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09 Marzo 2015

Studi di settore, il parlamento studia la riforma. Non passa l'ipotesi della loro abolizione


Da sempre gli Studi di settore sono guardati con sospetto da dentisti ed odontotecnici e da tempo la politica sta discutendo sulla loro efficacia e come modificarli.

Ricordiamo che gli Studi di settore, attraverso una serie di parametri, consentono di stimare i ricavi o i compensi di imprese o studi professionali che possono essere attribuiti al contribuente. Studi di settore indicati come strumento indicativo ma di fatto indicatore per "selezionare" i contribuenti da verificare.

Con l'approvazione di alcune mozioni, avvenuta il 3 marzo alla Camera, la riforma delle regole che guidano gli Studi di settore sembra giungere ad una fase molto concreta.
Di fatto il Parlamento chiede al Governo l'impegno a "valutare l'opportunità di procedere a una revisione degli studi di settore per semplificarli, prevedendo la riduzione del loro numero, e per renderli più efficaci attraverso una continua verifica ed eventuale modifica delle modalità di calcolo che persegua la massimizzazione dell'attendibilità delle stime e, al contempo, garantisca la fedeltà dei dati dichiarati dai contribuenti".

In particolare sono state approvate quattro mozioni che impegnano il Governo a:

• aggiornare i parametri, le metodologie di calcolo e le funzioni di stima dei ricavi presunti, prevendendo una riforma degli studi che li sostituisca o li affianchi con sistemi di controllo che incentivino una compliance preventiva;
• ricorrere agli studi solo come strumento di selezione per l'ulteriore attività di controllo; ad ampliare la fascia di esclusione nei primi 3 anni di attività;
• utilizzare gli studi come mero parametro statistico di analisi per selezionare i contribuenti da assoggettare a controllo;
• valutare una revisione degli studi per semplificarli, renderli più efficaci e ridurne il numero

Non sono, invece, state approvate le mozioni che chiedevano la sospensione dell'applicazione  Studi di settore.

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