Due recenti indagini, una condotta dalla società di ricerca di mercato Key-Stone e l'altra dal Servizio Studi Andi (in parte anticipata sul Gdo 2012;2:6), hanno quantificato i consumi degli studi odontoiatrici e descritto in che modo è organizzata la professione. Abbiamo provato a unire i dati, anche se si basano su campioni diversi, ma entrambi rappresentativi della professione odontoiatrica italiana, per cercare di fare una quadro unico della professione.
Età degli odontoiatri
Partendo dall'età dei protagonisti, le due indagini indicano come la professione sia prevalentemente composta da dentisti introno ai 50 anni iscritti all'Albo tra il 1986-1990 (21,7%), 1981-1995 (18,34%), 1991-1995 (15,83%) ma incalzati dalle nuove generazioni; il 25,99% del campione Andi si è iscritto all'Albo degli odontoiatri negli ultimi 10 anni.
Giovani che, come avevamo visto, faticano ad aprire subito lo studio dopo la laurea: il 40% di coloro che si sono iscritti all'Albo negli ultimi 10 anni non è riuscito ad aprirlo entro i 5 anni dall'iscrizione.
I dentisti lavorano prevalentemente in un solo studio (57%), in due (28%), oltre i tre (15%). E lo studio è ubicato prevalentemente in centro (47%) o nella prima cintura (32%), mentre attira meno la periferia (13%) o le zone non urbane (8%).
Il lavoro nello studio
Interessante il confronto dei due sondaggi sull'andamento del lavoro nello studio odontoiatrico. Pur non avendo dati sovrapponibili (la ricerca Key-Stone è stata condotta a metà del 2011, quella Andi tra dicembre e gennaio 2012), dalla seconda emerge che la situazione professionale è peggiorata per il 48,2% e per il 40,16% è rimasta invariata, mentre da quella Key-Stone apprendiamo che in media uno studio dentistico italiano tratta 26,5 pazienti alla settimana; il numero di pazienti è più elevato al Nord Italia, mentre al Sud è sotto la media nazionale. Il 38% dichiara di avere da 11 a 30 pazienti, il 37% al massimo 10, mentre il 24% più di 30 la settimana.
Quali prestazioni?
Rispetto alle varie branche odontoiatriche prevalentemente diminuiscono le riabilitazioni protesiche (il 36% ha lamentato un calo), anche se le altre prestazioni odontoiatriche (il 30% lamenta un calo di conservativa e parodontologia) non stanno meglio.
A crescere, anche se di poco l'implantologia (il 18% indica un aumento delle terapie praticate), mentre è la conservativa, probabilmente la più legata all'emergenza, a essere il tipo di prestazione che più di altre è rimasta stabile nella pratica giornaliera dello studio odontoiatrico (il 56% ha dichiarato che rispetto al 2010 ha eseguito sostanzialmente lo stesso numero di prestazioni).
L'implantologia
Il 71% del campione della Key-Stone ha rilevato meno di 3 impronte per protesi fissa la settimana, il 41% da 3 a 5. Sempre in tema di protesi, il 39% dei dentisti che hanno partecipato al sondaggio ha cementato da 3 a 5 elementi di protesi fissa la settimana, mentre il 36% meno di 3. In media vengono fissati 5,5 elementi la settimana: questo dato porta a ipotizzare - considerando in 50 le settimane lavorative - che ogni dentista dovrebbe aver cementato 275 corone per un totale (con una stima di 40 mila studi odontoiatrici attivi) di 11 milioni di corone.
La conservativa
Sul fronte della conservativa, complessivamente, i denti otturati in composito in una settimana sono 15,8; il 34% degli intervistati ha dichiarato di fare da 6 a 10 otturazioni, il 32% da 11 a 20 mentre il 16% meno di 6. Per le otturazioni con sistemi adesivi smalto dentinali la ricerca Key-Stone individua in 15,6 la media di quelle eseguite in uno studio in una settimana. Il 36% degli studi ha dichiarato di farne da 6 a 10, il 30% da 11 a 20, mentre il 18% meno di 6.
Utilizzando lo stesso criterio di calcolo della protesi possiamo ipotizzare che in Italia si eseguano 62milioni e 800 mila otturazioni in un anno alla quali si devono aggiungere quelle in amalgama non considerate dal sondaggio. Per rendere meno dolorosa la seduta, i dentisti italiani utilizzano in media 22,7 tubofiale di anestetico ogni settimana, 45milioni e 400 mila l'anno.
Lo sbiancamento
Sorprendono i dati sullo lo sbiancamento dentale non tanto per quello che indica che il 56% degli studi odontoiatrici italiani lo pratica, ma per il numero di pazienti trattati, solo 1,9 al mese. La pratica aumenta tra i dentisti più giovani (il 65% degli under 45 dichiara di eseguirla), negli studi più recenti (il 66% di quelli aperti negli ultimi 10 anni) e in quelli di maggiori dimensioni (il 66% di quelli con più di tre riuniti). Nonostante sia una prestazione praticata da molti odontoiatri, ma anche da molti igienisti dentali, non sembra - è questo il dato che sorprende - che lo sbiancamento sia una molto richiesto negli studi odontoiatrici. Infatti i dentisti intervistati dicono di "sbiancare" il sorriso di 1,9 pazienti al mese. Il 50% degli intervistati dichiara di farne da 1 a 2 al mese, il 29% meno di 1, mentre il 20% più di 2. Il 68% predilige la tecnica eseguita direttamente in studio, il 24% utilizza la tecnica studio/domicilio, il 12% solo a domicilio.
Prescrizione di prodotti di igiene orale
Ultimo dato rilevato dalla ricerca della Key-Stone è quello che valuta il dentista come proscrittore di prodotti per l'igiene orale, perché come insegna la letteratura scientifica, ogni prodotto ha la sua indicazione e deve essere indicato per una determinata situazione clinica. E da questo punto di vista i dentisti italiani ne escono a testa alta, dichiarando (l'89%) di prescrivere spesso o abbastanza prodotti per l'igiene orale. In prevalenza sono i dentisti più giovani e gli implantologi a prescrivere più frequentemente questi prodotti, Sono i piccoli studi, fanno notare dalla Key-Stone, coloro che non prescrivono questo tipo di prodotti.
Ma cosa prescrivono?
Colluttori (93%), dentifrici (58%), spazzolini (34%), scovolini (27%), filo interdentale (22%), spazzolini speciali (15%), gel parodontali (1%).
Infine quanto spende uno studio italiano per il materiale di consumo?
697 euro al mese per materiale di consumo, mentre 698 euro al mese per i prodotti legati all'implantologia. A occuparsi degli acquisti prevalentemente il titolare dello studio (73%), mentre demanda la pratica a un collaboratore il 27% degli intervistati.
GdO 2012;3:4-5
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