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30 Maggio 2011

Progettare il futuro: una guida sulla previdenza integrativa

di Andrea Telara


Costruirsi una pensione di scorta, in vista della vecchiaia. Per milioni di lavoratori italiani, odontoiatri compresi, sta diventando una necessità sempre più impellente. Nei decenni a venire, infatti, gli assegni mensili erogati dall'Inps (o dagli altri enti previdenziali di categoria come l'Enpam) sono destinati ad assottigliarsi considerevolmente (si veda il servizio sul GdO 2011/4;10 dedicato alle pensioni pubbliche), con un inevitabile risultato: chi si congederà dal lavoro tra 30 o 40 anni, riceverà dallo Stato una rendita notevolmente inferiore agli ultimi redditi dichiarati. La differenza, secondo le stime più accreditate, è di almeno il 40 o 50% e raggiungerà anche il 60 o 70% per alcune categorie di lavoratori. C'è dunque bisogno di correre ai ripari e di costruirsi una fonte di reddito supplementare per non tirare troppo la cinghia durante la terza età. Una delle possibili vie (almeno per i lavoratori autonomi che non dispongono della "classica" liquidazione) è quella di aderire ai fondi della previdenza complementare, cioè i prodotti finanziari che hanno l'obiettivo di creare, attraverso un piano di risparmio e di investimento nel lungo periodo, una pensione di scorta per milioni di nostri connazionali.

Come funzionano i fondi
Ogni contribuente versa nei fondi pensione (in genere ogni mese) una parte del proprio reddito. I soldi accantonati vengono impiegati sui mercati finanziari da professionisti (che si chiamano gestori): per esempio in azioni quotate sulle maggiori borse internazionali, per chi sceglie delle linee d'investimento abbastanza rischiose, oppure in obbligazioni e in titoli di stato, per chi preferisce strumenti finanziari un po' più sicuri. Il capitale, più i rendimenti maturati, si accumulano negli anni fino a che il sottoscrittore del fondo non raggiunge l'età pensionabile. Non appena si mette a riposo, il lavoratore ha di fronte a sé due possibilità: può convertire tutta la ricchezza accumulata in una pensione di scorta per compensare i sempre più magri assegni erogati dell'Inps (o dagli enti previdenziali di categoria) oppure, in alternativa, può riscattare il 50% del capitale maturato e convertire in rendita soltanto la restante metà. Durante il piano di accumulo, il lavoratore ottiene un beneficio fiscale: i versamenti annui nei fondi pensione possono infatti essere dedotti dal reddito imponibile (fino a un massimo di circa 5.165 euro ogni 12 mesi) assicurando così un risparmio sulle tasse da pagare, in particolare sull'Irpef. Occorre ricordare, però, una cosa molto importante: il capitale accumulato nei fondi previdenziali non può essere riscattato prima della data del pensionamento, se non per motivi straordinari, per esempio in caso di perdita del posto di lavoro o per gravi ragioni di salute, che costringono il contribuente ad affrontare delle spese mediche impreviste. I soldi rimangono dunque "blindati" per molti anni, anche se restano sempre di proprietà di chi li ha versati. Nella malaugurata ipotesi che il sottoscrittore del fondo muoia prima della data della pensione, infatti, il capitale accumulato, più i rendimenti, possono essere ritirati in tempi brevi dai suoi eredi naturali o da altri beneficiari designati. (Nella tabella a fianco, è riportato uno schema che aiuta a capire tutte le tappe che portano alla costruzione di una rendita di scorta).

Leggi anche Scegliere il prodotto pensionistico più adatto

GdO 2011;6

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