In attesa che il fenomeno dell’abusivismo venga realmente contrastato, alcune sentenze che arrivano da varie procure italiane dimostrano che se si vuole si può punire chi esercita illecitamente la professione di dentista.
La vicenda è quella di sempre: un soggetto che esercitava abusivamente l’odontoiatria è stato riconosciuto colpevole e condannato, non solo per il reato di esercizio abusivo della professione odontoiatrica, ma anche per lesioni. L’imputato, già altre volte condannato per l’esercizio abusivo della professione di odontoiatra, visitava regolarmente i clienti nel proprio studio. In particolare l’abusivo aveva devitalizzato a un ignaro paziente dodici elementi della stessa arcata, li aveva monconizzati e poi protesizzati. L’intervento, cruento e invasivo, e poco professionale, ha provocato problemi alla masticazione del paziente.
Secondo la Corte di cassazione (quinta sezione penale, sentenza n. 27367 del 04/07/2008) “in mancanza della capacità di esercizio della professione, l’imputato avrebbe dovuto astenersi da ogni rapporto diretto con i pazienti e quindi risponde a titolo di dolo delle lesioni cagionate al paziente, non potendo invocare né l’adeguatezza sociale del trattamento posto in essere, né il consenso dell’avente diritto, che la persona curata deve sì prestare previa la dovuta informazione, ma solo e soltanto al professionista abilitato”. Le lesioni, spiega la Suprema corte, devono intendersi consapevolmente volute dall’abusivo, non solo quando siano lo scopo della sua azione (dolo diretto), ma anche quando l’eventualità di cagionare lesioni al paziente è previsto che possa verificarsi e, al tempo stesso, il soggetto accetta il rischio che tale eventualità si verifichi in concreto (dolo eventuale).
GdO 2008; 14
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