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16 Gennaio 2022

Il Governo pensa di limitare le cure odontoiatriche non urgenti a chi non è vaccinato. Ma siamo ancora li?

di Norberto Maccagno


La nuova stretta del Governo verso i no-vax che dal 10 gennaio ha portato restrizioni a chi non ha il Green pass rafforzato per accedere ai mezzi di trasporto, bar, ristoranti, palestre, piscine etc, continuerà dal 20 gennaio quando per accedere a barbieri, parrucchieri ed estetisti servirà il Green pass base. Certificato che servirà, anche, dal primo febbraio per entrare in altre attività ed uffici. Un Decreto che dovrebbe essere approvato nei prossimi giorni, elencherà le attività “essenziali” escluse da questo nuovo obbligo. 

Come ai “bei tempi” dei DPCM di Conte le cui bozze trapelavano giorni prima in modo che la stampa anticipasse le misure per capire le reazioni, anche in questo caso gli organi d’informazione hanno cominciato ad anticipare le possibili misure che il Decreto dovrebbe contenere. 

Un Decreto che, viene spiegato, sarà interministeriale proposto dal Ministero della Salute e dovrebbe contenere l’elenco della attività per cui servirà vaccino o il tampone negativo effettuato almeno 48 ore prima e seguirà la filosofia adottata fino ad oggi da Palazzo Chigi: cercare di “convincere” il numero più alto di persone possibili a vaccinarsi. 

L’elenco della attività a cui si potrà accedere almeno con il Green pass base, anticipa il Corriere della Sera, non “ruoterà attorno ai codici Ateco, che furono alla base del sistema di chiusure e aperture durante la prima ondata di Covid”, inoltre saranno indicate anche le attività in deroga che dovrebbero essere classificate in tre aree: esigenze alimentari, esigenze sanitarie ed esigenze di sicurezza e giustizia. Il criterio, precisa sempre il Corriere, sarà quello dell’urgenza e della indifferibilità. 

Criterio che dovrebbe permettere ai no-vax di non effettuare il tampone per “esigenze sanitarie urgenti e indifferibili di prevenzione e cura”, continua sempre il Corriere ma le stesse anticipazioni sono state date anche dagli altri principali quotidiani e da tutti gli altri siti che copiano le loro notizie. 

Le anticipazioni indicano tra le attività sanitarie che rientrano nella deroga, ovvero accesso senza limitazioni: le farmacie, le cliniche, gli ospedali, gli ambulatori, i veterinari. 

Ma negli studi dentistici ci si potrà fare curare senza Green pass? 

Per il Corriere, se il criterio è l’urgenza sembrerebbe “improbabile che si possa rientrare nella deroga, ad esempio, per questioni estetiche come lo sbiancamento dei denti”.Stessa considerazione la fa La Nazione mentre Il Giorno ricorda che il dentista ha il dovere di prestare le cure, soprattutto in caso di urgenze, ma “non per una semplice pulizia dei denti”. 

Nei giorni scorsi il presidente CAO Raffaele Iandolo ha ribadito alla stampa generalista il suo pensiero sul tema di accesso in studio senza Green pass, pensiero anticipato ad Odontoiatria33. Il presidente Iandolo ha ricordato che nessuna norma prevede che per essere curati bisogna essere vaccinati perchè chiunque ha diritto a tutelare la propria salute ed il dentista ha il dovere di curarlo a prescindere dalla sua vaccinazione. Ovviamente rispettando i protocolli di sicurezza. 

Oggettivamente, anche se il Governo decidesse di inserire le cure odontoiatriche tra le prestazioni che non rientrano tra le “esigenze sanitarie urgenti e indifferibili di prevenzione e cura” impedendole a chi non è provvisto di tampone, non cambierebbe di fatto il flusso di pazienti che afferisce agli studi. Decisamente più penalizzato, in questa fase di forte contagio, dalle regole sulla quarantena anche per gli asintomatici a contatto con un positivo. Peraltro il 90% dei cittadini è vaccinato e visto che dal dentista afferiscono in media solo il 34% degli italiani, il rischio che un paziente no-vax rinunci al dentista perché non vuole fare il tampone è decisamente remoto. 

La questione grave è invece leggere che il Governo, o chi ha interpretato le bozze governative, stia pensando di considerare che una parte delle cure odontoiatriche possano non essere esigenze sanitarie urgenti e indifferibili. E’ come tornare indietro di due anni quando nel caos dei primi giorni di pandemia alcuni Prefetti avevano considerato i dentisti al pari di estetisti e parrucchieri. 

Certo poi la professione, non il Governo, aveva deciso di garantire l’attività solo alle urgenze, ma lo fece innanzitutto lasciando alla discrezione del medico decidere se vedere o meno il paziente. Ma al tempo non erano disponibili sistemi di protezione e non erano stati stilati protocolli operativi per la sicurezza di pazienti ed operatori. Protocolli che i dentisti hanno poi scritto, suggerito al Ministero che li ha approvati. Protocolli che da due anni, come dimostrano decine di ricerche scientifiche, hanno impedito al virus di entrare nello studio odontoiatrico

Tra pochi giorni leggeremo il testo del Decreto e sono sicuro che il settore non dovrà porsi nuovamente il dubbio se la detartrasi è una prestazione indifferibile o no, ma gli articoli pubblicati dimostrano a Sindacati ed Ordine quanto purtroppo si deve ancora lavorare per ribadire l’essenza medica della prestazione odontoiatrica, soprattutto all’opinione pubblica

Cambio argomento. 

Nella settimana in cui abbiamo dato la notizia del ritorno all’attività, perché si è vaccinato, del dentista biellese diventato famoso per il “braccio di silicone”, voglio citare il dott. Carlo Miglietta, odontoiatra di 32 anni di Ancona, per il suo essere medico… sempre.

 Il dott. Miglietta, impegnato come volontario in un hub vaccinale di Ancona, ha scoperto e raccolto prove che hanno permesso agli inquirenti di interrompere un sistema corruttivo di false vaccinazioni che hanno portato l’arresto di un infermiere e la denuncia di 50 persone.  
"Penso di aver fatto solo il mio dovere, avevo l’obbligo di farlo, bisogna intervenire quando si vestono i panni di un pubblico ufficiale", ha detto il dott. Miglietta al quotidiano Il Resto del Carlino aggiungendo: “non mi sento un eroe, ripeto ho fatto il mio dovere”, e poi ancora sul compito “di tutti i medici e del personale sanitario”, ricorda che “è quello di assistere i più deboli e tutelarli, sempre. Noi facciamo un giuramento, quello di Ippocrate, io penso di averlo osservato". 

Chissà se Giletti lo inviterà in trasmissione.  

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