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08 Febbraio 2010

Quando l'abusivo è scoperto dalla televisione. Ma dopo che succede?

di Normerto Maccagno


Efficace, più di tante iniziative attivate dalle associazione del settore dentale per sensibilizzare i cittadini sull’abusivismo, è stato il Gabibbo & C. Molti sono i servizi nei quali principalmente Striscia la Notizia - ma anche Le Iene e altre trasmissioni - ha immortalato il finto dentista con le mani in bocca.
Ma dopo aver messo alla gogna gli abusivi, resi sempre irriconoscibili, diamo per scontato che il reato smascherato dalla televisione sia, poi, perseguito. Ma succede sempre?
Il comandante dei Nas di Milano, Capitano Paolo Belgi, ci dice che quando vengono a conoscenza della messa in onda di servizi che mostrano ipotesi di reati, sono richieste le informazioni sul caso alle reti televisive, filmati compresi. Ottenute, cominciano le indagini che portano ad appurare se il reato sia stato veramente commesso, in tal caso si giunge a conseguenze quali la denuncia all’Autorità giudiziaria. Ma è sempre così? L’abbiamo verificato partendo da uno degli ultimi casi di abusivismo portati alla ribalta da una trasmissione televisiva, Le Iene, martedì 17 novembre 2009. In realtà il servizio era già andato in onda il 17 maggio 2009. Il filmato mostra un finto dentista mentre fa una detartrasi all’inviata fintasi paziente. La vicenda parte nel mese di aprile, quando una paziente cui l’abusivo ha rovinato la bocca operando delle estrazioni di denti senza motivo terapeutico, e comunque senza averne i titoli per farlo, si è rivolta al programma televisivo Le Iene, ai giornali locali, e all’Ordine di Varese per denunciare l’accaduto. Siccome lo studio si trova a Binago, in provincia di Como, la pratica viene inviata al competente Ordine provinciale. L’Ordine di Como inoltra la segnalazione alla Procura della Repubblica che nel mese di settembre incarica il comando della Guardia di Finanza di Olgiate Comasco a effettuare le indagini. “La procedura - ci spiegano dal comando della Guardia di Finanza - prevede che prima di intervenire siano svolte delle indagini. Questo per cercare di cogliere sul fatto chi delinque oltre a raccogliere più informazioni possibili.” E così, dopo gli accertamenti del caso, i finanzieri, una decina di giorni fa, si presentano nello studio odontoiatrico, sequestrano documenti, interrogano i pazienti e denunciano il finto dentista e la direttrice sanitaria dello studio: un vero medico regolarmente iscritto all’Ordine di Varese.
“Come Ordine - ci spiega Dino Azzalin presidente della Cao di Varese - abbiamo già aperto nei suoi confronti un procedimento disciplinare. Siamo ora in attesa che la giustizia faccia il suo corso, solo dopo potremo giudicarla. Se saranno accertate le responsabilità, la nostra iscritta rischia sicuramente una sospensione.” Ma è possibile che ci vogliano sei mesi per impedire all’abusivo di delinquere?
“Noi non abbiamo la facoltà di andare direttamente dai Nas o dalla Finanza per denunciare un abusivo - ci dice Azzalin - dobbiamo rivolgerci al nostro presidente di Ordine, che poi segnala la cosa alla Procura. Questi sono gli strumenti che abbiamo. Poi l’abusivo patteggerà la pena con qualche centinaio di euro e potrà tornare a esercitare illegalmente la professione in un altro posto. Da tempo sottolineo la necessità di inasprire le pene per questo reato. È mia intenzione sollecitare un’interpellanza parlamentare per capire come mai questo non avvenga.” Ma questa volta, forse, il finto dentista non se la caverà a buon mercato visto che l’avvocato della paziente rovinata ha denunciato abusivo e prestanome per lesioni e per truffa chiedendo un risarcimento di 50mila euro.

GdO 2010;1

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