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27 Marzo 2010

Crisi: la richiesta di protesi segna meno 15 per cento

di Claudia Testoni


Sono anni che la crisi economica pesa sui laboratori odontotecnici italiani. Le ricerche di mercato dell’Unione nazionale industrie dentarie italiane (Unidi) negli anni hanno evidenziato come il settore odontotecnico, dal punto di vista della produzione dei materiali di consumo e delle attrezzature, sia in difficoltà. E, in un periodo come quello attuale dove i cittadini rinunciano o posticipano anche la seduta di igiene, è facile ipotizzare che la protesi diventi per molti un miraggio. Una quantificazione del calo della produzione all’interno dei laboratori odontotecnici, derivante dalla mancata richiesta di corone e dentiere, giunge da Key-Stone, società che si occupa di ricerche di mercato nel settore della sanità e che da anni effettua analisi anche nel comparto odontoiatrico. L’azienda ha intervistato un campione rappresentativo di 650 laboratori odontotecnici italiani. La fotografia della situazione non è certo incoraggiante, sia per il calo di lavoro sia per le carenze strutturali dei laboratori odontotecnici italiani, troppo piccoli per poter reggere il confronto con la concorrenza estera. Il 43% sono infatti gestiti dal solo titolare, il 31% ha al massimo due addetti, il 26% ha più di due addetti (prevalentemente 4-5). Tale frammentazione emerge anche dal numero medio di clienti (dentisti) per singolo laboratorio: 2-3 studi. I più strutturati, in media, servono invece oltre 12 studi. L’89% degli intervistati dichiara di eseguire protesi mobile, l’81% lavorazioni di protesi fissa su metallo ceramica o ceramica integrale, il 57% protesi fissa in resina o composito. Sul fronte dei laboratori che si definiscono specializzati, il 25% del totale si occupa prevalentemente di ortodonzia (12%), implantologia (5%), protesi scheletrita (3%), ceramica (4%). Dal punto di vista della produzione, la Key-Stone stima che nel 2009 sono state realizzate un milione di protesi rimovibili e cinque milioni di corone in ceramica: circa 36 al mese per ogni laboratorio. Sul fronte della crisi la ricerca indica un calo di lavoro generalizzato quantificabile in una flessione del 15%; una contrazione che ha riguardato il 60% circa dei laboratori odontotecnici italiani e si è fatta sentire in particolar modo su quelli più piccoli, che hanno registrato un -22%. “Non risultano grandi differenze tra protesi fissa e mobile - ci spiega Roberto Rosso presidente della Key-Stone. Il fenomeno è infatti diffuso in maniera omogenea per il tipo di prestazione. Dal punto di vista geografico è il sud Italia a far registrare la crisi più profonda, con un -17%; nel Nord Ovest la flessione è minore, attestandosi intorno al -12%.” Per quanto riguarda la protesi fissa, il calo ha interessato soprattutto le corone singole e i piccoli ponti. A conferma del fatto che il paziente tende a rimandare la cura anche quando i costi per la riabilitazione sono più contenuti. Sentono meno la crisi i laboratori più strutturati, in particolare quelli attrezzati con tecnologia Cad/Cam - sono pari al 30% del totale, - segnando un -4%. E sulle previsioni per il 2010 Roberto Rosso non si sbilancia. “Lo scenario non è roseo - spiega - poiché generalmente le situazioni congiunturali approdano agli studi dentistici con mesi di ritardo rispetto a quando si manifestano apertamente nei mercati. Ciò è dovuto alla pianificazione pregressa delle terapie da parte dei pazienti, che tendono a non interrompere la cura in corso. Ma a distanza di mesi, con la coda della crisi che si ripercuote soprattutto sull’occupazione, si stima un’ulteriore riduzione di pazienti e una minore disponibilità di spesa in piani di trattamento che prevedono protesi.

 
 

GdO 2010; 5

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