico occidentale, ricordando che la resistenza agli antibatterici aumenta i tempi di ricovero in ospedale, i costi dell'assistenza sanitaria e la mortalità.

"L'uso estensivo e improprio di antibiotici negli esseri umani e negli animali è comune non solo in alcuni Paesi del Pacifico occidentale, ma in molte zone del mondo" riprende il funzionario Oms. E l'abuso diventa una minaccia ancora più grande se combinato alla globalizzazione: commercio, viaggi, migrazioni e turismo medico diffondono i patogeni multiresistenti in ogni angolo del mondo in pochi giorni.

Il rapporto Oms si concentra sulla resistenza agli antibiotici di nove germi diversi responsabili di malattie gravi e comuni quali sepsi, diarrea, polmonite, infezioni urinarie e gonorrea. E i risultati destano forte preoccupazione. Un esempio sono i carbapenemi e la Klebsiella pneumoniae, una delle principali cause di infezioni ospedaliere quali polmonite e sepsi neonatali e in terapia intensiva.

"In certi Paesi i carbapenemi sono inefficaci nella metà delle infezioni da Klebsiella" osserva Young-soo, citando anche i fluorochinoloni nel trattamento delle infezioni urinarie da Escherichia coli: nel 1980 la resistenza era nulla, ma oggi in molti Paesi la cura è inefficace in più della metà dei casi.

Un altro esempio?

Le cefalosporine di terza generazione e la gonorrea: la resistenza dilaga in Australia e Giappone, ma si osserva anche in Austria, Francia, Norvegia, Slovenia, Svezia e Regno Unito. L'Europa è in linea con il resto del mondo anche per la resistenza di E. coli e K. pneumoniae alle cefalosporine, fluorochinoloni, aminoglicosidi e carbapenemi con resistenze spesso incrociate che creano germi multi-resistenti.

L'antibiotico-resistenza nell'Unione Europea è più diffusa nei Paesi meridionali e orientali. E tra questi l'Italia, dove la resistenza è monitorata dall'Istituto superiore di Ssanità, che riversa i dati nel network di sorveglianza europeo Ears-Net.
Nel nostro Paese la resistenza della Klebsiella pneumoniae ai carbapenemi è stimata al 29%, seconda solo alla Grecia, e si affianca a una resistenza dell'E. coli alle cefalosporine che supera il 25% e ai fluorochinoloni (40%).

A fronte di un'ottima rete di sorveglianza, gli interventi vanno migliorati. Alcuni Paesi hanno affrontato il problema, ma in altri serve una migliore igiene, l'accesso all'acqua potabile, il controllo delle infezioni nelle strutture sanitarie e un programma di vaccinazioni. Ma per prevenire un ulteriore aumento dell'antibiotico-resistenza servono anche interventi sull'uso di antibiotici e il controllo delle infezioni negli ospedali, nelle lungodegenze e sul territorio.

Il rapporto OMS, che include informazioni sulla resistenza al trattamento di infezioni come Hiv, malaria, tubercolosi e influenza, fornisce un quadro completo e aggiornato sull'antibiotico resistenza, integrando i dati di 114 Paesi.

 
 

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