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09 Ottobre 2022

ECM, dopo 20 anni ma veramente siamo ancora a discutere di regime premiante o sanzionatorio?

di Norberto Maccagno


Le tempistiche non sono mai state il punto forte del programma ECM. Obbligo formativo previsto nel 1992 attraverso la Legge 502, attivato in via sperimentale 10 anni dopo, nel 2002, e poi negli anni seguenti diventato obbligo dichiarato ma di fatto mai attuato in quanto di sanzionati non ne abbiamo quasi mai avuto notizia. Spetta agli Ordini provinciali certificare l’avvenuta formazione dell’iscritto e di conseguenza richiamare prima, e poi eventualmente sanzionare quanti non hanno rispettato le regole. Perché il compito istitutivo degli Ordini è proprio quello: garantire che gli iscritti rispettino Etica, Deontologia e Leggi, come quella dell’obbligo vaccinale, dell’obbligo formativo e ci mettiamo anche l’obbligo di comunicare il proprio indirizzo di posta elettronica, che può fare sorridere me se si pensa ai tanti progetti digitali legati alla sanità elettronica ti sale lo sconforto pensando che ci sono medici che possano rifiutarsi di averla.Non è uno scandalo che lo Stato chieda agli Ordini di essere i “censori” nei confronti dei propri iscritti, perché anche per fare quello sono stati istituiti

Il 31 dicembre 2022 scade il triennio formativo e anche gli iscritti all’Albo degli odontoiatri dovranno aver raccolto almeno 150 crediti, salvo esenzioni. Ma è probabile che arriveranno delle ulteriori proroghe, come capitato per i trienni precedenti per mettersi in pari.  

Intanto il 30 giugno scorso è scaduto il termine per regolarizzare i trienni 2014-2016 e 2017-2019. La novità è che il CO.Ge.APS. , il Consorzio attivato dalle Federazioni degli Ordini delle professioni sanitarie coinvolte dall’Obbligo ECM proprio per registrare e gestire i crediti, ha inviato alle Federazioni nazionali la situazione crediti degli iscritti, sia per quanto riguarda i trienni precedenti che per quello in corso, FNOMCeO che ha girato gli elenchi agli OMCeO. Peraltro ogni Ordine provinciale poteva già entrare nella banca dati Co.Ge.APS. e verificare la situazione del singolo iscritto. 

Quindi, gli Ordini provinciali ricevuta la comunicazione ufficiale della FNOMCeO con l’elenco degli iscritti che hannorispettato, o non rispettato l’obbligo formativo nei trienni 2014-2016 e 2017-2019, dovranno: individuare gli inadempienti, convocarli per valutare le motivazioni e poi decidere il provvedimento da prendere. Le sanzioni possibili sono le solite: avvertimento, censura, sospensione, radiazione.Essendo l’invio degli elenchi una comunicazione ufficiale, credo che se l’Ordine non adottasse provvedimenti, il presidente di Ordine potrebbe essere tacciato di inadempienza. 

Nonostante gli elenchi siano stati inviati, non è dato a sapere non tanto chi sono gli iscritti  con pochi crediti (poco interessa) ma neppure quale sia la situazione genarle

Nei primi anni di attivazione della Formazione continua in medicina, sull’onda dell’entusiasmo, la Commissione ECM pubblicava i dati della situazione crediti delle varie professioni coinvolte, enfatizzando la continua crescita del numero di crediti raccolti dai professionisti. Poi, con il passare del tempo quei dati non sono stati più diffusi. Forse perché non erano più così lusinghieri per il sistema ma neppure per quei professionisti che tra i punti fondamentali del proprio Codice deontologico, hanno proprio il dovere di aggiornamento professionale? 

Attraverso una mail inviata al Co.Ge.APS. ed al suo presidente Roberto Monaco, io e gli altri direttori dei quotidiani del Gruppo EDRA -Doctor33, Farmacista33 ed Odontoiatria33- abbiamo chiesto quale sia la situazione di medici, farmacisti e dentisti, visto che ora sono evidentemente disponibili, ma nessuno ci ha risposto ufficialmente.
Il presidente del Consorzio, Roberto Monaco, in una intervista pubblicata su Doctor33, ha detto che “i dati appartengono alle Federazioni, e loro, una volta che li avranno valutati, li potranno commentare; io ne sono solo il custode”. 

Alcuni presidenti OMCeO hanno fatto notare alla stampa di settore che le percentuali di medici inadempienti e senza neppure un credito si sono ridotte in maniera importante però purtroppo ci sono ancora molti colleghi che non sono certificabili. 

E ci mancherebbe che non si fosse ridotto il numero di iscritti che non ha conseguito neppure un credito. In questo triennio, per via dell’impegno svolto durante la pandemia, sono stati erogati d’ufficio 50 crediti ECM a tutti i sanitari e la FNOMCeO, ha iscritto d’ufficio tutti i medici e gli odontoiatri al dossier di gruppo realizzato dalla Federazione, dando di fatto 30 crediti ECM a tutti. Quindi ci saranno dei medici e degli odontoiatri con 80 crediti, ovvero poco più del 50% dell’obbligo formativo e senza aver partecipato ad un solo evento e, forse, senza neppure sapere di averli. 

E’ fondamentale conoscere la percentuale dei medici o dei dentisti che rispetta l’obbligo formativo o non lo rispetta? Certamente no, anche se sarebbe doveroso divulgarli per trasparenza istituzionale

Certo, scoprire dopo 20 anni che il sistema ECM non solo è ampiamente criticato ma anche disatteso lascerebbe perplessi, ma conoscere le reali percentuali dei crediti raccolti permetterebbe di dimostrare, e ne sono convinto, che c’è un alto numero di medici e più ancora di dentisti che lo rispetta e si aggiorna. 

Uno dei pochi dati a disposizione sulla attività ECM è quello del contributo che i Provider ECM versano allo Stato per i corsi organizzati. 16.173.075,75 euro, stando al conto consultivo AGENAS 2019. Dato che dimostra la buona quantità di eventi formativi organizzati ed anche che il sistema ECM permette di finanziare per il 65% l’Agenzia Nazionale per i Servizi Sanitari Regionali.   

L’aggiornamento professionale è un aspetto fondamentale, soprattutto oggi dove l’evoluzione delle professioni è frenetica. Ancora di più per voi professionisti della salute, e forse per questo siente stati i primi a doverlo rispettare per un obbligo di legge. Obbligo poi declinato anche a quasi tutti gli altri professionisti regolamentati da un Ordine professionale che come voi devono raccogliere un certo numero di crediti formativi per mantenere l’iscrizione. 

Io, come i miei colleghi giornalisti, ne devo raccogliere 60. Posso contare su di una buona offerta formativa gratuita da parte dei nostri Ordini territoriali, sia in presenza che online e on-demand, poi ci sono corsi specifici a pagamento organizzati da provider privati.Quei 60 crediti li ho sempre raccolti. Se mi chiedete se lo avessi fatto anche se non fosse stato obbligatorio, vi rispondo di no, o almeno avrei seguito corsi su temi che mi aiutavano a migliorare aspetti specifici del mio lavoro e quando lo ritenevo necessario.Se poi mi chiedete se tutti i corsi a cui ho partecipato per raccogliere i 60 crediti sono stati utili, ovviamente vi dico non tutti, ma molti mi hanno arricchito culturalmente ed altri che pensavo una perdita di tempo si sono rilevati interessanti ed anche molto utili. 

Per evitare “cincischi”, già alla fine del primo triennio formativo, gli Ordini hanno mandato ai giornalisti che non avevano ottenuto il numero discrediti previsto una lettera dicendo che avevano 6 mesi di tempo per mettersi in pari altrimenti li avrebbero convocati per definire la sanzione. Perché, alla fine per noi italiani sono le sanzioni più che la deontologia a convincere di rispettare le norme. 

Per voi, invece, alle fine di ogni triennio al posto della lettera di richiamo parte il dibattito se sia meglio incentivare o sanzionare, ovvero premiare medici e dentisti che si aggiornano oppure penalizzarli. E così si prende tempo. 

L’invocare sanzioni non è per soddisfare un piacere sadico verso la punizione, ma credo sia un atto dovuto per rispetto verso i tanti che si aggiornano, rispettano l’obbligo legislativo, spendendo soldi, sottraggono tempo alla propria vita ed al proprio lavoro. 

Continuare ad indicare l’imperfezione, perfino l’inutilità del sistema ECM come giustificazione per non sanzionare chi non lo rispetta la trovo solo una scusa. Il sistema ECM si è certamente rivelato imperfetto, anche non adatto a soddisfare l’aggiornamento delle tante professioni coinvolte, ma allora lo si cambi.  

Non farlo rispettare non credo sia la strada corretta per incentivare l’aggiornamento. Da 20 anni viene evidenziato, come ricordava anche il prof. Massimo Gagliani nel suo Agorà del Lunedì: le sale dei congressi sono sempre semi vuote, e non credo perché c’è una eccessiva offerta formativa, magari non tutta è di qualità. Ma questo potrebbe essere il tema di un altro DiDomenica.   


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