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14 Marzo 2021

Dentisti vaccinatori, un primo passo verso l’odontoiatria nella medicina territoriale?

di Norberto Maccagno


Alla vigilia del ritorno dell’hashtag #iorestoacasa, dopo un anno diventa certamente difficile riuscire a commentare questo primo anniversario dell’inizio della pandemia senza tornare su considerazioni già fatte, o evitare il pessimismo e lo sconforto del momento.
Se un anno fa c’era la novità, pur drammatica, dell’emergenza con la quasi certezza che entro poche settimane tutto passase, oggi c’è la frustrazione per una situazione di cui non solo fatichiamo a vedere una fine ma cominciamo a dubitare che questa possa arrivare nei prossimi mesi.  

Dopo un anno di drammi, lutti, sacrifici, rinunce, di voglia di tornare ad una vita minimamente normale, vedendosi rinchiudere nuovamente in casa credo che sia legittimo pensare che alla fine la colpa non sia tanto del non “ho fatto abbastanza per evitare la diffusione del virus”, ma che questo virus si diffonda (certamente in modo più contenuto) anche se adotto le precauzioni necessarie.  

La cronaca fortunatamente mi aiuta a ricordare questo primo anno di pandemia, e di ritorno al rosso per molti di voi lettori (e di chi scrive), almeno con una nota positiva per la professione odontoiatrica, sperando di non essere troppo ottimista o ingenuo.  

Peraltro, se proprio vogliamo dirla tutta, il settore almeno dal punto di vista lavorativo e rispetto altri settori, in quest’anno se l’è cavata direi anche bene. Certo, ve la siete cavata da soli, vi siete procurati le protezioni, vi siete dati un protocollo di sicurezza che si è rivelato efficace ma soprattutto avete avuto la dimostrazione che i pazienti sono consapevoli che andare dal dentista non è come andare dall’estetista, come alcuni Prefetti all’inizio della pandemia avevano pensato. Certo, i pazienti, ne farebbero decisamente a meno ma sanno che non andarci è peggio, ne va della loro salute. E quindi ci sono venuti e continuano a venire nei vostri studi, magari facendo sacrifici a causa dei problemi economici che questa pandemia ha portato.  

Direte voi: ma la politica ci ha ignorato.  

Indubbiamente è vero, ma questo vuole essere un DiDomenica positivo e quindi ribalto l’affermazione con un: ci è voluto un anno e un continuo pressing istituzionale di Ordine e Sindacati, ma alla fine la politica si è resa conto che potete contribuire a raggiungere al più presto (se arriveranno i vaccini) quell’immunità di gregge che ci permetterà di ritornare alla normalità o quasi.  

Se a questo punto dite un “che me ne frega” o un “aggiustatevi” ricordando la vicenda delle priorità per i vaccini (ma alla fine siete quasi tutti vaccinati), quella della tassazione degli aiuti (partita anche questa risolta), del costo dei Dpi (comunque la tassazione è molto meno di prima), allora non avete capito.  

Però cari miei “borbottoni”, quando siete stati esclusi da coloro che potevano fare i tamponi o non siete stati inseriti da subito tra le categorie prioritarie per essere vaccinati, tutti a ricordarci la vostra professionalità.  

Ma il punto non è se l’odontoiatra ha la manualità per fare un punturina sul braccio, che potremmo -credo- farci da soli.
Certo che ce l’ha, certo che inserire un impianto nell’osso, fare un rialzo di seno mascellare, ma anche solo una tronculare o una semplice anestesia locale, è più difficile ed anche più pericoloso per il paziente che fare un vaccino.  

La questione però è la competenza data dalla legge, il saper gestire le eventuali conseguenze, non la capacità di iniettare.   Voi siete odontoiatri e così come un medico specialista in chirurgia maxillo facciale non iscritto all’Albo degli odontoiatri non può inserire un impianto se non in uno studio di un laureato in odontoiatria (ritorniamo al saperlo fare ma non essere legittimati a farlo), voi non potete fare un prelievo per effettuare un’analisi del sangue, ma potete usare gli emocomponenti per le attività cliniche di vostra competenza.  

Ricordo questo dopo aver letto i tanti commenti postati sui social alla notizia dell’accordo Ministero CAO Sindacati sulla possibilità di coinvolgere anche gli odontoiatri nella campagna di vaccinazione. Mi sembra che l’aspetto di aver dato ai 63mila iscritti all’Albo odontoiatri una competenza su di un atto medico, non sia stato colto a sufficienza da chi critica. Magari per dare numeri precisi si dovrebbe sottolineare che in realtà, la competenza viene data solo ai 37mila iscritti all’Albo degli odontoiatri perché gli altri 26mila sono già legittimati in quanto doppi iscritti e quindi iscritti anche all’Albo dei medici, ma sono sottigliezze.  

Ovviamente, per giudicare, si dovrà conoscere nel dettaglio tutti gli aspetti, il documento con l’accordo non è stato ancora reso pubblico, stiamo commentando solo un annuncio. Si dovrà capire come verranno coinvolti praticamente gli odontoiatri: credo sarà demandato a Regioni e singole Asl il compito di definire gli aspetti pratici con i singoli Ordini provinciali. Altro aspetto da verificare sarà quello economico: il bando del commissario Arcuri prevedeva 6mila euro lordi al mese ma è scaduto come il suo finanziamento. Agli specializzandi è stato previsto un compenso di 40 euro lordi all’ora, che comunque credo sia più redditizio di una seduta di igiene venduta alla stessa cifra in un centro low cost. Infine quello più importante: l’aspetto assicurativo e delle responsabilità. Anche nell’accordo con i medici specializzandi non viene citato e chiarito.   Ma l’importanza dell’accordo è l’essere stati coinvolti.  

Poi c’è l’aspetto più ovvio, ma che leggendo i vostri post su Facebook credo sia stato dimenticato da alcuni: non è obbligatorio per gli odontoiatri aderire come non sarà obbligatorio mettere a disposizione il proprio studio. Però poi se pochi aderiranno nascerà un problema “d’immagine”, sia per la categoria che per chi vi rappresenta. Perchè, come sottolineato dal presidente Iandolo e dal capo politico del M5S Vito Crimi, una scelta, quella degli odontoiatri di aderire, che “guarda al bene più prezioso, la salute pubblica”.  

E proprio su “quella salvaguardia del bene prezioso, la salute pubblica”, dopo questo primo anno di pandemia una cosa alla politica la si dovrebbe fare notare, come hanno fatto i presidenti CAO lombardi all’assessore Moratti. Con la nuova emergenza, le nuove chiusure in molte regioni, le Asl hanno nuovamente limitato i ricoveri e le visite ambulatoriali (comprese quelle odontoiatriche). Come era capitato nel lockdown di un anno fa, per noi pazienti che abbiamo mal di denti, l’unico aiuto lo troviamo dai dentisti privati.  

Ecco, se è assolutamente giusto essersi ricordati che anche gli odontoiatri sono medici e posso essere uno dei tasselli della medicina territoriale (e non solo per l’emergenza Covid), ci si dovrebbe ricordare che anche i problemi a denti e gengive sono patologie che vanno curate, ed incidono su altre patologie, lo dice anche il WHO e per questo devono essere inserite nei progetti di salute pubblica, anche se a curare sono i privati.    

 
 

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