Stanno sostenendo gli esami i dodici studenti del primo anno del corso di laurea breve per odontotecnici che la SMOM, insieme alla SNO-CNA, è riuscita ad attivare da gennaio a Kampala, la capitale dell’Uganda. Un primo passo verso lo sbarco delle cure dentali riabilitative in una zona d’Africa che raccoglie, compresi gli stati satelliti, 140 milioni di persone, con un’offerta attuale di tre odontotecnici. Ma è un passo molto grande, visto che il Ministro della sanità ugandese e l’ambasciatore italiano hanno chiesto alla SMOM di proseguire in questa direzione: e così, tra i prossimi progetti, ci sarà anche un convegno italo-ugandese che ospiterà una mostra merceologica di aziende italiane interessate a esportare in questo paese. Ce ne parla Pino La Corte, presidente SMOM, che su odontoiatria33.it lancia un appello alle aziende italiane per partecipare al progetto.
Ci racconti che cosa state facendo in Uganda.
Dal 2007 SMOM ha impiantato e gestisce uno studio odontoiatrico in un ospedale della regione di Nebbi. Quando l’Università Makerere di Kampala ci ha chiesto un aiuto per organizzare questo corso di formazione, ci siamo subito attivati e abbiamo coinvolto Giacomo Babaglioni, odontotecnico di Iseo che da anni lavora in Africa. Ci siamo imbarcati in questa idea dal 2009, senza alcuna copertura economica e contando sulla presenza di Babaglioni. Dopo lunghi incontri con l’università ugandese per sbrogliare tutte le pratiche burocratiche, a febbraio di quest’anno è partito il primo anno accademico. Da un punto di vista economico, in assenza di uno sponsor del progetto, confidiamo sul sostegno del 5x1000 degli odontotecnici e l’invio dell’attrezzatura per il laboratorio da parte dell’azienda De Giorgi.
Com’è organizzato il corso?
Giacomo Babaglioni segue la preparazione quotidiana e pratica degli studenti. L’università mette poi a disposizione i professori per le altre discipline mediche. Il corso è triennale e al momento gli studenti sono 12 per anno accademico. Oltre alla didattica quotidiana nel laboratorio dell’ospedale universitario Mulago Hospital sono previsti corsi di perfezionamento con qualificati operatori italiani. Il primo ha visto protagonisti i dottori Adriano Barichella e Loris Prosper. Gli studenti sono stati selezionati per titoli: al momento quindi si tratta di giovani che hanno già intrapreso un percorso di studi e hanno intorno ai 24-25 anni. Ma l’idea è anche quella di permettere a chi esce dalla scuola superiore di seguire questo percorso.
E il progetto come potrebbe evolversi?
Durante la settimana dell’odontoiatria che si è tenuta a fine novembre c’è stata l’inaugurazione ufficiale alla presenza delle autorità locali e dell’ambasciatore italiano a Kampala. Non solo il progetto è piaciuto alle istituzioni ugandesi, ma il ministero della Salute e l’ambasciatore ci hanno chiesto di continuare in questa direzione, di non lasciarli soli. Intenzione delle istituzioni ugandesi è aprire servizi per la riabilitazione protesica anche nelle altre province, il che è un primo passo per portare l’odontoiatria anche tra la popolazione più povera.
Da qui l’appello alle aziende italiane?
L’idea delle istituzioni ugandesi, ma anche nostra, è di riuscire a far sbarcare l’odontoiatria in questo territorio, sia preparando personale medico e paramedico, con i corsi, sia creando un mercato di attrezzature e materiali a sostegno dell’attività odontoiatrica e odontotecnica. La premessa è che l’Uganda è al centro di una zona d’Africa, di stati satelliti che si appoggiano con un bacino di popolazione di circa 140 milioni. Ha già un sistema sanitario di qualità rispetto alla zona, così come quello universitario. Si tratta poi di un paese in forte sviluppo, con un tasso di crescita del Pil del 7% circa.
Per quanto ci riguarda, pensiamo che l’organizzazione di una mostra merceologica, indicativamente per novembre 2012, possa essere un primo passo. Ma quello che ci piacerebbe succedesse è che aziende italiane, già affermate nell’export, pensassero di aprirsi a questo mercato. Dal lato nostro stiamo già lavorando per raccogliere informazioni su mercato, concorrenza, eventuali vincoli legislativi e burocratici.
Ritiene che le potenzialità del mercato locale potrebbe coprire i costi di produzione che le aziende nostrane hanno su suolo italiano?
Occorre considerare che riuniti che noi acquistiamo per le nostre iniziative in Kenya, per esempio, hanno un costo analogo a quelli di più basso prezzo venduti sul nostro mercato: la distanza non è quindi così incolmabile. C’è poi un discorso di investimento: l’Uganda ha una potenzialità notevole, in termini soprattutto di crescita e di popolazione di riferimento. Se il mercato europeo è in crisi, guardare a mercati emergenti può essere un’opzione. Un’azienda poi può anche essere interessata per una questione di immagine.
Come valuta tutto il progetto?
È un risultato straordinario per l’odontoiatria italiana, soprattutto perché la SMOM, che è una realtà piccola, senza risorse, è riuscita emancipare e rafforzare un sistema sanitario nazionale importante come quello ugandese!a fare un passo così grande. Figuriamoci se nella cooperazione allo sviluppo odontoiatrico si imbarcassero anche realtà più grosse e strutturate! Potremmo migliorare il mondo?!
Leggi la lettera di Giacomo Babaglioni
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