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11 Settembre 2015

Medicina difensiva, lettera alla redazione: dubbi sull'utilità di una Commissione ministeriale. Mele, serve una visione organica del problema

 

Leggo la news sul lavoro della "Commissione governativa per le problematiche in medicina difensiva", insediata presso il Ministero della Salute, che ha presentato le proprie conclusioni al Ministro Lorenzin.

Il succo di questo lavoro sembra sia quello di suggerire che la legge consideri "... la responsabilità medica contrattuale quando è del professionista non strutturato ed extracontrattuale quando è del medico strutturato...".
Come spesso succede, in Italia si affronta un problema complesso, e quello della "medicina difensiva" lo è, creando una strettoia finale in cui confluiscono tutte le problematiche che ne sono alla base ma che, naturalmente, non vengono neanche scalfite.

E quale sistema migliore se non quello di creare l'ennesima Commissione, ad hoc costituita da illustri colleghi e non, le cui competenze non sono certo contestabili?

Le considerazioni su questa vicenda che pongo alla Sua attenzione ed a quella dei Suoi lettori sono le seguenti:

  • un tentativo del genere c'è già stato non più tardi del 2012 con il Decreto Balduzzi. Come mai ci si ritorna sopra? Cosa non ha funzionato? Come funzionano le cose nei paesi vicini, cui ci leghiamo per analogie in tanti altri ambiti?
  • quanto si può considerare "medicina difensiva" quella parte di spesa legata alla ricerca di una diagnosi sempre più certa attraverso l'uso sempre maggiore di strumenti di indagine meno invasivi, seppure più costosi?
  • l'Università, così ben rappresentata nella Commissione, si è posta il problema di quanto si potrebbe fare nella formazione degli studenti in medicina, prestando maggiore attenzione alla gestione del rapporto medico-paziente, atteso che il fenomeno è presente maggiormente nei giovani medici, evidentemente impreparati nel gestire tali problematiche?
  • il SSN si è posto il problema per i suoi operatori di orari di lavoro sempre più stressanti e quindi tali da aumentare il rischio di errori?
  • ma, soprattutto, è possibile che, quando si parla, e si decide, di sanità ci si dimentichi che buona parte della professione viene svolta in regime libero-professionale? E che molto probabilmente in futuro ciò avverrà ancora di più? E' corretto che in una Commissione siffatta la libera professione venga rappresentata da un solo collega, peraltro di medicina legale, unica branca della professione, a quanto mi risulta, esente da problematiche risarcitorie? Tutto questo quando gli ultimi dati dimostrano una contrazione (-5,5%) del contenzioso per le strutture ed un aumento (+ 2,4%) per i professionisti?
  • anche noi medici ci mettiamo del nostro, non facendoci sentire quando invece si dovrebbe.

Altrimenti non si spiega il fatto che la FNOMCEO non sia rappresentata nella Commissione ministeriale. Eppure essa è "Organo ausiliario dello Stato" e come tale ha il diritto ed il dovere di collaborare attivamente proprio su questi temi. Rinunciandovi, rinuncia proprio alle ragioni della sua esistenza. A quanto pare ha preferito anch'essa creare una Commissione, in simbiosi con l'ENPAM, con l'ambizioso progetto di "...arrivare dove non sono riusciti i tanti disegni di legge: una riscrittura delle norme di legge sulla responsabilità..." e con l'obiettivo minimo, molto più prosaico, di studiare un progetto di polizza RC adeguato a medici e dentisti.

Ma, a quanto pare, le decisioni importanti si prendono altrove...

Dottor Renato Mele: Rappresentante toscano nella Consulta ENPAM della libera professione

 
 

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