Forse, come dicono in molti, la decisione più importante del vice ministro Ferruccio Fazio è stata, appena insediatosi a Lungotevere Ripa, quella di creare la “Commissione programmazione” ovvero un gruppo di lavoro ristretto nel quale è stato nominato un referente per ogni branca della medicina. “Un gruppo di lavoro snello ed efficiente che possa intervenire con competenza e tempestivamente sulle questioni”, l’aveva presentato durante la conferenza stampa organizzata nel luglio 2008 in occasione dei primi cento giorni di governo. Così per la prima volta l’odontoiatria ha un referente nelle stanze che contano, il professor Enrico Gherone, al quale va dato merito delle tante decisioni sull’odontoiatria attuate dal ministero in questo primo anno di lavoro.
A un anno dalla nomina a sottosegretario con delega alla Salute e a pochi giorni dalla nomina a vice ministro al Lavoro, Salute e Politiche sociali e candidato dal presidente del Consiglio a guidare il futuro ministero della Salute, abbiamo cercato di capire con il professor Ferruccio Fazio come il Governo intende muoversi su alcune delle questioni “calde” per il settore dentale.
• In questo primo anno molto avete fatto partendo dalla pubblicazione delle linee guida sulla salute orale all’interno del progetto Oral health. L’intervento pubblico sull’odontoiatria deve puntare principalmente sulla prevenzione?
La prevenzione sia nel pubblico sia nel privato rappresenta, indubbiamente, la strategia vincente per evitare che insorgano patologie anche gravi che determinano invalidanti menomazioni psico-fisiche con conseguente impegno anche di cospicue risorse finanziarie per la terapia e la riabilitazione. Inoltre, poiché diversi fattori di rischio per le malattie del cavo orale (dieta non adeguata, fumo, abitudini di vita scorrette) sono comuni ad altre malattie cronico-degenerative, molte delle misure di prevenzione nel campo della Oral health, devono considerarsi utili anche in termini di promozione della salute globale dell’individuo. Ma - e qui s’inserisce il documento “Linee guida per la prevenzione e la promozione della salute orale in età evolutiva” - la maggior parte degli interventi preventivi vanno focalizzati nell’età evolutiva, perché i dati scientifici in nostro possesso evidenziano come nei primi anni di vita le azioni di promozione della salute orale consentono l’instaurarsi di abitudini personali durature nel tempo.
• L’accordo con i dentisti privati di Andi e Oci per fornire prestazioni a prezzi calmierati a fasce di popolazione socialmente deboli ha visto, credo per la prima volta, lavorare il pubblico con i liberi professionisti per dare assistenza a pazienti rientranti nei Lea. A qualche mese dalla sua attivazione può tracciare un primo bilancio?
L’accordo stipulato con Andi e Oci rappresenta, allo stato attuale, un patto di collaborazione tra pubblico e privato unico nel suo genere, anche in virtù dell’ampia risposta data dalla libera professione; infatti, a oggi, ben seimila studi dentistici si sono resi disponibili all’erogazione delle prestazioni contemplate nell’accordo.
Comunque, è ancora presto, al di là del dato sopra riportato, per fare un bilancio preciso soprattutto in termini di domanda emergente. Novità assoluta è il fatto che, a fronte di numerose richieste di professionisti non iscritti alle associazioni firmatarie dell’accordo, è in programmazione la liberalizzazione dello stesso a tutti gli operatori abilitati all’esercizio della professione odontoiatrica.
• Da più parti, associazioni dei consumatori in testa, vi chiedono di potenziare i Lea odontoiatrici sottolineando, poi, come l’assistenza pubblica sia gestita in modo disomogeneo da Regione a Regione. Pensa di intervenire potenziandola, ampliando i Lea?
Come ho più volte detto, le prestazioni previste dai Lea possono considerarsi soddisfacenti specie se si tiene conto delle sempre minori risorse economiche che abbiamo a disposizione. Non è escluso, comunque, il riordino e l’ottimizzazione degli stessi. Comunque, quello che manca è un’armonizzazione dell’offerta a livello regionale: ogni sforzo e attenzione andranno indirizzati in tal senso.
• Come ministero avete fotografato l’odontoiatria pubblica censendo le strutture e gli operatori. Da questo studio è emerso che le strutture pubbliche esistenti operano al rallentatore: per esempio ogni ambulatorio odontoiatrico lavora in media 3,5 ore al giorno. Solo un problema di organizzazione?
Poiché sono dati recenti e unici, considerato il fatto che per la prima volta è stato fatto un censimento del genere, andranno attentamente studiati ed elaborati al fine di consentire di adottare misure razionali che possano andare incontro ai bisogni reali dei cittadini, specie di coloro che versano in condizioni di vulnerabilità sociale e/o economica.
• Pensate, utilizzando quei dati, di richiamare le Regioni al fine di ottimizzare le risorse potenziando il servizio?
Sicuramente ogni decisione e azione che sarà intrapresa vedrà il pieno e diretto coinvolgimento delle Regioni, in quanto responsabili, tramite le proprie strutture, dell’erogazione delle prestazioni odontoiatriche sul territorio.
• Più volte ha sottolineato che i fondi integrativi potranno dare delle risposte concrete anche all’assistenza odontoiatrica. Come funzioneranno?
I fondi integrativi, che il legislatore ha inteso come strumento d’azione e controllo nel governo complessivo della spesa sanitaria sempre più in crescita, permetteranno di estendere l’accesso alle cure odontoiatriche e all’esercizio della libera scelta anche a quel segmento di cittadini che, oggi, tendono a rinviare visite e cure odontoiatriche per motivi prettamente economici. Attualmente solo il 39,7% della popolazione fa richiesta di prestazioni odontostomatologiche.
Inoltre, sicuramente, consentiranno, visto il “maggior accesso alla poltrona odontoiatrica”, d’incrementare la diffusione di una cultura della salute orale purtroppo ancora carente nel nostro Paese.
In ultimo, ma non meno importante, sono i vantaggi fiscali che i fondi porteranno al datore di lavoro e al dipendente. Gli enti, le casse, le società di mutuo soccorso per poter accedere alle agevolazioni fiscali previste per la sanità integrativa dovranno dimostrare che almeno il 20 per cento degli interventi erogati sia riferito a prestazioni odontoiatriche e a cure destinate alla persone non autosufficienti.
• Il settore teme che con l’avvento dei “terzi paganti” si cercherà di contenere i prezzi con la conseguente riduzione della qualità delle prestazioni. Inoltre, si pensa che saranno premiate le grandi strutture penalizzando lo studio odontoiatrico monoprofessionale.
A nostro avviso la sanità integrativa sarà un’opportunità per tutti, in primis per i cittadini-pazienti. Anche per gli odontoiatri ci saranno indubbi vantaggi poiché una maggiore domanda consentirà anche di sopperire alla “sindrome della poltrona vuota”, problema sempre più avvertito dalla categoria.
Anche un aumento della detraibilità fiscale da parte dei cittadini relativa alle prestazioni sarebbe auspicabile per incentivare le cure e contrastare l’abusivismo.
Inoltre è allo studio l’ipotesi di elaborare “raccomandazioni cliniche” che siano di supporto alla qualità delle prestazioni.
• Da più parti è stato chiamato in causa sul nuovo profilo dell’odontotecnico. Gli odontotecnici italiani rimarranno regolamentati da un “regio decreto” del 1928?
Attualmente siamo fermi al parere della Conferenza Stato-Regioni che si è espressa in maniera negativa sull’introduzione non del profilo dell’odontotecnico, ma di nuove figure in ambito sanitario. In ogni caso, sono fermamente convinto che sia giusto e si debba trovare una qualche soluzione che soddisfi tutti e permetta anche agli odontotecnici una formazione professionale al passo con i tempi.
• Un argomento sempre attuale nel settore è l’esercizio abusivo della professione odontoiatrica. Come mai non si riesce a contrastare il fenomeno? Basterebbe inasprire le pene per il medico prestanome e il finto dentista?
Questo problema è soprattutto un fatto culturale e il suo superamento deve essere più di natura educativa che repressiva. È necessario studiare metodi veramente efficaci di contrasto che si servano di importanti sanzioni economiche oltre che di provvedimenti restrittivi.
• Per concludere, durante questo suo primo anno di lavoro quale idea si è fatto del settore dentale?
Un settore in forte crescita dal punto di vista della consapevolezza politica e conscio della necessità di adeguarsi ai cambiamenti congiunturali della nostra società e, quindi, ai bisogni dei cittadini. Per riuscire a cavalcare questo processo in termini costruttivi, a mio parere è necessaria una maggiore unità dei vari attori del comparto che troppe volte danno un’immagine distorta della categoria.
GdO 2009; 10
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