L’universalismo sarà salvato dalla sanità integrativa, in un inedito abbraccio con lo Stato. Ne è convinto Marco Vecchietti(nella foto), amministratore delegato e direttore generale di Rbm Assicurazione Salute, che a chi potrebbe liquidarla come una tirata d’acqua al suo mulino propone dati e analisi del libro “La Salute è un Diritto. Di Tutti”.
“Bisogna chiedersi - scrive Vecchietti - se lasciare i cittadini di fronte alla scelta di pagarsi da soli (quando il proprio reddito glielo consente) le prestazioni sanitarie aggiuntive di cui hanno bisogno o creare un Secondo Pilastro Sanitario Complementare che garantisca a tutti, nel rispetto dei medesimi valori fondanti del Servizio Sanitario Nazionale, uguali condizioni di accesso ai nuovi bisogni di cura”. A non offrire una terza via sarebbero la situazione attuale e le prospettive demografiche, economiche e sociali del Paese
Sul fronte della salute orale, a dirla tutta, è già difficile parlare di universalismo. Per curarsi i denti si mette mano ai risparmi o si attiva la propria polizza sanitaria. All’odontoiatria, infatti, è dedicato il grosso della spesa dei Fondi integrativi (oltre mezzo miliardo di euro solo nel 2016, ultimi dati del Ministero della Salute) l e proprio il boom innescato da welfare aziendale e contrattazione collettiva sta avendo sulla categoria un impatto notevole e, a sentire “convenzionati” e non, in chiaroscuro.
Intanto, però, anche su altri fronti il Ssn perde terreno. Presentando il libro alla Camera dei Deputati l’8 maggio, Vecchietti ha sottolineato che tra il 2006 e il 2016 la quota di cittadini non assistiti dal Ssn è passata dal 2,4% al 13,5%, fino a tagliare fuori 8,1 milioni di persone. Il futuro non sarà migliore. La Ragioneria dello Stato prevede che da 2025 il fabbisogno assistenziale richiederà un incremento di spesa di 20 miliardi. Per evitarlo alle casse pubbliche, bisognerebbe rinunciare a un terzo dei livelli effettivi di assistenza, oppure aumentare da 580 a 1.074 € il contributo pagato di tasca propria dagli italiani per le cure private.
Come uscirne?
Secondo l’autore, con un “Secondo Pilastro” da affiancare al Ssn. Questo potrebbe finanziare i nuovi bisogni di cura senza far saltare i conti dello Stato, con una spesa privata intermediata non solo più equa, ma anche più sostenibile ed efficiente di quella privata individuale. L’ “istituzionalizzazione” della Sanità integrativa garantirebbe “nell’ambito di un sistema a ‘governance pubblica’ e gestione privata, una gestione “collettiva’ alla Spesa sanitaria delle Famiglie”. Per quanti non possono accedere autonomamente al Secondo Pilastro Sanitario, ci sarebbe un’assicurazione sociale, alimentata da quote dei versamenti alla sanità integrativa.
Tra le proposte di Vecchietti, c’è anche l’istituzione di Fondi Sanitari Territoriali, che finalizzino le risorse della sanità integrativa a migliorare l’accessibilità alle cure e a colmare le differenze rispetto ai sistemi regionali più virtuosi. Ed è proprio a livello territoriale, suggerisce il libro, che l’integrazione tra Ssn e Secondo Pilastro Sanitario Complementare, e quindi tra pubblico, strutture private, fondi e assicurazioni, esprimerà le sue potenzialità a vantaggio di tutti i cittadini, “in un’ottica di gestione sinergica delle Liste di Attesa, di ‘circolarità’ delle informazioni sanitarie (Fascicolo Sanitario Elettronico Integrato) e di supporto agli Investimenti sanitari”.
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