Il ministero del Welfare (non era stato ancora scorporato quello della Salute) ha presentato a metà dicembre la Relazione sullo stato sanitario del Paese per gli anni 2007-2008. Per la prima volta il documento, che fotografa lo stato di salute sia degli italiani sia della sanità, prende in considerazione anche l’odontoiatria a dimostrazione dell’interesse che questo Ministero dedica al settore. Non è casuale la presenza nel comitato di redazione del professor Enrico Gherlone, referente per l’odontoiatria in Lungotevere Ripa 1, e, tra gli autori, di alcuni dei nomi noti dell’odontoiatria italiana. “La Relazione sullo stato sanitario del Paese, anni 2007-2008 - ha detto il ministro Sacconi durante la presentazione alla stampa del volume composto di circa 700 pagine - rappresenta uno straordinario strumento di analisi sulla situazione epidemiologica, i determinanti di salute, le risposte in termini di prevenzione, assistenza, riabilitazione, qualità del Ssn.”
Una Relazione che per il professor Ferruccio Fazio deve essere letta come sintesi di un processo pluridecennale di radicale cambiamento della sanità pubblica italiana. “Tale processo - sostiene il neo ministro - ha via via consolidato la scelta, operata nel nostro Paese, di assumere una visione della salute non più solo come assenza di malattia, ma come promozione attiva del benessere e di sostenere l’integrazione istituzionale, operativa e assistenziale, con il superamento della divisione tra la rete ospedaliera, la rete di sanità pubblica collettiva e la rete dei servizi territoriali.”
La salute degli italiani
Da un punto di vista generale, secondo quanto pubblicato, le aspettative di vita sono in sensibile miglioramento e gli italiani si sentono, per la gran parte, in salute: secondo il rapporto, circa il 61% della popolazione si considera in buona salute, ma un connazionale su 10 convive con una patologia cronica.
Quelle più diffuse sono l’artrosi e le artriti (18,3%), seguite dall’ipertensione arteriosa (13,6%) e dalle malattie allergiche (10,7%).
Negli ultimi anni è aumentata l’aspettativa di vita, rimasta in linea con gli standard del nostro Paese: da circa 74 anni per gli uomini e di 80 per le donne dei primi anni Novanta si è passati rispettivamente a 78,4 e 84 anni. Tra le principali cause di morte si annoverano anche la pigrizia e il fumo (28mila casi l’anno) anche se malattie cardiovascolari e tumori sono ancora oggi alla base del 70% dei decessi (per gli uomini i tumori rappresentano il 35,1% delle cause di morte, le malattie del sistema circolatorio il 34,9%, mentre per le donne le malattie
circolatorie sono la causa principale: 43,8%; il 25,6% per i tumori.
Malattie della bocca e dei denti
Le patologie più diffuse nella popolazione italiana sono la carie e la malattia parodontale. Il quadro epidemiologico non è però omogeneo a livello nazionale: al Nord le bocche più sane, seguite da quelle residenti al Centro. Quasi il 60% degli individui di età compresa tra i 13 e i 18 anni ha già avuto almeno una lesione cariosa. È confermato il fatto che il reddito incide sulla salute orale: gli adolescenti che appartengono a famiglie con un più alto reddito e che frequentano scuole secondarie mostrano un livello di patologia dentoparodontale meno elevato. Negli individui di età compresa tra 19 e 25 anni c’è una prevalenza di patologia superiore all’80%. La percentuale di individui
con un parodonto libero da infiammazione diminuisce con l’aumentare dell’età e non rappresenta più del 10% della popolazione adulta.
Per quanto riguarda il tumore del cavo orale, la maglia nera va al Nord dove il tasso di incidenza è del 12,1%; 7,5% al Centro e 6,8% al Sud.
Prevenzione odontoiatrica
Il Rapporto e il Ministero stesso evidenziano la mancanza di un piano nazionale per la salute orale. Nonostante tale lacuna viene ricordato che qualcosa è stato fatto, gettando le basi per l’inserimento esplicito della salute orale nel piano sanitario nazionale e nel piano nazionale della prevenzione. A conferma di ciò sono richiamate iniziative quali la pubblicazione di “Linee guida nazionali per la promozione della salute orale e la prevenzione delle patologie orali in età evolutiva”. Ampio risalto è dato al progetto sperimentale attivato dalla regione Toscana
che ha permesso di incentivare e favorire la prevenzione odontoiatrica tra i giovani. Le principali criticità indicate dal Ministero sull’attività dedicata alla prevenzione in odontoiatria sono la carenza dell’offerta pubblica, specialmente per le fasce di età più vulnerabile
(0-14 anni e ultrasessantacinquenni). “Una corretta prevenzione primaria e secondaria - precisa il Rapporto - oltre a evitare sofferenze, riduce l’impiego di risorse finanziarie necessarie per la terapia e la riabilitazione e, dunque, costituisce un risparmio in termini economici per le famiglie e la comunità.” Ammettendo di non avere dati relativi agli accessi a prestazioni di carattere preventivo sono indicati quelli Istat e quelli relativi al 2005 che evidenziano come solo il 39,7% della popolazione abbia fatto richiesta di prestazioni odontostomatologiche.
Assistenza odontoiatrica
La fotografia dell’assistenza odontoiatrica pubblica ritrae quanto già indicato nel censimento delle prestazioni odontoiatriche pubbliche: a fronte di un numero importante di prestazioni emergono le carenze organizzative del sistema. Tra gli strumenti per migliorare l’assistenza odontoiatrica pubblica, indicati come efficaci nel Rapporto, l’accordo con l’Associazione nazionale dentisti italiani (Andi) e gli Odontoiatri cattolici italiani (Oci) che, si legge, è nato per favorire l’accesso a talune importanti prestazioni odontostomatologiche da parte di individui in condizioni di vulnerabilità socio-economica. Il Ministero ritiene importante tale accordo perché forte di una maggiore sinergia tra l’odontoiatria pubblica e quella privata.
GdO 2010; 2
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