L’attività di ricerca in campo parodontale in Italia è piuttosto buona e vanta un deciso impatto sulla comunità scientifica. Ma accanto ai docenti universitari, che certamente producono di più, è molto attiva anche la libera professione. A dirlo, anzi a certificarlo con tanto di dati, la ricerca, pubblicata su Dental Cadmos (10\2011), condotta da Leonardo Trombelli, direttore del centro interdipartimentale di ricerca per lo studio delle Malattie parodontali e perimplantari dell’università di Ferrara, e Roberto Farina, docente per la stessa università. Obiettivo dello studio, valutare quantitativamente la produzione scientifica degli italiani attivamente impegnati nella ricerca e nell’attività clinica in campo parodontale, rilevandone l’impatto sulla comunità scientifica, e comparare la produzione tra docenti e liberi professionisti. Un’analisi importante perché, spiega a odontoiatria33.it Leonardo Trombelli “a oggi non erano disponibili informazioni che caratterizzassero globalmente, non solo in termini di eccellenze, la produzione scientifica del nostro paese in questo campo e il nostro studio rappresenta uno dei pochi lavori che ha cercato di farlo in maniera obbiettiva e metodologicamente ripetibile”.
L’indagine è stata svolta su 73 docenti universitari (37 ordinari, 20 associati, 15 ricercatori, 1 a contratto) e 71 liberi professionisti (soci attivi della Sidp), che, attraverso un’analisi bibliometrica, sono stati caratterizzati in termini di numero di pubblicazioni - sia complessivamente sia in campo parodontale -, citazioni ricevute e indice H. Alla base l’assunto che la qualità e quantità di pubblicazioni e la penetrazione di queste nella comunità scientifica internazionale possano essere considerati indicatori del valore scientifico di un ricercatore.
“Punto di forza dello studio” continua Trombelli “è che ha cercato di censire e quantificare anche l’attività della libera professione, mettendola a confronto con l’accademia. Si tratta di un’operazione originale, che ha voluto segnare un punto di riferimento in un panorama scientifico estremamente vivace come quello dell’odontoiatria. E il risultato, per la verità non inaspettato, è importante perché ha messo in luce oggettivamente quanto da noi percepito come comunità parodontale: ossia, che in Italia ci sono fior fiore di ricercatori anche in questo ramo dell’odontoiatria, sul versante accademico e sul versante libero-professionale. Un dato che va a tutto vantaggio della qualità delle cure, perché il miglioramento delle prestazioni passa anche dall’aggiornamento e dall’attività nel campo della ricerca”.
Come è avvenuta la valutazione della produzione scientifica lo spiega Roberto Farina: “I parametri sono stati ricavati dall’interrogazione, nel marzo 2011, di due database molto utilizzati nella ricerca biomedica, PubMed (National Library of Medicine, National Institute of Health) e Scopus (Elsevier), includendo sia i lavori originali (in vitro e in vivo) sia le revisioni della letteratura (narrative e sistematiche). L’aver utilizzato queste due banche dati riveste una particolare importanza. Innanzitutto perché offrono informazioni accessibili e di conseguenza verificabili da chiunque. È interessante osservare poi che la metodologia di analisi e i parametri di valutazione da noi adottati sono al vaglio dell’Agenzia nazionale di valutazione del sistema universitario e della ricerca (Anvur) per individuare i criteri per la valutazione di coloro che intendono accedere all’abilitazione scientifica nazionale e per la scelta dei componenti delle Commissioni valutatrici”.
Quanto ai risultati della ricerca, “è stato osservato” si legge “come il numero di pubblicazioni di ricercatori e clinici con interesse parodontale siano 16 (valore mediano), di cui il 50% presenta contenuti di prevalente pertinenza parodontale”. In generale, ci sono autori “altamente produttivi con un massimo di 303 pubblicazioni complessive, di cui 141 in campo parodontale. In accordo ai valori mediani registrati, i ricercatori italiani sono stati citati 73 volte e sono autori e coautori di 4 pubblicazioni citate almeno 4 volte”. Come atteso, continua l’analisi, “i docenti universitari pubblicano di più e attraverso le loro pubblicazioni hanno in generale un impatto maggiore sulla comunità scientifica. Il rapporto tra pubblicazioni in campo parodontale e pubblicazioni totali è risultato maggiore tra i liberi professionisti (75%) rispetto ai docenti universitari (35%), e ciò testimonia una maggiore specificità di interesse per i primi”. Altro dato che emerge è che “i professori ordinari hanno un numero maggiore di pubblicazioni rispetto agli associati e ai ricercatori e un indice H maggiore dei ricercatori.”
“Devo dire” è il commento di Trombelli “che i risultati hanno confermato, in maniera oggettiva, il livello più che lusinghiero e le eccellenze di ricerca che abbiamo nel nostro paese in campo parodontale, ma dall’altra parte hanno anche mostrato un’odontoiatria che, anche nella libera professione, non teme confronti con il resto del mondo.”
Fonte della ricerca: “Lo stato della ricerca in parodontologia: il panorama italiano”, Dental Cadmos 2011;10:663-672.
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