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14 Aprile 2024

Sanzioni per errato o omesso invio dei dati al StS: ma vi siete mai fatti due conti su quanto rischiate di pagare?

di Norberto Maccagno


Sovente, direi sempre, le lotte sindacali contro le norme che impongono nuovi adempimenti si concentrano sulla burocrazia, sulle responsabilità, sull’opportunità, quasi mai sulle sanzioni. Forse per una forma di pudore, per non voler dare per scontato che qualcuno non rispetterà le regole. Sappiamo bene che introdurre una norma senza una sanzione è come dire: va be, fate voi. E quel fate voi, per alcuni, vuole dire: lasciate pure stare.  

Una sanzione è, certamente, un deterrente e quindi deve essere importante, ma deve anche avere un peso differente per chi cerca di rispettare ma non lo fa nel modo corretto e chi, invece, non segue proprio quanto previsto. Un esempio di questa stortura sono le sanzioni riferite all’obbligo di invio dei dati al Sistema Tessera Sanitaria, invio ora diventato “stabilmente” semestrale.

Contro quell’obbligo vi erano state molte critiche e richieste di modifiche anche di cancellazione della norma, ma non mi risulta che le sanzioni fossero tra i punti criticati. 

Eppure non solo sono molto elevate, ma credo anche poco eque. 

A darmi la scusa di parlarne è stato il sito Euroconference NEWS che nei giorni scorsi ha risposto ad un quesito di un lettore, un dentista, che dopo aver inviato i dati di 300 fatture del secondo semestre 2023 entro i termini previsti (31 gennaio 2024), si era accorto che l’invio non era andato a buon fine per un problema informatico e quindi ha inviato nuovamente i dati ma dopo la scadenza, il 13 febbraio 2024. Dentista che chiedeva quali potevano essere le sanzioni

In caso di omessa, tardiva o errata trasmissione dei dati di cui ai commi 3 e 4 si applica la sanzione di euro 100 per ogni comunicazione, in deroga a quanto previsto dall'articolo 12 del decreto legislativo 18 dicembre 1997, n. 472, con un massimo di euro 50.000”.
Questa è la risposta dell’esperto che collabora con il sito, risposta che poi viene articolata con fonti normative, ed anche un esempio pratico di quanto il dentista potrebbe dover pagare. 

Una sanzione “decisamente gravosa”, commenta l’esperto, “anche alla luce del fatto che in caso di verifica non risulta applicabile il cumulo giuridico (previsto dall’articolo 12, D.Lgs. 472/1997), con la conseguenza che le sanzioni vengono applicate in relazione a ciascuna singola irregolarità commessa dal contribuente”. 

Esperto che dà al dentista due soluzioni per “risparmiare”. 

La prima è prevista della stessa norma sull’obbligo di invio dei dati al StS. Essendosi accorto che l’invio non era andato a buon fine ed averlo fatto correttamente entro 60 giorni dalla scadenza, la sanzione applicata viene ridotta di un terzo, ovvero 33,33 euro a fattura non inviata invece di 100 euro. Che comunque, nel caso posto dal dentista, fa 9.999 euro.
Ma il dentista ha un’altra possibilità per avere un ulteriore sconto: il ravvedimento operoso. Soluzione consigliata dall’esperto. Questo istituto, viene spiegato, prevede la riduzione a 1/9 della sanzione se questa verrà versata entro 90 giorni dalla scadenza per la trasmissione dei dati (31 gennaio 2024). Quindi se il dentista paga entro fine aprile, per sanare la sua posizione dovrà versare “solamente” 1.111 euro

Considerando che, come evidenziato in un mio recente DiDomenica, nel 2022 la spesa odontoiatrica degli italiani analizzando i dati inviati dagli odontoiatri al StS è stata di 5,65 miliardi di euro, mentre quella rilevata attraverso i dati dell’Agenzia delle Entrate del fatturato dichiarato dai soggetti obbligati alla dichiarazione ISA è stata di 7miliardi e 432milioni, e da questi manca il fatturato dei forfettari, una verifica sui dati delle fatture inviate entro il 31 gennaio 2024 al StS la andrei a fare, prima che la faccia le Entrate. Così se vi accorgete di qualche “mancanza” avrete tempo fino a fine aprile per mettervi in pari con una spesa minima rispetto alla potenziale sanzione “naturale”.  

Prima di ravvedervi dovete però prendere una decisione: pago così mi metto in regola, o non pago ed aspetto un eventuale controllo, che ad oggi non sembra mai aver interessato nessuno. 

Chiarito come mettersi in regola, il se farlo è una vostra decisione, rimane la questione che ponevo all’inizio dell’equità delle sanzioni previste. 33,33 euro per ogni fattura inviata in ritardo non sembra poco soprattutto se non è previsto il cumolo di giudizio, persino il nuovo codice della strada mi permetterà di passare in ZTL più volte in un’ora pagando solo una multa.
Ma soprattutto è equo che chi non invia i dati e chi li invia magari dimenticandosi di indicare se il pagamento è tracciato o meno, paghi sempre 100 euro a fattura

Poi c’è una ulteriore riflessione. Perché devo rischiare di pagare una sanzione per rispettare una norma che non fa altro che obbligare un altro, voi dentisti, a fare il lavoro che dovrebbe fare la Pubblica Amministrazione, ovvero caricare sul computer delle Entrate le fatture emesse? Lavoro che potrebbe essere facilmente evitato con la fatturazione elettronica, e senza rischiare di pagare 100 euro a fattura non inviata o con errori.  


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