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23 Maggio 2025

Il fumo e la gestione della salute orale della persona assistita

Come aiutare il paziente a smettere di fumare e come gestire il paziente fumatore prevenendo le malattie odontoiatriche correlate

di Prof.ssa Gianna Maria Nardi


fumo 02

Le professioni sanitarie devono supportare le persone assistite nella battaglia contro il fumo per contribuire a migliorare la loro salute. L’opportunità di un approccio motivazionale a corretti stili di vita porta a svolgere un importante ruolo di prevenzione: identificare i fumatori, offrire un minimo supporto di consulenza, documentare la loro storia clinica e fornire materiale informativo di supporto, come parte integrante della pratica clinica. 

Il fumo di tabacco è la più grande minaccia per la salute. In Italia si stima una prevalenza di fumatori del 24% (circa 14 milioni di fumatori nel 2023) con circa 96.000 decessi attribuibili al tabacco all'anno. 

Il fumo di sigaretta rappresenta la singola causa più prevenibile di malattie cardiovascolari e tumori, ed è un fattore di rischio per lo sviluppo della malattia parodontale e per la sua remissione. Il rischio è alto per lo sviluppo di patologie della mucosa orale quali il carcinoma a cellule squamose, leucoplachia, candidosi cronica iperplastica, stomatite nicotinica e melanosi.  

La cessazione è l'intervento più efficace per ridurre il rischio

Le linee guida specifiche per aiutare il paziente a smettere di fumare suggeriscono aspetti educativi, interventi informativi, apprendimento, supporto comportamentale, terapia sostitutiva della nicotina-NRT-e terapia farmacologica.  

Per le persone assistite che decidono di continuare a fumare è opportuno prendere in considerazione il principio della riduzione del danno da tabacco (THR), concetto riferito agli interventi volti a ridurre gli effetti negativi dei comportamenti per la salute

Gli  effetti nocivi del fumo di sigaretta sulla salute non sono indotti principalmente dalla nicotina, ma dalle sostanze tossiche prodotte durante la combustione del tabacco, definite dalla Food and Drug Administration (FDA) statunitense come “costituenti nocivi o potenzialmente nocivi” (HPHCs) L'obiettivo della THR è quello di far passare completamente i fumatori adulti di sigarette che decidono di continuare a fumare, al consumo di nicotina in modi diversi dalla combustione del tabacco, per ridurre significativamente la loro esposizione ai prodotti della combustione e quindi, potenzialmente, i danni che ne derivano.  

Spesso viene fornita alla persona assistita una generica raccomandazione di smettere di fumare senza che venga adottata una presa in carico dei pazienti con un counseling appropriato o un intervento più strutturato incentrato sulla cessazione, possibile solo nei centri antifumo.

La maggior parte dei medici raccoglie l'anamnesi del fumo e fornisce consigli per smettere di fumare, ma l’aderenza alle linee guida sulla dipendenza dal fumo è ancora insoddisfacente.

Un'altra indagine condotta dal Censis nel 2022, su un campione di fumatori e medici italiani, ha evidenziato che il ruolo del medico nell'affrontare i comportamenti dei pazienti nei confronti del fumo è estremamente limitato: il proprio medico di medicina generale non è considerato un vero e proprio punto di riferimento dalla maggior parte dei fumatori intervistati e questi ultimi ricevono informazioni sul fumo e sui prodotti alternativi alle sigarette principalmente attraverso il web, il passaparola e i canali commerciali. Gli stessi medici hanno ammesso di ottenere informazioni autogestite sul fumo, sulla cessazione e sui prodotti alternativi e di parlare raramente con i loro pazienti di questioni relative al fumo nella loro pratica clinica quotidiana.

Una ricerca italiana condivisa con alcuni colleghi e pubblicata sulla rivista Healthcare, ha indagato i comportamenti dei fumatori e il livello di consapevolezza/conoscenza delle problematiche legate al fumo negli operatori sanitari italiani, con l'obiettivo principale di individuare i potenziali margini di miglioramento nell'approccio e nella gestione delle problematiche legate al fumo nei giovani operatori sanitari. Attraverso la ricerca abbiamo riscontrato una notevole mancanza di riconoscimento delle evidenze, soprattutto di natura tossicologica, e un'informazione solo minimale sulle alternative al fumo combusto.  

E’ auspicabile il miglioramento della formazione degli operatori sanitari riguardo ai cambiamenti dello stile di vita incentrati sui problemi del fumo, sulla cessazione e sulla riduzione/minimizzazione del rischio, in modo da svolgere un ruolo chiave nella lotta al fumo aiutando i fumatori ad ottimizzare i loro sforzi per smettere di fumare o a ridurre il più possibile il rischio di danni indotti dal tabacco, se decidono di non smettere.  

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Nota: immagine geenrata con IA       

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