Come e perché liberalizzare, in che modo farlo, come armonizzare la riforma di tutti gli Ordini professionali mantenendo però le specificità delle singole professioni, in che modo continuare a garantire prestazioni di qualità ai cittadini coniugando le esigenze del mercato e della globalizzazione. Sono stati questi alcuni degli obiettivi degli Stati generali dell'odontoiatria convocati dalla Cao nazionale a metà dicembre a Roma. Alla manifestazione hanno partecipato tutte le componenti dell'odontoiatria - sindacati, società scientifiche, Enpam, università - con il mondo politico, italiano ed europeo, e le istituzioni - ministero della Salute in testa.
"In questa due giorni" ha sottolineato il presidente Cao, Giuseppe Renzo, "ci siamo messi in gioco come comparto odontoiatrico: abbiamo discusso, condiviso, ascoltato tutti i portatori di interessi. Poi, in quanto organo ausiliare dello Stato, ci siamo fatti tramite per interfacciaci con le istituzioni, la politica e i mezzi di informazione. Abbiamo spiegato alla politica le nostre ragioni e abbiamo ascoltato le loro per capire dove eventualmente sbagliavamo, ma abbiamo ribadito che su certi argomenti - la tutela della salute del cittadino - non ci sposteremo di un centimetro."
Ma, soprattutto, quello che è emerso è un settore odontoiatrico coeso, cosa che da anni non capitava.
"Il settore deve confrontarsi animatamente al proprio interno" ha continuato Renzo "ma deve sapere proporre una posizione univoca per le istituzioni e la politica. Non dovremo più presentarci separatamente o farci separare. Dovremo essere una odontoiatria unita, coesa e determinata a fare valere i propri principi, disponibile al dialogo e al confronto con le istituzioni, ma non a trattare su valori imprescindibili, quali la libertà di cura, la tutela della salute dei cittadini e la mercificazione della salute."
In tema di riforma degli Ordini, l'odontoiatria ha ribadito con forza che i dentisti non la temono e sono pronti a dimostrare che nella propria attività non esistono vincoli "né di accessi, né di tariffe" ha aggiunto Renzo, rivolgendosi ai politici e ai giornalisti presenti. "Gli odontoiatri laureati superano nel 99% dei casi l'esame di abilitazione per l'esercizio professionale. Il riscontro numerico è sicuramente incontrovertibile. Gli Ordini godono di cattiva stampa, bisogna prenderne atto e fare le opportune valutazioni, ma di pari passo devono essere fatte le giuste differenziazioni: cosa ne sarebbe della tutela della salute senza gli Ordini delle professioni sanitarie? E chi garantirebbe la competenza, la qualità e i requisiti morali che devono contraddistinguere un medico/odontoiatra?"
Insomma, ne è risultata una professione disposta a riformare il proprio Ordine, magari ottenendo una completa autonomia rispetto alla componente medica, ma che non è disposta a cedere sui diritti fondamentale: libertà di cura e tutela del cittadino. Principi che a oggi, sembra siano più messi in discussione dal mercato e dall'impossibilità dell'ordine di provi rimedio che dalla visione di riforma del Parlamento.
"La professione odontoiatrica" ha ricordato il presidente Cao "vuol dare il senso del proprio ruolo sociale a difesa della salute dei cittadini dimostrando, con i fatti e con le cifre, che l'Ordine non è uno strumento di autotutela di privilegi corporativi degli iscritti, bensì un elemento insostituibile per garantire la salute e la qualità dell'atto medico."
La posizione della politica
Nessuno vuole abolire gli Ordini, tanto meno quello di medici e dentisti. Questo principio è stato evidenziato negli interventi dei parlamentari - Laura Allegrini (Pdl), Pierluigi Mantini (Udc) e Luigi Lettieri D'Ambrosio (Pdl) - presenti a una tavola rotonda moderata dal giornalista Gigi Marzullo e dedicata al confronto tra politica e settore odontoiatrico. "Di liberalizzazioni si parla troppo e si fa poco" ha detto Pierluigi Martini, onorevole, "ma le vere liberalizzazioni devono essere fatte su energia, autostrade: sui servizi e non sui professionisti. Per i professionisti si deve parlare di una modernizzazione, ponendo l'attenzione sulle regole concorrenziali, ma nel rispetto della responsabilità professionale; si deve lavorare di fioretto." Sulla stessa linea Luigi D'Ambrosio Lettieri, senatore, che ricorda come per 60 anni non si è fatto nulla in tema di ordini professionali e in sei mesi si è stati costretti a intervenire con quattro procedimenti legislativi che "hanno modificato il patrimonio genetico degli ordinamenti professionali. Si sventola la bandiera delle liberalizzazioni omologando tutto al benessere economico. Invece quando c'è in ballo la salute, bene protetto dalla Costituzione, non si può parlare di contrastare i privilegio pensando alla concorrenza, bisogna piuttosto contrastare i poteri dei capitali" e il riferimento va alle possibilità di società tra professionisti e soci di capitale.
"Le norme a oggi approvate" ha ricordato Laura Allegrini, onorevole, "hanno individuato alcuni paletti, ma per la vera riforma degli Ordini ci sarà tutto il tempo di discutere, a cominciare, magari, proprio dalle tariffe che dovranno essere una mediazione tra minimi e massimi."
Parole che non seducono molto i rappresentanti della professione presenti: "Perché se la pensate come noi, invece sono state approvate norme che vanno in senso opposto a quanto detto" è l'obiezione del presidente Andi, Gianfranco Prada. "Che vantaggi economici per il nostro Paese potrà portare la liberalizzazione della professione odontoiatrica?" aggiunge il presidente Aio, Pierluigi Delogu.
A ricordare come, però, sarà la politica a intervenire sulla riforma ci ha pensato Maurizio Gasparri, onorevole. "Sono per la riforma degli Ordini, ma non per la demagogia sulla loro abolizione perseguendo un'idea di liberalizzazione. Qui il problema è un altro, è quello di trovare le convergenze, creare le condizioni per la solidarietà tra gli Ordini e i cittadini."
"Gli Ordini" replica Giuseppe Renzo "già oggi tengono l'anagrafica di medici e odontoiatri. Noi non vendiamo alcun prodotto, ma tuteliamo le prestazioni di qualità che forniamo ai pazienti, che non vogliamo siano chiamati clienti. L'Ordine è l'ultimo baluardo a difesa della salute del cittadino, la politica ci deve dare gli strumenti per continuare a tutelarli e non toglierli."
La liberalizzazione vista attraverso le Manovre
Delle cinque manovre finanziarie che nel 2011 ci hanno toccato come cittadini, le ultime due interessano, e non poco, i liberi professionisti: dentisti inclusi. Le novità più importanti arrivano dalla manovra di agosto, l'ultima "creata" dal Governo Berlusconi, che impone i paletti che dovranno essere inseriti nella riforma degli Ordini professionali, arrivando a indicare il 13 agosto 2012 come data per la loro cancellazione, se non verrà approvata (con un decreto del presiedente della Repubblica). E molti hanno letto la norma come una scusa per cancellarli d'ufficio (visto che il decreto dipende dalla politica) oppure per costringere gli Ordini ad accettare le proposte del Governo, in quanto la non approvazione porterebbe alla loro cancellazione. Il successivo decreto Monti, il cosiddetto Salva Italia, ha tolto questa spada di Damocle, indicando che verranno aboliti solo gli Ordini che entro l'agosto 2012 non si adegueranno introducendo quanto indicato in tema di pubblicità, formazione e tariffe.
Un sunto dei punti della Manovra di ferragosto
Dal punto di vista fiscale la sospensione per gli iscritti all'Ordine per coloro ai quali verranno contestati in cinque anni quattro distinte violazioni fiscali.
Per quanto riguarda le questioni ordinistiche, fermo restante l'esame di stato, vengono abolite le restrizioni all'accesso alle professioni, in merito alle tariffe minime e alla pubblicità; la formazione diventa definitivamente obbligatoria e l'Ordine dovrà introdurre sanzioni per gli inadempienti, così come i liberi professionisti dovranno dotarsi di una assicurazione e le tariffe praticate dovranno essere accettate per iscritto dal paziente.
GdO 2012:1;2-3
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