Giusto un anno fa il Ministro per l’attuazione del programma di Governo Gianfranco Rotondi, intervenendo ai Giardini Naxos durante l’assemblea Cao, prometteva attenzione da parte del Governo verso la lotta all’abusivismo odontoiatrico.
“Assemblea Cao: il Ministro Rotondi contro i dentisti abusivi” si leggeva sul sito della Fnomceo che dava conto dei risultati dell’evento.
Sito che pubblicava anche un’intervista al Ministro.
Domanda: “Ministro, nel saluto rivolto all'assemblea, ha dichiarato guerra ai dentisti abusivi. Come si inquadra questo impegno nel programma di Governo, e con che modalità pensate di realizzarlo?”
Risposta del Ministro Rotondi: “Il Governo è impegnato a lottare contro l’esercizio abusivo della professione odontoiatrica, perché riguarda il bene primario della tutela della salute dei cittadini, menzionato nella Costituzione. Per quanto concerne le modalità, potrebbero essere individuate in un inasprimento delle pene previste. Anche se non sempre queste misure si sono dimostrate efficaci: chi vuole delinquere lo fa comunque”.
Che ad oggi il problema dell’abusivismo odontoiatrico sia ancora vivo, come lo era ieri o venti anni fa, non è certo colpa del Ministro Rotondi.
La situazione, sono convinto, sarebbe la stessa anche se a promettere un impegno concreto dell’Esecutivo fosse stato il Ministro Alfano, il titolare del dicastero competente per modificare l’art. 348 del codice penale.
Mi sembra, come ho già avuto modo di evidenziare in questi anni, che sia l’interesse del Parlamento verso questo reato a essere latitante.
Prima repubblica passando per la seconda, per i governi di centro destra, di centro sinistra e nuovamente di centro destra: nessuno è riuscito a modificare quell’articolo del codice penale che renderebbe meno conveniente truffare i cittadini.
Eppure interventi legislativi in tema di giustizia ce ne sono stati molti.
La poche proposte di legge ad hoc, presentate negli ultimi decenni, non hanno neppure superato lo scoglio della discussione in commissione.
Come quella presentata dall’On. Marinello - lo racconta su questo giornale - a un anno dalla presentazione non è ancora stata calendarizzata per essere discussa in commissione.
Un disinteresse verso il problema, dimostrato anche dal fatto che nella precedente legislatura in mano al centro destra, la XIV, le proposte di legge che puntavano a modificare l’art. 348 del c.p. erano 5. In questa, la XVI, quella dell’On. Marinello è l’unica proposta presentata.
Eppure per combattere abusivi e prestanome basterebbe, per cominciare, prevedere la confisca delle attrezzature penalizzandoli economicamente.
Ci aveva pensato il Ministro Livia Turco nella precedente legislatura quando aveva inserito un preciso articolo nella sua proposta di legge concernente la “Semplificazione degli adempimenti amministrativi connessi alla tutela della salute”.
La proposta venne approvata al Senato e giunse in discussione alla Camera proprio qualche giorno prima che il Governo cadesse e la legislatura venisse sciolta.
Da ricordare che al tempo, in Commissione, l’attuale presidente della Commissione Sanità On. Augusto Tomassini (Pdl) aveva chiesto, senza ottenerlo, lo stralcio di quell’articolo.
Il Ministro Turco ha riproposto la proposta di legge anche in questa legislatura ma rispetto al vecchio testo ci sono alcune modifiche. La principale, per il dentale, è che l’articolo che prevede la confisca per le attrezzature di abusivi e prestanome non c’è più.
Ma si potrebbe anche sollecitare le forze dell’Ordine affinché applichino ad abusivi e prestanome oltre alle sanzioni previste per il reato anche quelle per le altre violazioni come evasione fiscale oppure, come ci suggerisce un lettore, quelle, molto salate, per la mancata documentazione relativa ai dispositivi medici.
Sul fenomeno concordiamo con quanto ci aveva detto il Viceministro alla Salute professor Ferruccio Fazio nell’intervista pubblicata su questo giornale ovvero che “abusivismo e prestanomismo sia un problema culturale e il suo superamento deve essere più di natura educativa che repressiva”.
Ma anche su questo punto non vediamo al di là di tanta indignazione, verbale, iniziative concrete.
Eppure stiamo parlando di persone che oltre a truffare i cittadini fanno concorrenza sleale anche ai propri colleghi. I cento euro chiesti da un dentista onesto che esegue direttamente una detartrasi penso rendano molto meno rispetto alla stessa cifra incassata dal dentista che affida l’igiene orale alla propria assistente.
Nonostante questo quadro poco esaltante, sono convinto che il problema sarà comunque risolto. Non da leggi o iniziative repressive, ma dai pazienti e dai loro avvocati che già oggi si stanno accorgendo che se una persona non qualificata mette loro le mani in bocca diventa facile ottenere dal titolare di studio che lo ha permesso risarcimenti economici importanti. Rischiare decine di cause per danni non renderà più conveniente l’attività di prestanome e a questo punto senza il “compare” laureato, l’abusivo si “estinguerà”.
Norberto Maccagno
n.maccagno@d-press.it
GdO 2009;12
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