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06 Giugno 2021

Obbligo vaccinale ed il rebus restrizioni: per i sanitari e per il mojito dei cittadini

di Norberto Maccagno


Come si dice, l’idea c’è ma è la sua applicazione pratica che fa acqua da tutte le parti.
All’indomani della pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del Decreto legge 44/2021 che contiene anche le sanzioni per gli operatori sanitari e quelli d’interesse sanitario che non si sottopongono a vaccinazione, torna d’attualità la reale possibilità di applicare quanto disposto.
In questo DiDomenica, già ipotizzavo le tante criticità che ora si stanno palesando reali. 

Ora, a quasi due mesi dall’approvazione del Decreto si comincia anche a quantificare il numero dei sanitari no-vax.  
Nei giorni scorsi i quotidiani La Repubblica e La Stampa, nelle pagine locali, hanno indicato in 20 mila i sanitari non vaccinati in Piemonte, più o meno altrettanti quelli in Toscana, sempre secondo la stampa locale; il Sole 24 Ore in un articolo datato 12 maggio indica in 85 mila i sanitari non vaccinati in tutta Italia. 

Sono tanti, sono pochi, creano realmente un pericolo per i pazienti? 

Non è però questa la questione, la questione è che l’obbligo vaccinale per questa categoria è una Legge e quini deve essere fatto rispettare. Almeno formalmente perché come avevo sottolineato nel precedente DiDomenica, sarà veramente difficile penalizzare chi non si è vaccinato: la stessa Legge consente scappatoie per i sanitari dipendenti ed i professionisti, oltre a penalizzare indirettamente (escludendo i sanitari dal lavoro) anche i cittadini che invece la legge vorrebbe proteggere. 

E poi ASL ed Ordini non vogliono certo “partire all’assalto di chi ha detto no al vaccino”, dice a La Stampa Antonio Rinaudo che all'Unità di Crisi della Regione Piemonte si occupa degli aspetti legali della macchina dell'emergenza. 
Rianudo, spiega che si dovrà capire le ragioni del perché non si sono sottoposti a vaccinazione, “Le ragioni – riporta il quotidiano le sue parole - possono essere mille: ci sono i convincimenti personali e le motivazioni di carattere sanitario”. “Il nocciolo della questione è proprio quello. In questa fase si cercherà di capire le ragioni del rifiuto. E se non ci sono elementi di carattere oggettivo si passerà attraverso un tentativo di moral suasion, di convincimento del personale”. 

Quindi, ora la Regione Piemonte manderà gli elenchi dei sanitari ed operatori di interesse sanitario non vaccinati ad ASL ed Ordini, questi li convocheranno, cercheranno di capire i motivi del gran rifiuto, cercheranno di convincerli.  

E non mi dilungo sui tempi. Se il sanitario no-vax dice “ok mi hai quasi convinto che il 5g non influisce e non divento una calamita ambulante, ci penso e ti faccio sapere”. Oppure accetta di vaccinarsi ma poi sposta l’appuntamento o non si presenta. C’è una scadenza temporale del tentativo di persuasione?
Alla fine basta tirarla per 6 mesi, il tempo necessario per raggiungere il 31 dicembre, quando decadrà l’obbligo e tutto si risolve, sia per Asl che per sanitario. 

Comunque, quando verrà deciso che “l’azione di convincimento” non ha funzionato, allora scatteranno le sanzioni previste. Ma anche qui la Legge non è che aiuta molto.  

Il sanitario dipendente che svolge “mansioni che implicano contatti interpersonali” con i pazienti deve essere assegnato a mansioni diverse, se questo non è possibile dovrà essere messo in aspettativa ma senza retribuzione. Lasciamo da parte, poi, che la norma parla di datore di lavoro e quindi in caso dei tanti lavoratori della Sanità che operano nelle ASL con contratti interinali o con partita iva non si capisce chi deve sospenderli. La stessa Legge, poi, consente escamotage prima di decurtare lo stipendio: la possibilità di “utilizzare congedi ordinari, permessi, e recuperi orari maturati nell’anno 2020”.  

Ancora: la Legge non prevede una sanzione per il datore di lavoro che non allontana il dipendente dai pazienti, anche se ci sono le responsabilità se il paziente viene contagiato, e riesce a provare di essere stato contagiato dal sanitario. Ammesso che si sospenda il sanitario dalle sue reali mansioni, destinandolo a spostare dei fogli in qualche ufficio, chi lo sostituirà in corsia? 
Ovviamente i suoi colleghi vaccinati che da un anno e mezzo già fanno turni massacranti e, quindi, non potranno neppure andare quest’anno in ferie, visto che soldi per assumente nuovi medici ed infermieri non ci sono. 

Quindi, come non dare ragione all’ipotesi che anche le ASL vogliano “tirarla alle lunghe” con i tentativi di persuasione, almeno fino a fine anno per evitare di sospenderli. 

Per i liberi professionisti potrebbe essere più semplice, ma per l’iscritto no-vax, non per chi vorrebbe sospenderli. Una volta che le Regioni hanno inviato gli elenchi all’Ordine provinciale a cui è iscritto, l’Ordine lo convoca, cerca di capire i motivi del rifiuto, prova a convincerlo (la possibilità di fare melina e tirarla per le lunghe vale anche per il professionista) e se continua il rifiuto lo sospende.
Qui per il no-vax libero professionista diventa ancora più semplice invalidare tutto: ricorre subito alla CCEPS che sicuramente non potrà confermare la sanzione entro fine anno (quando decade l’obbligo), visto che ad oggi non è neppure nominata. 

Come già sottolineavo la questione dell’obbligo vaccinale è ovviamente molto seria perché tocca due diritti fondamentali, quello di chi non vuole vaccinarsi ma anche quelli dei cittadini che il non vaccinato potrebbe privare, magari mandandolo in ospedale o anche solo costringendolo in qurantena. 

Sull’aspetto etico della questione mi sembra interessante l’articolo pubblicato sul Journal of Medical Ethics che, cercando di indicare delle possibili soluzioni, evidenza quanto ogni soluzione possibile sia opinabile. 

L’obbligo vaccinale è un tema troppo serio per cercare di risolverlo con una norma che sembra più scritta per far finta di fare, che voler veramente fare. 

Se si ritiene indispensabile che tutti si vaccinino (ma credo questo lo capiremo solo a settembre o ottobre quando terminata la campagna vaccinale sapremo il numero di cittadini non vaccinati) bastava obbligare tutti a farlo, come ha fatto la legge Lorenzin per i vaccini obbligatori per i bambini. 
Altrimenti questo inapplicabile obbligo vaccinale per i sanitari rischia di essere meno efficace dell’obbligo camuffato da opportunità che deriva dal Pass vaccinale: non ti vaccini allora non puoi viaggiare, fare attività, andare a vedere partite e concerti salvo non spendere, tutte le volte, 25-30 euro per fare il tampone.

E vedendo i tutto esaurito alle “notti vaccinali”, sembra che il “dovere” di aperitivo batta alla grande il dovere etico.  


 
 

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