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02 Febbraio 2020

ASO: la differenza tra il saper fare ed il dover essere per poter fare, tra il vorrei che fosse ed il così è

di Norberto Maccagno


Nonostante sia stato approvato nel 2018, quello del profilo delle ASO è un tema sempre “caldo”, così non stupisce se i due articoli che abbiamo pubblicato sull’argomento la settimana che si è appena conclusa, siano stati tra i più cliccati. Certo i click sono giustificati dal fatto che le ASO sono la categoria più numerosa del settore dentale, ma l’applicazione del DPCM che regolamenta il nuovo profilo professionale dell’ASO è certamente uno di quei temi su cui c’è maggiore attenzione, sia da parte delle lavoratrici e dei lavoratori che dagli stessi datori di lavoro: i dentisti. Senza ASO, credo, uno studio anche il più piccolo difficilmente riesce a dare un servizio soddisfacente ai propri pazienti.  

Interesse che conferma, anche, come sull’argomento manchino risposte ai tanti dubbi che datori di lavoro e lavoratori hanno. In realtà le risposte ci sarebbero, ma sono non gradite e ritenute ingiuste.  

Come strumento d’informazione, Odontoiatria33 ha sempre fatto la sua parte che è quella di dare la notizia di ogni novità sul tema, di analizzare la normativa attraverso il contributo di esperti e portare le voci (ovviamente di chi vuole farlo) di sindacati ed associazioni, ma anche degli stessi lavoratori o datori di lavoro.  

Ma oggi i soggetti interessati dal Decreto, che sta andando verso la sua prima scadenza, non cercano informazioni sulla norma, chiedono risposte, spiegazioni sui punti poco chiari e soprattutto chiedono interventi su quelli che giudicano non applicabili o meglio, troppo penalizzanti.      

Sui principi indicati dal DPCM d’istituzione del nuovo profilo dell’Assistente allo Studio Odontoiatrico Associazioni, Sindacati ed anche Odontoiatria33 hanno ampiamente informato, a mancare è il parere del Ministero che non solo non ha dato mai indicazioni su come applicare i punti non chiari, ma ha anche “imposto” il silenzio stampa ad Associazioni e Sindacati seduti al tavolo di confronto. Non tanto impedendo ad Odontoiatria33 di informare, ma ai lavoratori ed ai datori di lavoro di capire come si stanno orientando le scelte. Scelte che in alcuni casi potranno avere la conseguenza di licenziare o meno la propria Assistente. Sull'argomento ho già dedicato un DiDomenica.    

In questo clima di timore verso una scadenza che si sta avvicinando, è giustificabile la nota che il sindacato delle ASO, il SIASO, ed il SIOD (Sindacato Italiano di Odontoiatria Democratica) ha inviato ad Odontoiatria33. Una nota certamente provocatoria, forte come nello stile SIASO, dove denunciano -anche- le mancate risposte da parte del Ministero.  

Poi, certo, ci sono le rivendicazioni polemiche sul DPCM, alla cui “costruzione” i due sindacati non sono stati coinvolti e la “mezza” provocazione sulla questione degli infermieri che lavorano nelle ASL, ma che poterebbero o non potrebbero lavorare anche nelle strutture odontoiatriche private quando entrerà in vigore il DPCM.  Sulla questione, Decreto scritto male o bene, potremmo parlarne per delle ore, anche su questo trovate un DiDomenica: ogni legge che deve definire delle regole, “tirare una linea”, per forza esclude qualcuno.

Se poi si vuole spostare la discussione dalle regole indicate dalla legge alle presunte colpe di chi è stato “sentito” dal Ministero per definirle, allora si deve ricordare che il DPCM, essendo una norma in tema di sanità, indica delle linee guida che le Regioni hanno il dovere di rispettare ma possono integrare e se possibile migliorare. E da qui che arrivano parte dei problemi legati alla figura dell’ASO: in alcune Regioni la norma è stata recepita con regole che hanno superato alcune delle criticità, mentre in altre sono rimaste. Per esempio, il decreto di attuazione del profilo ASO in Lombardia risulta molto più “restrittivo” in tema di riconoscimento dell’attività svolta ed anche dell’accesso ai corsi di qualifica, rispetto a quelli di altre Regioni. Allora sul banco degli imputati dovrebbero salire anche le sigle sindacali che sono state coinvolte a livello regionale.  

Poi, però, sappiamo che la Politica sente sindacati ed associazioni di riferimento, ma poi fa quello che crede più corretto fare dal suo punto di vista, non da quello di ASO o dentisti.  

La provocazione posta dal SIASO degli infermieri presunti abusivi se assistono gli odontoiatri negli ambulatori pubblici delle Asl, permette di fare alcune considerazioni -secondo me- utili a come si dovrebbe considerare il Decreto sul profilo dell’ASO, ma più in generale le norme.  

La prima è che quella del SIASO non è poi una provocazione, certo lo è come è stata presentata: “l’infermiere abusivo”. Anche qualche mese fa Odontoiatria33 ha posto la questione ad un esperto, Andrea Tuzio, consulente OMCeO Roma e direttore di un ente di formazione per le ASO accreditato dalla Regione Lazio.    

Sollecitato, il dott. Tuzio ricordava che “anche negli ambulatori odontoiatrici pubblici, dal 21 aprile 2020, potranno operare come ASO solo personale con attestato di qualifica, o che possono dimostrare una continuità di lavoro negli ultimi 5 anni come Assistente alla Poltrona (in quanto indicato nel proprio mansionario), oppure che gli o le infermiere siano iscritte ad un corso per diventare ASO. Ovviamente anche loro potranno ottenere uno “sconto” sulle ore da frequentare”.  

Quindi la questione infermieri, se nella sostanza quanto dice il SIASO non cambia, è ben diversa dall’immagine provocatoria data dal sindacato delle ASO potrebbe far passare che tutti gli infermieri che lavorano nelle ASL diventeranno “abusivi” dal 21 aprile 2020. Non ho verificato, ma quasi certamente nel mansionario di una infermiera dell’ASL che lavora in un ambulatorio odontoiatrico pubblico è indicato che il suo compito è anche quello di assistere l’odontoiatria, e non quello di fare la segretaria o l’impiegata.

Certamente, ed è questo che credo voglia dire SIASO, dal 2023 (semplifico più avanti spego meglio le scadenze) ad assistere l'odontoaitria negli ambulatori dell'ASL dovrà esserci un infermiere con i 36 mesi di attività come ASO (da verificare se basterà il mansionario) oppure un infermiere con l'attestato di qualifica ASO, oppure una ASO, che per l'ASL potrebbe essere pure una risorsa: costa meno di un infermiere e permetterebbe di destinare gli infermieri che ora lavorano negli abulatori odontoiatrici ad altri reparti. Senza quindi assumere nuovi infermieri.

Il problema principale posto dal DPCM, quello che potrebbe costringere molte Assistenti attualmente assunte a dover conseguire l’attestato di qualifica oppure ad essere licenziate, è però quello che le Assistenti alla poltrona che per anni hanno fatto quel lavoro non possono dimostrarlo perché assunte con mansioni diverse da quelle dell’Assistente alla Poltrona, unica mansione ammessa dal DPCM per ottenere l’esonero.  

E’ colpa del Decreto? Dei sindacati che nei tanti anni di gestazione del testo si sono rapportati con il Ministero? E’ colpa dello stesso Ministero che non ha ritenuto corretto specificare, magari come chiesto da chi era presente ai tavoli di preparazione del decreto (non so se è stato chiesto) che erano esentate dal conseguire l’attestato di qualifica, perché già qualificate dall’esperienza in studio, anche il personale assunto come segretaria, impiegata, donna delle pulizie?  

Sulla questione degli infermieri, ma non solo, il vero punto non chiaro lo pone sulla nostra pagina Facebook Maria Cristina Bellardinelli di Beta Eventi -organismo di formazione ASO accreditato dalla Regione Marche- ed è quello del riconoscimento dei titoli per vedersi ridotte le ore di formazione sottolineando per fare un esempio: una laurea in infermieristica, un diploma di odontotecnico come devono essere riconosciuti in tema di titoli pregressi per ridurre eventualmente le ore di formazione? Il primo è un diploma di laurea ma senza ore di formazione specifica dedicate al cavo orale, il secondo è un titolo professionale però con molte ore di studio dedicate al cavo orale.  

Torno alla provocazione degli infermieri abusivi riportando due dei commenti letti sulla pagina Facebook di Odontoiatria33 alla lettera del SIASO.
Uno è decisamente perentorio: “È una tale minchiata che prima che essere assurda è ridicola, anzi tragicomica”.
L’atro spavaldo: “io oggi mi sono tenuto l'aspiratore e sono abusivo”.  

Riporto questi due perché consentono di fare un’ultima considerazione sul tema ASO, ma più in genarle sulle norme che regolamentano le competenze.  

Il DPCM non norma secondo il concetto del saper fare, ma dell’essere legittimato a fare.  

Se per assurdo un odontoiatra, o un igienista dentale, dovesse essere assunto con un contratto da ASO, dovrà conseguire l’attestato di qualifica. Non è una “minchiata” o una cosa ridicola. Il DPCM applica lo stesso principio che vale per tutte le professioni regolamentate, come per il medico specialista in chirurgia maxillo facciale (che non rientra nella sanatoria prevista dalla legge) e che oggi non può aprire un suo studio odontoiatrico. E’ lo stesso principio per cui un laureato in odontoiatria (se non specificato nel bando) non può partecipare ad un concorso riservato ad un laureato in igiene dentale. Certo che il maxillo sa mettere gli impianti e ne capisce di odontoiatria, e l’odontoiatra sa e può fare le detartrasi, ma qui la questione non è il saper fare, è il poter essere.  

L’abilitazione che gli odontoiatri conseguono dopo la laurea non certifica che sanno, certifica che possono fare i dentisti.  

Sulla questione del profilo ASO sono convinto che ad oggi non serva il silenzio giustificato dal “stiamo lavorando nell’ombra per ottenere risultati”, e neppure provocazioni che possono creare ulteriori allarmismi, timori e confusione.  

Alle assistenti ed ai datori di lavoro serve chiarezza e serenità.  

Per esempio, serve ribadire che il 21 aprile 2020 non è la fine del mondo, è solo la prima scadenza che il DPCM impone e che prevede che da quella data lo studio odontoiatrico non potrà più assumere una ASO non qualificata (o con qualificazione riconosciuta dall’attività pregressa). Fino al giorno prima però si.  

Ma questo non vuole dire che quelle già assunte senza qualifica o che non possono vedersi riconosciuta l’attività svolta dovranno essere licenziate. Se già assunte alla data del 21 aprile 2018 (come ci ha ricordato più volte il dott. Tuzio) devono conseguire l’attestato entro il 20 aprile 2021. Quelle assunte dopo il 21 aprile 2018, avranno ugualmente 36 mesi di tempo dalla data di assunzione per acquisire l’attestato.   La vera data che imporrà allo studio di avere solo personale ASO qualificato è quindi il 21 aprile 2023.  

E proprio perché serve chiarezza il 5 febbraio, se realmente il Ministero incontrerà nuovamente sindacati ed associazioni, al termine dell’incontro mi aspetto che le sigle degli Odontoiatri e delle ASO presenti raccontino non certo ad Odontoiatria33 ma ai propri iscritti, ai loro colleghi, come sta la situazione, quale è la posizione del Ministero e quali sono le impressioni o le certezze sui possibili sviluppi e soprattutto consigliando cosa fare.   

      

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