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02 Febbraio 2009

Abusivismo: noi non abbassiamo la guardia

di Norberto Maccagno


L’abusivismo è tra le certezze, in un settore dentale in continua evoluzione. Nonostante l’indignazione e i fiumi di parole spesi sull’argomento, è un fenomeno addirittura in aumento; almeno stando ai dati diffusi dal Comando generale dei carabinieri per la tutela della salute. Infatti, se il numero dei controlli dei militari dell’Arma effettuati dal 2006 a oggi è sostanzialmente lo stesso (poco più di 900, sia nel 2006 sia nel 2007 e un migliaio nel 2008), le denunce per l’art. 348 del CP - quello che punisce l’esercizio abusivo dell’attività professionale -
si sono, nell’anno appena concluso, più che triplicate. Nel 2006 e nel 2007 gli abusivi denunciati erano stati circa 300, a novembre del 2008 sono stati 1.025. Un fenomeno che, nonostante l’azione delle forze dell’ordine, sembra quindi incontrastabile principalmente a causa delle pene irrisorie per abusivi e prestanomi. Abbiamo incontrato presso il Comando dei Nas di Milano il capitano Paolo Belgi per cercare di capirne di più, se ancora qualche cosa ci fosse da conoscere, sul fenomeno.
Capitano Belgi, è cambiato in questi anni il modo di svolgere l’attività di abusivo?
È cambiato perché è cambiato il modo di svolgere la professione di dentista, sono anche aumentate le figure che possono operare sul paziente, anche se con delle limitazioni, come gli igienisti dentali. Oggi gli abusivi sono non laureati, in prevalenza diplomati odontotecnici, odontoiatri laureati all’estero o italiani laureati all’estero che non hanno l’equiparazione del titolo, laureati non iscritti all’ordine, laureati in igiene dentale che fanno prestazioni non consentite dal proprio profilo professionale o assistenti alla poltrona che effettuano operazioni non consentite nella bocca del paziente. Negli ultimi anni sono poi aumentati abusivi con diplomi di laurea falsi o non riconosciuti nel nostro Paese.
Come scoprite l’abusivo? Tendenzialmente andate a colpo sicuro grazie alle segnalazioni di pazienti, dell’Ordine, delle associazioni odontoiatriche?
Agiamo sia attraverso controlli mirati voluti dal Ministero della salute sia a seguito di denunce alle procure, di segnalazioni dell’Ordine dei medici e odontoiatri, di associazioni sindacali di categoria o effettuate direttamente dai cittadini. Anche quando andiamo “a colpo sicuro”, il lavoro d’indagine è abbastanza complesso. L’obiettivo è quello di scoprire l’abusivo in flagranza di reato. Per questo, prima di tutto, acquisiamo le informazioni preliminari sulla struttura, sulle autorizzazioni, verifichiamo che chi dovrebbe operare abbia tutti i requisiti sia culturali sia tecnici necessari.
Poi, attraverso un intenso lavoro d’indagine studiamo le “abitudini” della struttura, cerchiamo di capire chi la frequenta. Infine facciamo l’accertamento diretto. Se scopriamo l’abusivo mentre sta lavorando procediamo subito alla denuncia e al sequestro della struttura o del riunito, altrimenti sentiamo i pazienti per capire chi ha effettuato le cure e in questo caso, eventualmente, eseguiamo un sequestro cautelativo. I tempi di un’indagine sono mediamente lunghi: diverse settimane o mesi, in relazione al numero di pazienti che sono stati trattati presso il centro. In questo lavoro proficuo è il rapporto di collaborazione che abbiamo con l’Ordine professionale e con le associazioni di categoria dei dentisti. Poi i pazienti sono più sensibili di un tempo, oggi sono consapevoli che rivolgendosi a un abusivo si è truffati. Prevalentemente, i pazienti che incontriamo sono, in prima battuta, convinti di essersi rivolti a veri dentisti, ma appena scoprono la situazione effettiva provvedono loro stessi a denunciarli.
Chi è l’abusivo-tipo?
Prevalentemente si tratta di strutture monospecialistiche inquadrate come società, il cui titolare non ha il titolo abilitante: in genere è un di plomato odontotecnico che assume un odontoiatra prestanome come direttore sanitario in modo da poter acquistare l’attrezzatura e ottenere i permessi necessari. Direi che è molto più rara che in passato la figura del non laureato che opera nel suo studio senza il dentista compiacente iscritto all’Ordine. Durante la nostra attività di controllo abbiamo riscontrato molti casi in cui un solo dentista abilitato era titolare di più studi: lui lavorava in uno e negli altri operavano persone senza i titoli per farlo. A volte abbiamo denunciato strutture con più riuniti, dove in uno lavorava il titolare dentista e nell’altro l’abusivo.
Altra situazione illecita ricorrente è quella dell’assistente alla poltrona che adempie alle funzioni di igienista dentale; molti si giustificano con il fatto che non ci sono abbastanza igienisti. Abbiamo anche igienisti dentali che non si limitano a svolgere le loro funzioni, eseguendo prestazioni esclusive dell’odontoiatra. Questi casi li scopriamo prevalentemente attraverso le testimonianze dei pazienti.
Perché non si riesce a contrastare il fenomeno?
Il problema principale sono le pene che non fungono da deterrente perché i ricavi economici di quest’attività illecita sono elevatissimi e in carcere non ci va nessuno. Nella maggior parte dei casi al massimo rischiano la chiusura temporanea dell’attività e una sanzione pecuniaria irrisoria. È un fenomeno che con il quadro legislativo attuale è difficile da contrastare. Si dovrebbe intervenire modificando la legislazione in modo da inasprire le pene, sia dal punto di vista penale siaamministrativo. Il sequestro e la confisca dell’attrezzatura sarebbero i provvedimenti efficaci per risolvere il problema; il ministro Livia Turco aveva presentato una proposta di legge in tal senso che, però, non ha avuto un seguito.
Penalizzare i prestanome, che “coprono” gli abusivi potrebbe essere un deterrente?
Indubbiamente. L’Ordine può, nei confronti del proprio iscritto, prendere provvedimenti d’urgenza in caso esista la possibilità che l’iscritto reiteri l’illecito oppure aspettare l’esito del procedimento giudiziario. In molti casi prestanome e abusivo patteggiano. In questo caso l’iter diventa decisamente breve; grazie alla 444 il patteggiamento equivale all’ammissione di responsabilità, quindi, diventa più facile sanzionare l’iscritto come previsto dal regolamento dell’Ordine. Sapere di essere certamente inibito all'esercizio  della professione per un anno potrebbe essere un valido deterrente.
La vostra attività di controllo verso le strutture odontoiatriche non riguarda solamente l’illecito di esercizio della professione sanitaria. Che cosa controllate in uno studio odontoiatrico?
Controlliamo sia l’aspetto documentale, sia gli aspetti strutturali e igienici dei locali e dell’attrezzatura. A volte si riscontra unostrumentario non adeguatamente sterilizzato che aumenta il rischio d’infezione, per questo verifichiamo la presenza dell’autoclave, delle schede di controllo e di sterilizzazione annotate giornalmente. Altra verifica è verso i materiali e i kit di emergenza sanitaria, i medicinali ecc. Per i dispositivi medici su misura verifichiamo la rispondenza alla normativa (93/42Cee), dichiarazioni di conformità del laboratorio comprese, poi la documentazione sanitaria del paziente, la normativa della privacy, la gestione delle cartelle cliniche e del consenso informato. Ma la nostra attività di controllo nel settore non si limita ai soli dentisti: verifichiamo i laboratori odontotecnici, i depositi dentali e anche l’industria che produce dispositivi elettromedicali e medici.
Se dovesse segnalare dove, nella gestione dello  studio, i dentisti sono più disattenti?
La gestione dei farmaci e dei kit delle emergenze sono le mancanze che riscontriamo con più frequenza. Il non rispetto del processo di sterilizzazione secondo le procedure corrette e le mancanze nella documentazione sulle sorgenti radioattive sono altri aspetti che contestiamo con più assiduità. In genere più la struttura è articolata e complessa, dove operano più professionisti, più l’attenzione alle norme è forte rispetto allo studio monoprofessionle. C’è da dire che mediamente il dentista italiano, abusivismo a parte, rispetta le regole e questo anche grazie anche al lavoro d’informazione e assistenza svolto dalle associazioni di categoria e dall’Ordine.

 
 

GdO2009/1

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