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31 Ottobre 2008

Il rebus dei fondi

di Norberto Maccagno


Dopo la pausa di riflessione, riprendiamo questo Visto da fuori da dove ci eravamo fermati; dai fondi integrativi. In quello dal titolo “I timori dei dentisti” sostenevo che si doveva guardare con maggiore attenzione, anche preoccupazione, all’introduzione della previdenza integrativa indicandola come il problema che interesserà la professione di dentista nei prossimi mesi (sul tema vi segnalo una tavola rotonda organizzata nell’ambito dell’Expo d’autunno www.expodiautunno.it).
Vi dò qualche elemento di riflessione. Entro il 2010 i fondi integrativi, per usufruire dei vantaggi fiscali, dovranno fornire almeno il 20% di prestazioni odontoiatriche e il Governo intende incentivarne la diffusione inserendoli nelle contrattazioni sindacali: ovvero parte del costo di adesione viene finanziato dalle aziende.
Chimici e dipendenti Fiat hanno in questi ultimi mesi inserito questa opportunità nel contratto di lavoro. Entro quella data il Governo dovrà emanare dei decreti attuativi indicando le regole.
Già oggi alcuni fondi integrativi, i più importanti per numero di iscritti, offrono prestazioni odontoiatriche e gli altri si stanno attrezzando. Il numero di potenziali assistiti è stimato dal Governo in 15 milioni, attualmente sono 5 milioni gli iscritti, o aventi diritto (i familiari), a quelli già in essere. Il Fasi, il fondo dei dirigenti d’azienda (300 mila iscritti), è quello più completo; è notizia di questi giorni che il Fondo apre anche a tutti i dipendenti. Tra le prime aziende ad aderire la Fiat con i suoi 70 mila dipendenti. Altro fondo quello di noi giornalisti (circa 50 mila tra iscritti e aventi diritto), poi quello dei ferrovieri (Cesare Pozzo 300 mila), di commercianti (Fasdac 88 mila), dei lavoratori del settore turistico (Fondo Est un milione) e quello dei chimici (Faschim 175 mila) per citare i più noti.
Prevalentemente tutti i fondi offrono una assistenza diretta, ovvero gli assistititi possono rivolgersi per ricevere prestazioni sanitarie a prezzo convenzionato (rimborsato direttamente o indirettamente dall’ente) esclusivamente a strutture sanitarie o professionisti convenzionati direttamente con l’ente.
Tra quelli in essere il Faschim era uno dei pochi fondi che consentisse il convenzionamento indiretto (il paziente va dal suo dentista, anche se non convenzionato, paga la prestazione a prezzo “pieno” e il fondo gli rimborsa la cifra prevista per quella prestazione), ma dal primo gennaio 2009 anche i chimici passano al diretto.
Per aderire al fondo e usufruire dei benefici, il dipendente deve pagare una quota: ma abbiamo già detto che in futuro parte della cifra verrà “offerta” al dipendente dall’azienda; magari al posto degli aumenti salariali. Già Fiat e le aziende chimiche hanno scelto questa soluzione. La Fiat, per esempio, dei 150 euro necessari per aderire al fondo (Fasi-Fiat) contribuisce per 100 euro. I costi variano da fondo a fondo; come per le prestazioni offerte. Ma per il lavoratore conviene aderire?
Se dovesse pagare interamente la quota di adesione probabilmente non sempre, ma se l’azienda interviene, con un esborso minimo può usufruire di prestazioni sanitarie ottenibili dal Ssn con lunghi tempi di attesa o non previste come per le prestazioni odontoiatriche. E ai dentisti conviene aderire? Ogni professionista si farà i propri calcoli considerando i possibili nuovi clienti inviati dai fondi a fronte di prestazioni poco remunerate. Questi alcuni esempi estrapolati dai vari siti che pubblicano le tariffe convenzionate. Estrazione 40 euro, otturazione semplice 45 euro, corona metallo ceramica 350 euro, protesi totale ad arcata 700, impianto 450 euro. Senza essere del mestiere, ma confrontando con le tariffe pubblicate su alcuni siti internet di dentisti o il tariffario Andi, mi sento di azzardare questa considerazione: per la conservativa e la cura i prezzi sono inferiori ma non di tanto, da quelli mediamente praticati dai dentisti.
Per la protesi siamo molto lontani. Bisogna dire che non tutti i fondi offrono tutte le prestazioni odontoiatriche; alcuni, come il Fondo Est, offre per ora solo una visita e ablazione tartaro gratuita ogni anno. Nonostante questo, Fondo Est promuove con alcuni spot radiofonici l’adesione puntando proprio sulla possibilità di usufruire di prestazioni odontoiatriche. Una conferma di quanto la possibilità di accedere a prestazioni odontoiatriche a prezzi contenuti possa essere il motivo che spinge il lavoratore ad aderire.
Diciamo che a oggi i dentisti convenzionati non sono moltissimi: per Casagit sono circa 900, Fasi ne dichiara 736, Faschim annuncia l’accordo con Progesa per reperire gli studi dentistici necessari (Progesa è la stessa società di servizi che raccoglie gli studi odontoiatrici del Fasi) e rendere operativo nel 2009 il servizio. Per mancanza di spazio ci fermiamo qui. Nel prossimo Visto da fuori proveremo ad ipotizzare il perché può essere invece convenente convenzionarsi. Telefonando ad alcuni studi dentistici aderenti mi è sembrato di capire che poi, quelle tariffe tanto ferree non sono. O possono non esserlo. D’altronde siamo un popolo di Santi, navigatori e di furbetti.

GdO 2008;15

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