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25 Febbraio 2015

Dentisti e collaboratori, i punti critici del Jobs act


Soddisfazione e scetticismo si accompagnano al varo dei decreti attuativi del Jobs Act, la legge che rivede le regole sui contratti di lavoro.
Per Fondoprofessioni, Fondo che cura la formazione dei dipendenti degli studi dei professionisti iscritti a Confprofessioni (tra cui medici di famiglia e dentisti) Massimo Magi esprime la speranza che il contratto a tutele crescenti abbatta i costi e risolva la stagnazione. Ma aggiunge: "Resta critico proprio l'aspetto della formazione dei nostri dipendenti. Il governo utilizza come salvadanaio lo 0,30% della retribuzione del personale che i professionisti versano all'Inps affinché vi attingano i Fondi per la formazione continua per organizzare corsi di formazione ai dipendenti. Dopo aver prelevato 90 milioni nel 2013 e 60 nel 2014 ora con il Jobs Act ne preleverà altri 20 per il 2015 e ben 120 per il 2016: Se ieri lo faceva per pagare la cassa integrazione ora lo farà per contribuire al pagamento della nuova indennità di disoccupazione. Quest'anno, dello 0,30% versato all'Inps, Fondoprofessioni & co si sono visti tornare indietro lo 0,21%: un terzo della somma è andato perso per i prelievi. Il professionista finisce per pagare due volte gli ammortizzatori sociali, prima dicendo addio a parte della quota destinata alla formazione del personale e poi non fruendo della Cassa integrazione per i dipendenti, attiva solo nelle regioni - come il Lazio e le Marche - dove sono stati siglati accordi in tal senso".

Il "cuore" del Jobs act è qui: alla cassa integrazione, che oggi accompagna i lavoratori nell'arco delle crisi aziendali, si sostituisce -con l'aumentare del ricorso ai tagli "da crisi"- un'indennità per la disoccupazione conseguente al licenziamento. La "Naspi", nuova assicurazione sociale per l'impiego, parte dal 1° maggio e vale 1300 euro mensili (ma dopo i primi 4 mesi si riducono del 3% al mese) e dura 24 mesi, che dovrebbero scendere a 18 dal 2017.

Fermo restando il reintegro per licenziamenti discriminatori (sulla base della fede politica o religiosa o del sesso o di false accuse), per i tagli nelle piccole imprese - come gli studi professionali - si potrà licenziare risarcendo con un'indennità che cresce di un mese per anno di servizio svolto con un minimo di 2 e fino ad un massimo di 6 mensilità. Il Jobs act prevede poi 3 anni di esoneri dai contributi Inps per chi assuma collaboratori ma solo se nei 6 mesi precedenti questi non hanno svolto lavori a tempo indeterminato. Non del tutto centrato l'obiettivo di ricondurre i 47 contratti pre-esistenti a due sole tipologie: tempo determinato -massimo 36 mesi - e tempo indeterminato a tutele crescenti, con diritti (in tema indennità, ferie, gravidanza) che maturano con l'anzianità aziendale. Se è vero che ci saranno sgravi solo per chi assume "per sempre", restano ancora possibili lavoro somministrato ed apprendistato. Inoltre ci vorrà un nuovo decreto per decidere sulla sopravvivenza dei collaboratori continuativi "co.co.co.", ormai attivabili solo nella Pa, e dei contratti a progetto, categoria che dovrebbe comunque esaurirsi entro l'anno.

Mauro Miserendino per Doctor33

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